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Disco fonografico

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Disco in vinile

Il disco fonografico o grammofonico[1] è un supporto di registrazione audio inventato da Emile Berliner e introdotto nel 1889.[1]

I primi dischi fonografici erano di gommalacca e venivano chiamati 78 giri per la loro velocità di rotazione a 78 giri al minuto. Nel 1948 furono introdotti i dischi in vinile, la cui principale differenza è che sono prodotti in PVC, rendendo obsoleti i dischi a 78 giri.

Una pila di dischi Edison a 80 giri.

Il principio di funzionamento del disco fonografico è sempre lo stesso, a prescindere dal materiale:[1] durante la fase di incisione, il disco viene fatto ruotare a velocità costante sul piatto di un fonoincisore, e contemporaneamente vi viene inciso un solco a forma di spirale di Archimede. La forma di tale solco veniva modulata, tramite un trasduttore, con il segnale da registrare e ne riproduceva più o meno fedelmente l'andamento. Nella fase di riproduzione, la rotazione del disco fa sì che la puntina generi vibrazioni derivanti dall'irregolarità del solco che, per mezzo dello stilo su cui è montata, vengono portate ad un trasduttore (fonorivelatore), il quale è in grado, a partire dal movimento meccanico, di generare un segnale elettrico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I 78 giri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: 78 giri.
Disco dimostrativo Columbia Double Disc Record (primo disco a doppia faccia), 1914

Berliner concepì il disco a piastra circolare come supporto audio all'interno di giocattoli parlanti. Fino al 1894 il disco fu dunque utilizzato unicamente a questo scopo.[senza fonte] In quell'anno Berliner iniziò a produrre autonomamente dischi sotto l'etichetta Berliner Gramophon, entrando in concorrenza con i cilindri per fonografo prodotti da Edison; fu allora che fissò la velocità dei suoi dischi "intorno ai 70 giri al minuto". Alla fine del XIX secolo e nei primi anni del XX, tuttavia, la velocità dei dischi non era ancora univoca per tutti i dischi prodotti dalle varie case discografiche. Fra il 1915 e il 1918, ad esempio, la casa discografica Edison realizzò dei dischi ad 80 giri,[2][3] imitata poi da altre etichette come la Columbia.[4] Solo nel 1925 la velocità del disco fu ufficialmente standardizzata a 78 giri al minuto[5][6] (esattamente a 78,26).

I primi dischi a 78 giri erano incisi su una sola facciata; successivamente la Columbia iniziò a produrre 78 giri con doppia facciata, denominati "Columbia Double disc record".

Le prime incisioni a 78 giri erano effettuate senza microfoni e senza energia elettrica ma con soli strumenti meccanici; famose etichette che incisero con questa tecnica furono la Columbia americana e la Società Italiana Fonotipia. Successivamente nelle sale di incisione entrarono i microfoni elettrici ma sempre corroborati da strumentazioni meccaniche. Infine, negli anni cinquanta, le incisioni dei 78 giri erano completamente elettriche e di qualità audiofonica assai migliore. La grande diffusione dei 78 giri si ebbe nell'immediato dopoguerra, dal 1946 al 1955, moltissime erano le aziende Italiane ed estere che incidevano a 78 giri. Nel panorama Italiano vi era la società Carisch (che distribuiva anche la Odeon, la Pathé, la Parlophon, la Vis Radio) poi vi era la Cetra, la Fonodisco Italiano Trevisan Milano (Fonit), la RCA Italiana (Italo-Americana), la Voce del Padrone, la Durium-Telefunken (Italo-Tedesca), la Compagnia Generale del Disco (CGD appartenuta al cantante Teddy Reno).

Esempi di dischi 78 giri di origine Congolese

I dischi a 78 giri non sono incisi secondo gli attuali standard RIAA (come i 33 giri e 45 giri), pertanto il loro suono risulta particolare.[senza fonte]

I dischi in gommalacca vennero soppiantati negli anni cinquanta dai dischi in vinile, realizzati in PVC che, grazie alle migliori caratteristiche tecniche del materiale di supporto ed alla diversa tecnica di incisione, avevano caratteristiche superiori di fedeltà e durata.

I dischi in vinile[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Disco in vinile.

Nel 1948 furono introdotti i dischi in vinile, i quali presentano un solco di dimensione minore e consentono una maggiore durata di registrazione, riuscendo a raggiungere (nei 33 giri) 25-30 minuti a facciata.

Le tipologie più comuni di disco in vinile sono i 7", 10" e 12", e prevedono una velocità di riproduzione di 45 giri e 33⅓ giri.

Funzionamento[modifica | modifica wikitesto]

I dischi a 78 giri e i primi dischi microsolco erano registrati con il segnale di un solo canale, erano perciò detti monofonici. Negli anni trenta venne ideata una tecnica che permetteva di registrare contemporaneamente due segnali su un'unica traccia sfruttando il movimento verticale e quello orizzontale dello stilo. Registrando il segnale di somma (destro + sinistro) con movimenti orizzontali e il segnale di differenza con movimenti verticali fu possibile riprodurre i due canali necessari ad una riproduzione stereofonica mantenendo comunque la compatibilità col vecchio formato monofonico. Tale tecnologia non fu commercializzata fino agli anni sessanta e si affermò solo nel corso degli anni settanta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Memorizzazione su disco: disco fonografico, in Sapere.it, De Agostini, 2012.
  2. ^ Dischi a 80 giri "Edison", carlocasale.it, 2 marzo 2013. URL consultato il 10 gennaio 2017 (archiviato il 9 ottobre 2017).
  3. ^ Stefano Pogelli, Chi li ha mai visti?, in Vinile, nº 5, dicembre 2016, p. 118.
  4. ^ Maurice Ravel, Lettere, a cura di Arbie Orenstein e Enzo Restagno, Torino, EDT, 1998, p. 339, ISBN 88-7063-316-0.
  5. ^ Sergio Canazza, Mauro Casadei e Turroni Monti, Ri-mediazione dei documenti sonori, Forum Edizioni, 2006, ISBN 88-8420-218-3.
  6. ^ (EN) The history of 78 RPM recordings, Biblioteca dell'Università Yale. URL consultato il 12 novembre 2014 (archiviato il 19 dicembre 2015).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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