Giuseppina Cobelli

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Giuseppina Cobelli (Maderno, Brescia, 11 agosto 1898Salò, 1º settembre 1948) è stata un soprano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Scoperta dal musicologo Giacomo Benvenuti, fu inviata dallo stesso a Bologna, dove studiò canto con il prof. Giuseppe Arrigoni, ma anche in Baviera sotto la guida di Jacques Stuckgold.
Debuttò nel 1924 ad Amsterdam ne La Gioconda di Amilcare Ponchielli nel corso della prima tournée olandese. Nel 1925, per la "prima" italiana si esibì al Comunale di Piacenza, chiamata da Umberto Giordano per la ripresa de La cena delle beffe dopo la prima scaligera. Il 2 aprile dello stesso anno è la protagonista in Tosca per l'inaugurazione del Teatro Politeama ed in novembre Sieglinde in Die Walküre diretta da Ettore Panizza alla Scala di Milano.

Nel 1926 è Elsa in Lohengrin diretta da Antonio Guarnieri con Irene Minghini Cattaneo e Beniamino Gigli al Teatro Comunale di Bologna e la principessa Eboli in Don Carlo diretta da Arturo Toscanini con Bianca Scacciati, Carlo Galeffi e Tancredi Pasero alla Scala. Nel 1928 è Caterina-Katiusha in Resurrezione a Bologna cantata anche al Teatro Comunale di Firenze nel 1929 quando è Siglinda ne La Valchiria diretta da Gino Marinuzzi con Nazzareno De Angelis al Teatro dell'Opera di Roma. Nel 1930 è Isotta in Tristano e Isotta diretta da Victor De Sabata con Ebe Stignani, Renato Zanelli ed Aristide Baracchi alla Scala. Nel 1931 è Zoraima nella prima assoluta di La notte di Zoraima di Italo Montemezzi diretta dal compositore con Iris Adami Corradetti, Maria Caniglia, Giuseppe Nessi e Baracchi alla Scala.[1]

Fu tra le principali interpreti wagneriane degli anni venti-trenta, particolarmente apprezzata per la grande forza comunicativa, l'assoluta padronanza di mezzi vocali non comuni e la straordinaria presenza scenica. Eccelse in La Valchiria, Tristano e Isotta, Lohengrin e Parsifal[2].

Fu altresì grandissima Tosca, Fedora, Santuzza[3] e, probabilmente, la più grande Adriana Lecouvreur prima dell'avvento di Magda Olivero. Il suo repertorio comprese anche La cena delle beffe, Fedora, L'amore dei tre re, Resurrezione[4], La Wally, Otello, Andrea Chénier, Francesca da Rimini, per citare alcuni dei quaranta titoli rappresentati. Fu anche la prima interprete di Silvana, espressamente voluta da Ottorino Respighi e dal librettista Claudio Guastalla, ne La fiamma al Teatro Reale dell'Opera di Roma nel gennaio 1934.

La sua carriera, comunque prossima al termine, venne condizionata dalla sordità, della quale si riscontrano le prime tracce nel 1932. Va ricordata anche per essere stata l'unica artista a calcare il palcoscenico dotata di un apparecchio acustico, e ciò nel pieno della sua carriera. Cantò assieme ai tenori Miguel Fleta, Georges Thill, Ettore Parmeggiani, Aureliano Pertile, Galliano Masini, Beniamino Gigli, Renato Zanelli, Giacomo Lauri-Volpi, Francesco Merli, ai baritoni Carlo Galeffi, Titta Ruffo, Gino Bechi, ai bassi Nazzareno De Angelis, Alexander Kipnis, Tancredi Pasero: fra i direttori con cui lavorò Arturo Toscanini, Victor de Sabata, Ettore Panizza, Tullio Serafin, Siegfried Wagner, Otto Klemperer, Gino Marinuzzi, Antonio Guarnieri, Vittorio Gui. I teatri maggiormente frequentati furono la Scala di Milano (16 ruoli), il Reale dell'Opera di Roma (13 ruoli) e il Teatro Colón di Buenos Aires (8 ruoli nel corso delle stagioni 1927/1931).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Righetti: La Donna del lago, Giuseppina Cobelli il soprano gardesano; Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia 2011.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così G. C. Paribeni su L'Ambrosiano del 3 febbraio 1931 in riferimento alla "prima" de La notte di Zoraima]: "[...] vero è che ad un'opera che ha continuamente la protagonista in scena, è toccata una grande fortuna, quella di vedere la parte principale impersonata da Giuseppina Cobelli. Magnificarne la voce e il resto con la solita fraseologia da giornali di teatro sarebbe vano, quando si dice che la Cobelli diviene immemore di tutto ciò che sia non prodigare le sue vibranti qualità a vantaggio della parte".
  2. ^ Sul quotidiano Il Mattino di Napoli, il 10 aprile 1938, a seguito di una recita dell'opera wagneriana Parsifal al San Carlo, apparve questo elogio dell'artista a cura di Guido Pannain: "[...] È stata Kundry Giuseppina Cobelli. Ecco un'artista. Tutti ricordano lo straordinario commovente successo che ella ebbe quale Siglinda alcuni anni fa. La Cobelli è la vera interprete attrice. Voce e gesto sono, in lei, sempre in funzione dell'arte. Ella ha la figura scenica. S'impone dal suo apparire e riempie tutto di sé... È di quelle attrici la cui recitazione si esprime per via del canto e che non separa mai la vita del personaggio da quello della musica e viceversa".
  3. ^ A seguito di una recita di Cavalleria rusticana al Theatre de la Monnaie di Bruxelles nella primavera del 1930 con i complessi della Scala e sotto la direzione dello stesso Mascagni, il critico Paul Tinel scrisse: "... se la Duse fosse stata un'artista lirica, essa avrebbe cantato come la Cobelli...".
  4. ^ Il critico Alberto Gasco, sulle pagine de La Tribuna del 15 aprile 1933 a seguito di una rappresentazione di Resurrezione di Franco Alfano al Teatro Reale dell'Opera di Roma, scrisse: "[...] la gravosa e bellissima parte di Katiusha era affidata a Giuseppina Cobelli, celebre Isotta e ineguagliabile Fedora, artista capace di ogni più audace metamorfosi. Quando un'opera è cantata dalla Cobelli si può stare tranquilli, la fortuna dello spettacolo è garantita. Nessuno resiste alla malìa di questa cantante-attrice la cui commozione è sempre veritiera e la cui arte scenica ha incalcolabili risorse. Iersera la Cobelli è apparsa più che mai degna di alta ammirazione. Ogni suo gesto ed ogni suo accento hanno fatto palpitare l'uditorio. E le ovazioni a lei rivolte sono state sempre assolutamente sincere... si sono avute una trentina di chiamate. Franco Alfano si è presentato ripetutamente al proscenio insieme al maestro Santini e con i valorosi cantanti. In segno di riconoscenza, egli ha baciato le mani della signora Cobelli. Ed ha fatto proprio bene, perché gli sarà difficile trovare un'altra interprete di tanto ingegno e di tanta impetuosa passionalità.
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