La donna dai tre volti

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La donna dai tre volti
La donna dai tre volti (film 1957).JPG
Joanne Woodward
Titolo originale The Three Faces of Eve
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1957
Durata 91 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Nunnally Johnson
Soggetto Corbett Thigpen e Hervey M. Cleckley
Sceneggiatura Nunnally Johnson
Produttore 20th Century Fox
Fotografia Stanley Cortez
Montaggio Marjorie Fowler
Musiche Robert Emmett Dolan
Scenografia Herman A. Blumenthal, Lyle R. Wheeler, Eli Benneche e Walter M. Scott
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La donna dai tre volti è un film del 1957, diretto dal regista Nunnally Johnson.

Il ruolo delle tre protagoniste fece guadagnare a Joanne Woodward un premio Oscar, un premio Golden Globe, un premio BAFTA e un National Board of Review per la miglior attrice protagonista.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sposata e con una figlia, Eva White è una donna semplice e inibita, che soffre di vuoti di memoria. Uno di questi è legato al tentativo, sventato dal marito, di uccidere la figlia Bonnie. Consultato lo psichiatra Curtis Luther, questi scopre che la signora White è affetta da un disturbo di personalità multipla. Ella infatti ospita, dentro di sé, un'altra personalità: la « signorina Eva », una donna estrosa e disinibita che detesta il marito e la figlia "di quell'altra". Costei sa tutto della signora White, mentre quest'ultima non sa nulla della sua controparte nubile.

Col tempo la signorina Eva prende il sopravvento sulla signora White; ella trascorre intere notti a ballare e ubriacarsi nei cabaret in compagnia di diversi uomini. Esasperato da tutto ciò, pensando di esser preso in giro e temendo uno scandalo pubblico, il marito la lascia, negando così anche alla moglie l'affido della bambina.

Il dottor Luther cerca di scavare nei ricordi d'infanzia delle due Eva, ma entrambe non ricordano assolutamente nulla. Il dottore ricorre così all'utilizzo dell'ipnosi; durante lo stato ipnotico si scopre la presenza di una terza donna. Costei, come le altre, non ricorda il proprio passato e non conosce il proprio nome, ma decide di farsi chiamare « Jane ». È una donna con personalità stabile, giudiziosa, la più equilibrata delle tre; ella è a conoscenza delle altre due, ma esse fino a questa manifestazione non sapevano di lei. Il dottore chiede dei ricordi d'infanzia anche a Jane; ella inizia a ricordare un episodio: da bambina venne obbligata dai genitori a baciare la salma della defunta nonna; essi pensavano che quel gesto avesse potuto allietare l'anima del defunto e il ricordo della bimba. Fu, invece, proprio quel gesto a provocare un profondo trauma psichico da cui scaturirono le personalità multiple.

Jane inizia gradualmente a ricordare il passato, e d'un tratto si accorge di essere da sola; le altre due personalità scompaiono per lasciare il posto alla sola Jane, che ne rappresenta il punto d'equilibrio. Così guarita, Eva-Jane si risposa con un altro uomo, Ed, con il quale e con la figlia Bonnie vivrà serenamente.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fa riferimento, non fedelmente, al vero caso di una donna sofferente di dissociazione mentale, Chris Costner-Sizemore, descritto nel libro di Corbett Thigpen e Hervey Cleckley The Three Faces of Eve, i cui diritti cinematografici furono acquistati dal regista Nunnally Johnson. Un caso analogo, rappresentato dal romanzo del 1954 di Shirley Jackson, The Birds' Nest, è stato descritto nel film La donna delle tenebre.

Per il ruolo dello psichiatra Curtis Luther venne inizialmente scelto Orson Welles, ma egli declinò per poter girare L'infernale Quinlan.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Incredibile è il caso narratoci da questo cineromanzo in bianco e nero; e non importa sia realmente accaduto: nel '951, pare, negli Stati Uniti. Di più assurdi ne inventava Pirandello; ma li riempiva della sua dialettica fino a renderli verosimili. Qui invece l'estroso Nunnally Johnson, produttore, regista e sceneggiatore, « gira » le spiegazioni al solito banco di Freud. [...] Raramente la psicanalisi si è inserita più massiccia in un film, sino a torcerlo in ridicolo. Ma detto questo, il film è fatto bene, ha soprattutto una interprete-acrobata dì prim'ordine. Joanne Woodward lega le tre Eve senza chiassosi accorgimenti, con trapassi sottili quanto efficaci. E si ha davvero l'impressione di tre donne in una (il minimo per una «personalità multipla» che si rispetti). »
(Leo Pestelli su La Stampa del 15 settembre 1957[1])

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Seguito[modifica | modifica wikitesto]

Del film venne girato un seguito nel 1976 dal titolo Sybil in cui Joanne Woodward interpreta stavolta la parte della psichiatra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ All'Ambrosio: La donna dai tre volti, di Johnson

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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