Giulio Ulisse Arata

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Giulio Ulisse Arata

Giulio Ulisse Arata (Piacenza, 21 agosto 1881Piacenza, 15 settembre 1962) è stato un architetto italiano, attivo principalmente nelle città di Milano, Napoli e Roma dove diverrà professore[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Frequenta il Collegio Alberoni[2] e la scuola di Architettura "Gazzola"[3], seguendo le lezioni di Camillo Guidotti.[1] Dopo essersi diplomato intraprende la carriera di Militare a Napoli dove avvia anche l'attività di stuccatore, dal 1902 al 1906, e frequenta l'Accademia di Belle Arti di Brera[1]. L'Arata, dopo quest'esperienza, si distacca dalla maniera accademica per dimostrarsi interessato all'Art Nouveau e quindi va ad approfondire i suoi studi nella Capitale, dove si diploma nel 1906. Roma, in quel periodo, è caratterizzata dal gusto eclettico di matrice classica, che influenzerà l'architettura di Arata[1].

Ritorna di nuovo a Milano dove apre un proprio studio, dove collabora con imprese edili limitandosi a progettare facciate. Riceve il suo primo incarico di progettare una villetta in via Mascheroni a Milano tra il 1907 e il 1908, anni che caratterizzeranno definitivamente lo stile di Giulio Arata, combinando elementi del Modernismo e del Secessionismo e reinterpretandoli in una maniera accademica distorta[1]. Nello stesso periodo è molto attivo a Napoli dove progetta con l'ingegnere Gioacchino Luigi Mellucci il complesso termale di Agnano (demolito quasi completamente negli anni sessanta, del quale è rimasto solo il portale dell'entrata). Le Terme rappresentano il culmine dell'architettura di Arata, cioè il criterio di inserimento di un ambiente costruito in uno naturale. Altro edificio da lui realizzato col Mellucci nella città è Palazzo Mannajuolo in via Filangieri, dove viene notata una rilettura della reinterpretandoli della spazialità barocca che raggiunge il culmine nella bella scala elicoidale.

Intorno agli anni dieci lo stile architettonico di Arata raggiunge il vertice, infatti egli progetta le case Berri-Meregalli in via Cappuccini e in via Settembrini a Milano[1], dove il Liberty si fonde con il Manierismo dei bugnati e le decorazioni a mosaico in stile orientale. Dal 1914 collabora con alcune testate di riviste artistico-culturali e da questo periodo, e per circa quindici anni, la sua architettura continua con un lento e precoce distaccamento all'architettura liberty, per ritornare all'ordine che fu imposto dal nazionalismo provocato dallo scoppio della Prima guerra mondiale e che fece allontanare gradualmente i contatti artistici fra le varie nazioni. In questo periodo è incaricato di progettare il recupero del centro storico di Bologna, la realizzazione del Nuovo Ospedale Maggiore a Milano e lo Stadio di Bologna[1]. A partire dagli anni trenta ebbe un forte declino, perché era ritenuto un architetto della vecchia generazione e quindi si dedicò all'attività di scrittore e professore fino alla morte.

Insegnò presso l'Accademia di Belle Arti di Parma[4], e divenne nel dopoguerra direttore del Museo Ricci Oddi, che contribuì a progettare tra il 1925 e il '31[1].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Milano[modifica | modifica wikitesto]

Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Bologna[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Ghisilardi Fava - Casa del Fascio, 1923-1924
  • Isolato Medievale S.A.R.E., via Clavature, via de' Toschi, via dei Musei e via de' Foscherari, 1925-1932
  • Stadio del Littoriale, oggi Stadio Renato Dall'Ara, 1927
  • Aula Magna dell'Università, via Zamboni, 1931-1935[5]
  • Sacrario dei Martiri Fascisti, Certosa di Bologna, 1931-1932
  • Fontana Monumentale della Direttissima, 1932-1934 (distrutta dagli eventi bellici)[6]

Vinci[modifica | modifica wikitesto]

  • Restauro della casa natale di Leonardo da Vinci, anni 40-50

Salsomaggiore Terme[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Vitale, 1929

Ravenna[modifica | modifica wikitesto]

Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Documentari Atheneum;
  • Italia monumentale e pittoresca;
  • Costruzioni e progetti;
  • Ricostruzioni e restauri;
  • Leonardo urbanista e architetto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Treccani.
  2. ^ Il fondo Arata, collegioalberoni.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  3. ^ Presentazione della Scuola d'Arte, istitutogazzola.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  4. ^ ARATA, Giulio Ulisse, Ministero dei Beni Culturali. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  5. ^ L'Aula Magna dell'Università, Biblioteca Salaborsa. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  6. ^ Foto (JPG), esposta durante la mostra del 2012/2013: Giulio Ulisse Arata. Architetture per Bologna (1923-1934), tenuta a Palazzo Fava. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  7. ^ Pagina ufficiale, sul sito istituzionale della Provincia di Ravenna. URL consultato il 20 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabio Mangone, Giulio Ulisse Arata. L'opera completa, Napoli, Electa, 1997, ISBN 88-435-4534-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Arata, Giulio Ulisse, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 20 febbraio 2016.
Controllo di autorità VIAF: (EN28103974 · LCCN: (ENn86858312 · SBN: IT\ICCU\CFIV\068407 · ISNI: (EN0000 0001 1850 2007 · GND: (DE119113856 · BNF: (FRcb13505267g (data) · ULAN: (EN500064722