Jurij Nikolaevič Tynjanov

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Jurij Nikolaevič Tynjanov

Jurij Nikolaevič Tynjanov (in russo: Ю́рий Никола́евич Тыня́нов?; Rēzekne, 18 ottobre 1894Mosca, 20 dicembre 1943) è stato uno scrittore, filologo, critico letterario, traduttore e sceneggiatore sovietico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Targa commemorativa sulla facciata del Ginnasio maschile di Pskov
Francobollo commemorativo emesso nel 1994 per il centenario della nascita di Tynjanov
I edizione di Архаисты и Новаторы (Avanguardia e Tradizione), pdf
Locandina del film Il tenente Kiže

Jurij Tynjanov nacque a Režic, nel governatorato di Vitebsk, in una famiglia della borghesia israelita (suo padre era un medico)[1]. All'epoca della nascita la regione natale era parte dell'impero russo, mentre attualmente la città di Režic appartiene alla Lettonia orientale col nome di Rēzekne, e Vitebsk, col nome di Viciebsk, è in Bielorussia. Frequentò con profitto le scuole medie superiori a Pskov, dove ebbe fra i compagni di classe Lev Aleksandrovič Zil’ber, che diventerà un importante microbiologo, fratello a sua volta del letterato Veniamin Kaverin e di Elena Aleksandrovna Zil’bera, che diventerà moglie di Jurij Tynjanov[2]. Nel 1912 si iscrisse alla facoltà di filologia classica dell'Università statale di San Pietroburgo dove fu allievo del linguista Baudouin de Courtenay, frequentò i seminari su Puškin tenuti da Vengerov dove apprese in particolare lo studio dei documenti e l'analisi dei testi e approfondì quindi i suoi interessi storico-letterari[3]. Durante il periodo universitario frequentò circoli culturali letterari dove ebbe modi di conoscere, fra gli altri, Šklovskij ed Ėjchenbaum[4]. Racconterà Šklovskij a Serena Vitale a proposito del giovane Tynjanov:

«C'era, con noi, Jurij Tynjanov. Era un po' più giovane di me. E di me studiava meglio, dava tutti gli esami... Conservo con amore i suoi libri. Su uno c'è questa sua dedica: «Se non avessi incontrato te, la mia vita sarebbe trascorsa invano». E invece la sua è stata una grande vita. Non siamo noi che ci inventiamo, è il tempo che ci inventa, ci inventa e poi ci tratta male. Jurij scriveva versi, bei versi nello stile di Deržavin, amava Kjuchel'beker, la poesia dell'epoca puškiniana. Lui capiva profondamente la poesia, parlava della «densità» del verso. Diceva che la parola poetica, in virtù della forza di concentrazione del verso, diventa più «capace» della parola prosaica.»

(Viktor Šklovskij Testimone di un'epoca: conversazioni con Serena Vitale, Roma, Editori riuniti, 1979, pp. 43-44)

Assieme a Šklovskij e ad Ėjchenbaum, Jurij Tynjanov verso il 1916 fu tra i fondatori e i principali animatori dell'OPOÂZ (Società per lo studio del linguaggio poetico) il circolo che, assieme al Circolo linguistico di Mosca di Roman Jakobson, diede origine in seguito alla scuola nota come «Formalismo russo» attiva fra il 1916 e il 1925[5][6]. Più tardi, nel febbraio 1921, frequenterà il gruppo I fratelli di Serapione.

Dopo la laurea (1919), dal 1918 al 1921 Tynjanov lavorò al Comintern come traduttore dal francese, dal 1921 al 1930 insegnò Storia della poesia russa nell'Istituto di storia delle arti di Leningrado[7], nella Sezione Arti Verbali diretta da Žirmunskij[8]. Risalgono a questo periodo alcuni importanti saggi letterari. Si appassionò in particolare allo studio di personaggi letterari poco conosciuti o mal conosciuti, vissuti soprattutto all'epoca di Puškin, ad esempio Aleksandr Griboedov e Wilhelm Küchelbecker, fissando la sua attenzione soprattutto su eventi «apparentemente secondari ma capaci di illuminare con particolari più vivi e concreti un personaggio, una situazione»[8]. In ambito teorico, studiò la parodia[9] e si interessò dei rapporti tra innovazione e tradizione[10][11]. Nel 1928 curò l'edizione delle opere di Velimir Chlebnikov. Commenterà tuttavia Šklovskij nei primi anni sessanta: «I lavori teorici di Jurij Tynjanov per quasi trent'anni non sono stati pubblicati e vengono fuori solo adesso; prima non furono né riconosciuti né discussi.»[12].

A partire dal 1925 inizia anche la sua attività nella narrativa espressione degli interessi di Tynjanov per la storia e per la letteratura[13]. Nel 1925 pubblicò il romanzo Kjuchlja, sulla vita di Küchelbecker, decabrista e amico di Puškin[14]; la pubblicazione di Kjuchlja avvenne grazie all'appoggio di Čukovskij[15]. Nel 1929 Tynjanov pubblicò La morte del Vazir-Muchtar, sull'ultimo anno di vita e sulla fine del drammaturgo Griboedov, ambasciatore russo a Teheran nel 1825[16]. Più tardi Tynjanov scrisse tre racconti lunghi ("Il sottotenente Kiže" nel 1928, "Persona di cera" nel 1931 e "Il giovane Vitušišnikov" nel 1933), tutti basati su un ampio studio dei documenti storici, ma nei quali «prevalgono la satira, il grottesco, la parodia, la fantasia e l'umorismo»[13]. Dal 1927 al 1934 Tynjanov effettuò anche la traduzione dell'opera poetica di Heinrich Heine, sul quale ha scritto anche un saggio in rapporto con Tjutčev[17]. Tynjanov prese parte alla collana «La biblioteca dei poeti», diretta da Gorkij e nel 1931 gli successe nella direzione[18].

Attorno al 1925 Tynjanov iniziò a lavorare anche nel cinema, dapprima come consulente presso gli studi della Leningradkino, successivamente come sceneggiatore[5]. Dalla fine degli anni venti, la sclerosi multipla, di cui Tynjanov soffriva fin dal giovane età, comportò una progressiva perdita della sua capacità di lavorare. L'opera a cui dedicherà maggiore attenzione fu il romanzo storico Puškin, di cui i primi due volumi, dedicati all'infanzia e all'adolescenza del poeta nella Russia dei primi anni del XIX secolo, furono pubblicati nel 1936[19], un terzo volume nel 1939, altri frammenti uscirono postumi; il romanzo rimase tuttavia incompiuto perché Tynjanov fu impedito dalla malattia invalidante e che lo portò a morte[20]. A giudizio di Ettore Lo Gatto, «il mondo intellettuale sociale e politico degli anni di formazione del poeta è descritto con così perfetta adesione alla realtà storica da far pensare più alle memorie di un contemporaneo che alla fantasia di un romanziere, il quale [...] ha saputo aggiungere un calore rievocativo che fa del suo libro uno dei capolavori del genere»[21].

Il suo interesse per il cinema sarà dapprima teorico. Nell'articolo del 1927 tradotto in italiano come Le basi del cinema riconosce nel cinema un laboratorio sperimentale di forme espressive teso alla costruzione di un discorso poetico di tipo nuovo e potente[22]. In Avanguardia e tradizione si soffermerà sul valore estetico delle tecniche cinematografiche, quali ad esempio il montaggio[11]. La collaborazione con Kozincev e Trauberg, i due fondatori del laboratorio d'avanguardia della FEKS (Fabbrica dell'attore eccentrico), lo porterà a lavorare come sceneggiatore nei film Il cappotto e S.V.D.[5]. Sceneggiò Il tenente Kiže per Fajncimmer, e preparò la sceneggiatura de "La morte del Vazir-Muchtar" che non fu portata a termine per il sopraggiungere della seconda guerra mondiale. Nel 1941 lasciò Leningrado per recarsi dapprima a Perm', negli Urali, dove pubblicò sulla rivista «Znamja» la terza parte della vita di Puškin; nel 1943 si recò a Mosca, dove morì il 20 dicembre 1943[8].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Saggi
  • (RU) Dostoevskij e Gogol’ (saggio sulla teoria della parodia) [in russo: Достоевский и Гоголь (к теории пародии)?, traslitterato: Dostoevskij i Gogol’ (k teorii parodii)], Pietrogrado, Opoâz, 1921.
  • Il problema del linguaggio poetico [in russo: Проблема стихотворного языка?, traslitterato: Problema stihotvornogo âzyka], traduzione di Giovanni Giudici e Ljudmila Kortikova, Milano, Il saggiatore, 1968 [1924].
  • Avanguardia e tradizione [in russo: Архаисты и новаторы ?, traslitterato: Arhaisty i novatory], traduzione di Sergio Leone, Introduzione di Viktor Šklovskij, Bari, Dedalo libri, 1968 [1929].
  • Formalismo e storia letteraria. Tre studi sulla poesia russa, traduzione di Maria Di Salvo, Torino, Einaudi, 1973.
  • Il concetto di costruzione [Problema stichotvornogo jazyka], Leningrado 1924, pp. 7–11. Traduzione di Gian Luigi Bravo][23].
  • Le basi del cinema [Ob osnovach kino], in Poetika kino, Mosca, 1927 ][22].
  • L'evoluzione letteraria [O literaturnoj evoljucii], in Archaisly i novatory, Leningrado 1929, pp. 30–47. Traduzione di Remo Faccani[24].
  • (Con Roman Jakobson), Problemi di studio della letteratura e del linguaggio [Problemy izučenija literatury i jazyka], in «Novyj Lef», 1928, n. 12, pp. 35–37. Traduzione di Vittorio Strada[25].
Romanzi
  • Kjuchlja [in russo: Кюхля?, traslitterato: Kûhlâ], traduzione di Agnese Accattoli, Pesaro, Metauro, 2004 [1925], ISBN 88-87543-29-1.
  • Il Vazir-Muchtar [in russo: Смерть Вазир-Мухтара?, traslitterato: Smert’ Vazir-Muhtara, letteralmente: La morte di Vazir-Muchtar], traduzione di Giuliana Raspi, Milano, Silva, 1961 [1929].
  • (RU) Puškin [in russo: Пушкин?, traslitterato: Puškin], Leningrado, Hudožestvennaâ literatura, 1936.
Racconti
Sceneggiature

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Maver, Enciclopedia Treccani.
  2. ^ A. Belinkóv, 1961.
  3. ^ G. Raspi, Nota biografica, 1984, p. 160.
  4. ^ Conversazione Šklovskij-Vitale, 1968, pp. 124-26.
  5. ^ a b c D. Dottorini, Enciclopedia del cinema.
  6. ^ V. Šklovskij, C'era una volta, pp. 200-216.
  7. ^ V.A. Kaverin, 1962.
  8. ^ a b c G. Raspi, Nota biografica, 1984, p. 161.
  9. ^ Dostoevskij e Gogol’, 1921.
  10. ^ Il problema del linguaggio poetico, 1924.
  11. ^ a b Avanguardia e tradizione, 1929.
  12. ^ V. Šklovskij, C'era una volta, pp. 207-8.
  13. ^ a b G. Raspi, Nota biografica, 1984, p. 153.
  14. ^ Kjuchlja, 1925.
  15. ^ V. Šklovskij, C'era una volta, p. 209.
  16. ^ Il Vazir-Muchtar, 1929.
  17. ^ Permanent Evolution, 2019, pp. 147-191.
  18. ^ Permanent Evolution, 2019, p. 347.
  19. ^ Puškin, 1936.
  20. ^ V. Šklovskij, C'era una volta, pp. 209-210.
  21. ^ Ettore Lo Gatto, «Puškin», in Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi, VII, Milano, RCS Libri, 2005, p. 7695.
  22. ^ a b In I formalisti russi nel cinema, 1971, pp. 53-85.
  23. ^ In Todorov, I formalisti russi, pp. 117-124.
  24. ^ In Todorov, I formalisti russi, pp. 125-144.
  25. ^ In Todorov, I formalisti russi, pp. 145-151.
  26. ^ (EN) Il cappotto - Shinel, su Internet Movie Database, IMDb.com. URL consultato il 17 giugno 2022.
  27. ^ (EN) S.V.D., su Internet Movie Database, IMDb.com. URL consultato il 17 giugno 2022.
  28. ^ (EN) Il tenente Kiže, su Internet Movie Database, IMDb.com. URL consultato il 17 giugno 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (RU) Arkádij Víktorovič Belinkóv, Jurij Tynjanov (PDF), 2ª ed., Mosca, Sovetskij pisatel’, 1965 [1961].
  • Daniele Dottorini, TYNJANOV, Jurij Nikolaevič, in Enciclopedia del cinema, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2003-2004. URL consultato il 10 giugno 2022.
  • (RU) Veniamin Aleksandrovič Kaverin, Tynjanov, Jurij Nikolaevič, in Enciclopedia Letteraria Concisa [Kratkaâ literaturnaâ ènciklopediâ], vol. 7, Mosca, Sovetskaâ ènciklopediâ, 1962.
  • Giorgio Kraiski, Introduzione, in Giorgio Kraiski (a cura di), I formalisti russi nel cinema, Milano, Aldo Garzanti Editore, 1979 [1971], pp. 5.10.
  • Anjuta Maver, TYNJANOV, Jurij Nikolaevič, in Enciclopedia Italiana, III Appendice (1961), Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 10 giugno 2022.
  • (EN) Ainsley Morse e Philip Redko (a cura di), Yuri Tynianov: Permanent Evolution: Selected Essays on Literature, Theory and Film, Introduction by Daria Khitrova, Boston, Academic Studies Press, 2019, ISBN 9781644690628.
  • Giuliana Raspi, I racconti storici di Tynjanov; Nota biografica, in J. N. Tynjanov, Il sottotenente summenzionato, Palermo, Sellerio, 1984, pp. 151-161.
  • Viktor Šklovskij, L'Opojàz dopo la Rivoluzione d'Ottobre, in C'era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, Il Saggiatore, 1968, pp. 200-216.
  • Tzvetan Todorov (a cura di), I formalisti russi: teoria della letteratura e metodo critico, in Piccola Biblioteca Einaudi n. 111, traduzione di Gian Luigi Bravo, Cesare De Michelis, Remo Faccani, Paolo Fossati, Renzo Oliva, Carlo Riccio e Vittorio Strada, Prefazione di Roman Jakobson, Torino, Einaudi, 1968, ISBN 88-06-04408-7.
  • Viktor Šklovskij e Serena Vitale, Viktor Šklovskij Testimone di un'epoca: conversazioni con Serena Vitale, Roma, Editori riuniti, 1979.

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