Giovanni Ravelli

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Giovanni Ravelli
14 gennaio 1887 – 11 agosto 1919
Nato a Brescia
Morto a Venezia
Cause della morte incidente aereo
Luogo di sepoltura "Recinto dei Valorosi" del Cimitero di San Michele, Venezia
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Regia Marina
Specialità Idrovolanti
Caccia
Reparto 87ª Squadriglia Aeroplani
Grado Sottotenente di vascello
Guerre Prima guerra mondiale
Decorazioni vedi qui
dati tratti da Grande Enciclopedia Aeronautica[1]
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Giovanni Ravelli (Brescia, 14 gennaio 1887Venezia, 11 agosto 1919) è stato un motociclista e aviatore italiano, veterano della Prima guerra mondiale, decorato con tre Medaglie d'argento al valor militare. Fu ispiratore dell'azienda motociclistica Moto Guzzi insieme a Carlo Guzzi e Giorgio Parodi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Brescia il 14 gennaio 1887, ed appassionato di moto fu considerato uno degli attivi e audaci sportivi di Brescia dei primi del Novecento. Si distinse dapprima nelle competizioni ciclistiche e poi in quelle motociclistiche, vincendo importanti gare e arrivando a diventare celebre in Spagna dove vinse il concorso motociclistico di Madrid[2], con il soprannome "il diavolo italiano", per la sua spericolatezza. Nel suo palmarès è presente la vittoria del circuito d'Italia della Gazzetta dello Sport e la vittoria del circuito del Motoclub di Brescia.

Conquistato dal mondo del'aviazione, nel 1911 si iscrisse alla "Scuola di aviazione Deperdussin" vicino Reims,[1] in Francia, dove conseguì il brevetto di aviatore. Quell'anno ideò poi una scuola di aviazione nella brughiera di Montichiari, comperando in Francia agli inizi del 1912 tre monoplani Blériot XI e mettendosi a disposizione come istruttore.[3] Conseguì il brevetto di pilota militare sull'aeroporto di Torino-Mirafiori nel giugno 1914.[1]

L'aquila della Moto Guzzi che simboleggia la presenza di Giovanni Ravelli

Con lo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò come marinaio semplice nella Regia Marina,[1] e fu inizialmente impiegato come pilota di idrovolanti. Promosso guardiamarina e successivamente sottotenente per meriti di guerra,[1] passò poi a prestare servizio presso la 87ª Squadriglia Aeroplani da caccia, denominata "La Serenissima". Partecipò a svariate missioni di guerra per le quali gli vennero conferite tre Medaglie d'argento al valor militare.[1]

Alle ore 11,30 dell'11 agosto 1919, al ritorno da un lungo volo di collaudo, si schiantò sul campo d'aviazione veneziano della base navale di San Nicoletto, a causa dell'improvviso spegnimento del motore, in fase di atterraggio, del suo Nieuport 11.[1] Estratto già cadavere dai rottami dell'aereo, il suo corpo fu sepolto nel "Recinto dei Valorosi" del Cimitero di San Michele a Venezia.[4]

La Moto Guzzi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra, combatté al fianco di Ravelli, un altro pilota pluridecorato: Giorgio Parodi. Insieme al meccanico esperto di motori aeronautici Carlo Guzzi, si accordarono per creare al termine del conflitto una casa motociclistica; nella nuova azienda, destinata a diventare la Moto Guzzi, Ravelli doveva essere il testimonial, nonché il pilota per le competizioni.

I compagni dell'avventura motociclistica decisero di ricordarlo nel simbolo della azienda. Nel 1921, infatti, Parodi e Guzzi fondarono a Genova la "Società Anonima Moto Guzzi", scegliendo come logo un'aquila da pilota a ricordo dell'amico scomparso.[5][6]

Vennero anche varate varie iniziative commemorative. Il precedente 1920 aveva già visto la dedica di una coppa motociclistica in suo ricordo e il 30 gennaio 1921 veniva scoperta una lapide a Brescia in sua memoria e nel settembre dello stesso anno, all'amico e commilitone della "Serenissima" Aldo Finzi venne affidata la "500 Normale" con cui la Moto Guzzi debuttò ufficialmente nelle competizioni. Nel 1930 venne organizzata la società sportiva U. S. G. Ravelli con il suo nome.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Ha preso parte a vari attacchi e ricognizioni su costa nemica, fatto segno molte volte ad intenso fuoco di artiglieria antiaerea, dimostrando sempre molto ardimento, decisione ed ottime qualità sia come aviatore sia come militare. Basso Adriatico, maggio 1916-giugno 1917.»
— Decreto Luogotenenziale 17 giugno 1917
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Pilota d'idrovolante, compiva numerose missioni in paraggi resi pericolossissimi dall'efficace difesa nemica. Partito per bombardare navi a Trieste e sapendo che trovavasi in quota all'agguato apparecchi da caccia austriaci, noncurante del pericolo, assolveva felicemente il suo compito e inseguiva un apparecchio avversario fin sul suo territorio, danneggiandolo ed abbandonandolo solo quando per il sopraggiungere di altri due apparecchi doveva misurarsi con essi, dai quali riusciva a difendersi abilmente. In una ricognizione mitragliava presso Trieste a cinquecento metri di quota una torpediniera nemica facendola fuggire ed abbandonandola solamente al giungere di due apparecchi da caccia, con cui impegnava combattimento rimanendo colpito nell'apparecchio e nel motore. Trieste, agosto-settembre, Golfo di Trieste, 1° settembre-Costa Istriana, 23 settembre 1917.»
— Decreto Luogotenenziale 20 gennaio 1918
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Pilota di eccezionale abilità ed attività guerresca prima su idrovolanti, poi su apparecchi terrestri e da caccia, prese parte a centodiciassette missioni di guerra, costante esempio di entusiasmo ed ardire. Venezia, 10 gennaio-26 settembre 1918.»
— Decreto Luogotenenziale 16 febbraio 1919

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Cobianchi, Pionieri dell' aviazione in Italia, Roma, Editoriale Aeronautico, 1943.
  • Alessandro Fraschetti, La prima organizzazione dell'Aeronautica Militare in Italia 1884-1925, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1985.
  • Luigi Mancini (a cura di), Grande Enciclopedia Aeronautica, Milano, Edizioni Aeronautica, 1936.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Pannullo, Giorgio Parodi, l'asso dell'aviazione fascista che fondò la Moto Guzzi, in Il Secolo d'Italia, Genova, 18 agosto 2015.