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Gabrè

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Gabrè
NazionalitàItalia (bandiera) Italia
GenereMusica leggera
Periodo di attività musicale1913  1946
Strumentovoce
EtichettaGeniale Records, Odeon, Parlophon, Columbia

Gabrè, pseudonimo di Aurelio Giuseppe Michele Salvatore Cimato (Villa San Giovanni, 25 luglio 1888Prato, 4 marzo 1946), è stato un cantautore italiano. In alcune incisioni il nome è riportato come Aurelio Gabrè[1].

Figlio di Domenico Cimato, avvocato, e di Domenica Mallamo, si trasferì a Roma con la famiglia poiché il padre aveva trovato un impiego come professore di lingua italiana alla Regia scuola tecnica Giulio Romano di Roma[2]; nella capitale nacque il frarello Michele, anch'egli cantante con il nome d'arte di Miscel.

Rinunciò agli studi di giurisprudenza, a cui voleva indirizzarlo la famiglia, per dedicarsi alla sua passione, il canto, esibendosi nei café chantant romani adottando lo pseudonimo Gabrè in omaggio al cantante di fine secolo Aldo Gabrin[3] e collaborando con la compagna di suo cugino, Maria Serafina Sofia Moretti, di cui si innamorò: i due fuggirono a Torino, dove nacque la loro figlia Edith (che negli anni '50 diventerà giornalista a Sorrisi e Canzoni[4]), e in città il 19 aprile 1913 Gabré debuttò al Teatro Maffei[5], esibendosi anche nel 1916[6]. I due però furono scoperti dal marito della donna (la notizia fu riportata sul quotidiano La Stampa[7]) e costretti a lasciare Torino, essendo condannati in contumacia per adulterio a sette mesi Gabrè e a cinque la Moretti, scappando a Napoli, dove Gabrè tornò a esibirsi e dove divenne allievo di Rodolfo Falvo, specializzandosi nel repertorio napoletano[8] e nel 1914 venne inserito nella Piedigrotta Poliphon ottenendo successo con Napule! (Murolo-Tagliaferri, 1919), Brinneso (Bovio-Valente, 1922) - il cui primo interprete, Gennaro Pasquariello, alla prima esecuzione in pubblico concesse ben undici bis del brano - Piscatore 'e Pusilleco (Murolo-Tagliaferri, 1925) e molte altre, tanto è vero che in quel periodo fu paragonato allo stesso Pasquariello e al compositore-cantante Giovanni Donnarumma (Napoli, 18771949)[9]; ritornò comunque a esibirsi a Torino sempre al Maffei nel 1917 [10].

Nel frattempo il 16 luglio 1916 si sposò a Roma con Maria Serafina Sofia Moretti[11].

Dal punto di vista stilistisco, secondo Gianni Borgna «Oltre a cantare era capace di porgere, di raccontare con la voce, un po' come Pasquariello»[12]; con un'impostazione da tenore leggero, fu il primo che tentò di uscire dagli schemi del tabarin raccontando sentimenti comuni in un'epoca in cui le canzoni di moda, interpretate da Gino Franzi o da Anna Fougez, erano popolate da figure di prostitute e gigolò sulla strada del vizio[13]. Artista eclettico, capace di passare dalla patriottica La canzone del Piave (E. A. Mario, 1918) alle canzoni napoletane del varietà.

Gabrè espresse i buoni sentimenti con una retorica piccolo-borghese, ebbe una tecnica più da fine dicitore che da cantante e per lui, dalla metà degli anni venti, gli autori Cesare Andrea Bixio e Bixio Cherubini firmarono un successo dopo l'altro, come Il tango delle capinere (1928), Miniera (1927) o Scintilla (1928), nel quale la donna traditrice muore con l'amante nella casa deputata agli incontri clandestini.

In Italia si ballava il tango, approdato in Europa nel 1913, il foxtrot, osteggiato dalla chiesa cattolica, il charleston e il black bottom; nel 1924 il Partito Nazionale Fascista ordinò di presentare le canzoni straniere con parole tradotte e il 17 novembre 1927 nacque l'EIAR. Raffinato d'aspetto e sobrio sulla scena, Gabrè tentò di entrarvi come cantante, riuscendoci nel 1930[14].

Nel 1931 fu vittima a Roma di un incidente automobilistico sulla Appia Antica, in seguito allo scontro con un'automobile guidata da una giovane americana: il padre Domenico, la moglie Maria Serafina e la figlia Edith rimasero feriti[15].

Nel 1928 firmò un contratto con la Parlophon e venne allineato, volente o nolente, alla linea culturale del regime fascista, che intendeva contrastare il maledettismo del tabarin e della nuova musica d'oltreoceano: il jazz. Il programma del 1929 dedicato ai ritmi, Eiar Jazz, venne abolito l'anno dopo mentre Gabrè cantava Quel ritmo americano (Frassinett, 1928), Ziki-Paki, Ziki-Pu (di Vittorio Mascheroni e Peppino Mendes) e Villico black bottom (Dino Rulli - Bruno, 1928); nel 1932 incise una sua versione di Signorinella recensita positivamente dal Radiocorriere[16].

Mentre Miscel continuava la strada aperta dal fratello, esibendosi a Roma tra il 1925 e il 1935 e impersonando in maniera più esplicita e meno innovativa i modelli della cultura italica imperante, mammona e deamicisiana, Gabrè riuscì ad avere nel 1935 la trasmissione radiofonica nazionale di un suo recital venerdì 5 luglio 1935, Gabrè nelle sue canzoni[17]; nello stesso anno incise una serie di dischi a 78 giri con canzoni napoletane[18], romanesche e Canzone del girino, il brano inno del Giro d'Italia[19].

Negli anni successivi Gabrè scomparve gradualmente dalle scene e morì in Toscana, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale[20].

Album Raccolta

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  1. (EN) Aurelio-Gabrè, su Discogs, Zink Media.
  2. Cimato, Aurelio (Gabrè), su icsaicstoria.it. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  3. Gianfranco Baldazzi, Gabrè, in Gino Castaldo (a cura di), Il dizionario della canzone italiana, vol. 1, Roma, Curcio, 1990, p. 736, ISBN 88-9750-877-4.
  4. Edith Cimato, Il teletopo, in Sorrisi e Canzoni, n. 41, Roma, Editoriale Campi, 7 ottobre 1956.
  5. Gabrè (PDF), su ildiscobolo.net. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  6. Varietà Maffei, in La Stampa, Torino, Martedì 18 Gennaio 1916, p. 5. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  7. La Stampa, Torino, Venerdì 10 Marzo 1916, p. 5, http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,1182_01_1916_0070_0005_24316616/anews,true/. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  8. Cimato, Aurelio (Gabrè), su icsaicstoria.it. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  9. Gabrè (PDF), su ildiscobolo.net. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  10. Stasera al "Maffei", in La Stampa, Torino, Lunedì 15 Ottobre 1917, p. 2. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  11. Cimato, Aurelio (Gabrè), su icsaicstoria.it. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  12. Gianni Borgna, Storia della canzone italiana, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1992, p. 99.
  13. Gabrè (PDF), su ildiscobolo.net. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  14. Radiocorriere, anno 6, n. 49, EIAR, 1930, p. 43.
  15. Cimato, Aurelio (Gabrè), su icsaicstoria.it. URL consultato l'8 dicembre 2025.
  16. Radiocorriere, anno 8, n. 41, EIAR, 1932, p. 17.
  17. Radiocorriere, anno 11, n. 27, EIAR, 1935, p. 15.
  18. Radiocorriere, anno 11, n. 10, EIAR, 1935, p. 47.
  19. Radiocorriere, anno 11, n. 23, EIAR, 1935, p. 28.
  20. Cimato, Aurelio (Gabrè), su icsaicstoria.it. URL consultato l'8 dicembre 2025.

Collegamenti esterni

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