OPOÂZ

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L'OPOÂZ o Opojaz (in russo: Общество изучения поэтического языка?, traslitterato: Obŝestvo izučeniâ poètičeskogo âzyka, Società per lo studio del linguaggio poetico) fu un circolo culturale fondato a San Pietroburgo, all'epoca Pietrogrado, attorno al 1915-16 il quale, assieme al contemporaneo "Circolo linguistico di Mosca" nato con l'intento di promuovere studi di linguistica e di poetica, diede origine alla scuola nota come «Formalismo russo» o «Scuola formalistica» che fu attiva negli anni tra il 1916 e il 1925.

Si osservi che in realtà molti appartenenti a queste due scuole rifiutavano il termine «formalismo», giudicato denigratorio e comunque creato dall'esterno, preferendogli la denominazione «Scuola morfologica». La «Scuola formalistica» vera e propria (o «Scuola morfologica», come veniva chiamata da molti aderenti) sopravvisse fino a metà degli anni venti e influenzò in maniera significativa gli studi sulla teoria della critica letteraria e sulla semiotica. Per la storia del formalismo, dei suoi rapporti con altre metodologie critiche dell'epoca e con l'avanguardia letteraria si rimanda, escludendo la bibliografia in russo, alle monografie critiche di Erlich[1], di Ambrogio[2] e all'antologia curata da Todorov[3].

Informazioni generali[modifica | modifica wikitesto]

L'OPOÂZ, che secondo alcune fonti sta per «Associazione per lo studio del linguaggio poetico», mentre secondo altre per «Associazione per lo studio della teoria del linguaggio poetico», è un circolo scientifico semi-informale che fu fondato intorno all'anno 1916 (il carattere informale dell'associazione impedisce, appunto, di individuare una data precisa) da un gruppo di teorici e di storici della letteratura (Šklovskij, Ejhenbaum, Tynânov), di linguisti (Jakobson, Polivanov, Âkubinskij) e di poetologi (Bernštejn, Brik). All'OPOÂZ era collegato anche Maâkovskij: in un primo momento, il movimento faceva riferimento in generale all'opera dei Futuristi, e in seguito alcuni suoi componenti confluirono nel LEF, guidato dallo stesso Maâkovskij.

In momenti diversi, all'attività dell'OPOÂZ parteciparono, o si accostarono, anche personaggi come Veksler, Larin, Pâst, Ginzburg, Polonskaâ, Piotrovskij, Slonimskij, Žirmunskij, Ŝerba, Kazanskij, Hovin, Kordi, Tomaševskij, e altri ancora.

Manifesto dell'OPOÂZ possono considerarsi le seguenti opere giovanili di Šklovskij: «La resurrezione della parola» (1914) e «L'arte come artificio» (1917), nelle quali si critica aspramente l'approccio all'arte, e in particolare alla letteratura, come a un «sistema di immagini», e si propugna la tesi secondo cui l'arte è la somma di tutte le tecniche di un artista («metodo formale applicato alla scienza del testo»). I vari partecipanti all'OPOÂZ in differenti periodi della sua attività e negli anni successivi sostennero questa tesi secondo diversi stadi (dallo svolgimento sequenziale dello stesso Šklovskij, attraverso significative integrazioni e precisazioni di Tynânov, fino alla completa negazione da parte di Tomaševskij).

Negli anni Venti, e in quelli successivi, il metodo formale nella critica letteraria venne inizialmente sottoposto a dure critiche (compreso il capitolo appositamente dedicato nel libro di Lev Davidovič Trockij “Letteratura e Rivoluzione” (1923)), e successivamente a una forte condanna da parte di ideologi comunisti e della scienza del testo ufficiale. Dopo le campagne in nome dell'«arte proletaria» che si svolsero a metà degli anni Trenta, la parola stessa «formalismo» divenne un insulto e un capo d'imputazione politica.

In altri paesi, nello stesso periodo, il metodo formale influenzò la comparsa dello strutturalismo (per mezzo del Circolo linguistico di Praga, a cui partecipava Jakobson, da emigrato) e del poststrutturalismo, ma anche lo sviluppo della semiotica e della semiologia all'estero e, più tardi, nell'Unione Sovietica, nella Russia postsovietica e negli altri nuovi stati indipendenti (degna di nota, in particolare, l'attività della scuola semiotica di Tartu-Mosca).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Victor Erlich, The Russian Formalism (I ed. The Hague, Mouton, 1954, II, 1964; traduzione it. Il formalismo russo, Milano, Bompiani, 1966
  2. ^ Ignazio Ambrogio, Formalismo e avanguardia, Roma, Editori riuniti, 1968
  3. ^ Tzvetan Todorov (a cura di), I formalisti russi. Teoria della letteratura e metodo critico, prefazione di Roman Jakobson, Torino: Einaudi, 1968, ISBN 978-88-06-16524-6

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]