Giovanni Battista Lucchini

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Giovanni Battista Lucchini
10 giugno 1903 – 20 agosto 1940
Soprannome"Nani"
Nato aCaprino Veronese
Morto aGibilterra
Cause della morteucciso in combattimento
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataLesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1929-1943).svg Regia Aeronautica
SpecialitàPilota di caccia e bombardieri
Reparto81ª Squadriglia aeroplani, 205ª Squadriglia da Bombardamento
Anni di servizio1924-1940
GradoMaggiore pilota
GuerreSeconda guerra mondiale
Comandante di229ª Squadriglia, 89º Gruppo, 32º Stormo Bombardamento
Decorazionivedi qui
Dati tratti da Giovanni Battista Lucchini[1]
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Giovanni Battista Lucchini (Caprino Veronese, 10 giugno 1903Gibilterra, 20 agosto 1940) è stato un aviatore e militare italiano, pluridecorato pilota collaudatore e primatista mondiale, partecipò alla corsa Istres-Damasco-Parigi classificandosi con il suo equipaggio al secondo posto. Durante la seconda guerra mondiale guidò la prima missione di bombardamento a lungo raggio contro la rada di Gibilterra pilotando un velivolo trimotore Savoia-Marchetti S.M.82 Marsupiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Caprino Veronese, provincia di Verona, il 10 giugno 1903.[1] Frequentò le scuole superiori a Verona, dove fu preso dalla passione per il volo. Scappato di casa per recarsi a Bresso dove esisteva una scuola di volo civile, venne raggiunto dal padre che voleva riportarlo a casa, ma che dovette rassegnarsi a vederlo pilota. Il 1º gennaio 1924 entrò come allievo sottufficiale pilota presso la scuola di Cameri, nei pressi di Novara.[1] Completato il corso in quello stesso anno fu nominato sergente pilota, e decise di intraprendere la carriera militare.[1] Ammesso a frequentare il corso integrativo per ufficiali piloti in servizio permanente effettivo (s.p.e.), nel settembre 1928 fu nominato sottotenente. La prima destinazione fu presso la 81ª Squadriglia aeroplani del 1º Stormo Caccia Terrestre[2] di stanza sull'aeroporto di Campoformido, alle dipendenze del tenente colonnello Rino Corso Fougier. Ricevette un addestramento acrobatico completo, sia individuale che collettivo. Lo Stormo era allora alle dipendenze della 3ª Brigata Caccia, composta anche dal 4º Stormo di Gorizia, al comando del colonnello Amedeo di Savoia Duca d'Aosta.[2] Nell'ottobre del 1928 lo Stormo transitò sui nuovi caccia Fiat C.R.20,[2] ed egli incominciò a volare con le pattuglie acrobatiche che si addestravano quotidianamente in vista delle future esibizioni in Italia[2] e in Europa.[N 1]

Nel 1935 il neo capitano fu assegnato al Reparto volo del 1º Centro Sperimentale di Montecelio,[3] dove ottenne l'abilitazione su un numero impressionante di velivoli[N 2] tra cui: Fiat C.R. Asso, Macchi C.200 Saetta, Fiat G.50 Freccia, Reggiane Re.2000, Caproni Ca.113, IMAM Ro.41, Caproni Vizzola F.5, Macchi M.39, Macchi M.41, Macchi M.52, Savoia-Marchetti S.79 Sparviero, Breda Ba.79, ecc, ecc.[3] Tra il 20 e il 21 agosto 1937, assegnato alla 205ª Squadriglia da Bombardamento prese parte al volo record Istres-Damasco-Parigi a bordo di un S.79, classificandosi al secondo posto dietro all'equipaggio Cupini-Paradisi[4] e davanti a quello formato da Biseo-Mussolini.[5] Nel mese di settembre convolò a giuste nozze con la signorina Giliola, figlia di Giuseppe Gilera, fondatore dell'omonima casa di produzione motociclistica di Arcore.[5] La coppia ebbe due figli, Fabio Lucchini Gilera e Massimo Lucchini Gilera. Il 30 novembre stabilì con un S.79 il primato mondiale di velocità su circuito di 1.000 km con 5.000 kg di carico utile.[5] Nel febbraio 1940, come conseguenza delle imprese compiute, fu promosso al grado di maggiore.

Il 10 giugno dello stesso anno l'Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, e lo Stato maggiore della Regia Aeronautica predispose una squadriglia di bombardieri a lungo raggio, dotata di Savoia-Marchetti S.M.82 Marsupiale appositamente attrezzati[6] per colpire la base navale di Gibilterra. Compì inizialmente due missioni di bombardamento sperimentali, con decollo e rientro ad Alghero, prima dell'assegnazione dei velivoli ad un apposito reparto, la 229ª Squadriglia, 89º Gruppo del 32º Stormo Bombardamento di Decimomannu.[6] Il 15 agosto 1940 sostituì il tenente colonnello Renzo Cozzi al comando del 3º Gruppo caccia terrestre, ma rimase temporaneamente presso il 32º Stormo in vista di un'impresa particolarmente delicata, la prima missione operativa su Gibilterra compiuta da due aerei[N 3] il 20 agosto 1940.[6] Durante la missione il suo velivolo fu abbattuto dal fuoco antiaereo, precipitando in mare nella baia di Algeciras.[6] Per il suo sacrificio fu decorato con una Medaglia d'argento al valor militare alla memoria.[6]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— Cielo di Gibilterra, 18 luglio-20 agosto 1940.— Decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1948[N 4]
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Valoroso comandante di gruppo si offriva volontario per portare offesa contro una munitissima base navale nemica. Superando le difficoltà del lungo volo notturno raggiungeva e colpiva efficacemente l'obiettivo prestabilito nonostante la violenta reazione della difesa antiaerea. In successiva azione sulla medesima base pur di portare a termine la missione affidatagli, si portava reiteratamente all'attacco, incurante del micidiale fuoco di sbarramento, riuscendo a colpire con precisione i bersagli assegnatigli. Avuto il velivolo colpito precipitava immolando la sua giovane vita tutta dedita al dovere. Cielo di Gibilterra, 18 luglio-20 agosto 1940.»
Medaglia d'argento al valore aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valore aeronautico
Medaglia di bronzo al valore aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valore aeronautico

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si esibì in numerose città tra cui Berlino, Zurigo, Parigi.
  2. ^ Cinquantadue diversi tra il 1935 e il 1940, senza mai subire il benché minimo incidente.
  3. ^ L'altro era al comando del capitano Enrico Rossaldi.
  4. ^ Registrato alla Corte dei Conti il 27 novembre 1948 registro n.5 Aeronautica, foglio n.244.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Massimello 2011, p. 31.
  2. ^ a b c d Massimello 2011, p. 32.
  3. ^ a b Massimello 2011, p. 33.
  4. ^ Massimello 2011, p. 34.
  5. ^ a b c Massimello 2011, p. 35.
  6. ^ a b c d e Massimello 2011, p. 36.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • I Reparti dell'Aeronautica Militare Italiana, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1977.
  • Giulio Lazzati, Stormi d'Italia - Storia dell'aviazione militare italiana, Milano, Ugo Mursia Editore, 1975, ISBN 978-88-425-4079-3.
  • Giovanni Lucchini Gilera, Giovanni “Nani” Lucchini. Un pilota veneto nella Regia Aeronautica, Torino, Giorgio Apostolo Editore, 2012.
  • Franco Pagliano, Storia di diecimila aeroplani, Milano, Edizioni Europee, 1954.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Massimello, Giovanni Battista Lucchini, in Storia Militare, nº 211, Parma, Ermanno Albertelli Editore, aprile 2011, pp. 31-39.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]