La canzone del Piave

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La canzone del Piave
Compositore Ermete Giovanni Gaeta
Tipo di composizione Marcia militare
Epoca di composizione 1918

La canzone del Piave, conosciuta anche come La leggenda del Piave, è una delle più celebri canzoni patriottiche italiane. Il brano fu scritto nel 1918 dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di E.A. Mario).

Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il governo italiano la adottò provvisoriamente come inno nazionale, in sostituzione della Marcia Reale[1][2]. La monarchia italiana era infatti stata messa in discussione per aver consentito l'instaurarsi della dittatura fascista[3]. La canzone del Piave ebbe la funzione di inno nazionale italiano fino al 12 ottobre 1946, quando fu sostituita da Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro[4].

I fatti storici[modifica | modifica wikitesto]

Scritta su una casa: "Tutti Eroi! O il Piave o tutti accoppati!"

I fatti storici che ispirarono l'autore risalgono al giugno del 1918, quando l'Impero austro-ungarico decise di sferrare un grande attacco (ricordato con il nome di "Battaglia del solstizio") sul fronte del fiume Piave per piegare definitivamente l'esercito italiano, già reduce dalla sconfitta di Caporetto. La Landwehr (l'esercito imperiale austriaco) si avvicinò pertanto alle località venete delle Grave di Papadopoli e del Montello, ma fu costretta ad arrestarsi a causa della piena del fiume. Ebbe così inizio la resistenza delle Forze armate del Regno d'Italia, che costrinse gli austro-ungarici a ripiegare.

Il 4 luglio del 1918, la 3ª Armata del Regio Esercito Italiano occupò le zone tra il Piave vecchio ed il Piave nuovo. Durante lo svolgersi della battaglia morirono 84.600 militari italiani e 149.000 militari austro-ungarici. In occasione dell'offensiva finale italiana dopo la battaglia di Vittorio Veneto, avvenuta nell'ottobre del 1918, il fronte del Piave fu nuovamente teatro di scontri tra l'Austria-Ungheria e l'Italia. Dopo una tenace resistenza iniziale, in concomitanza con lo sfaldamento politico in corso nell'Impero, l'esercito austro-ungarico si disgregò rapidamente, consentendo alle truppe italiane di sfondare le linee nemiche.

La composizione[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda del Piave fu composta nel giugno 1918[5] subito dopo la battaglia del solstizio, e ben presto venne fatta conoscere ai soldati dal cantante Enrico Demma (Raffaele Gattordo)[6]. L'inno contribuì a ridare morale alle truppe italiane, al punto che il generale Armando Diaz inviò un telegramma all'autore nel quale sosteneva che aveva giovato alla riscossa nazionale più di quanto avesse potuto fare lui stesso: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!»[7]. Venne poi pubblicata da Giovanni Gaeta con lo pseudonimo di E. A. Mario il 20 settembre del 1918[8], circa quaranta giorni prima della fine delle ostilità.

Il testo e la musica, che fanno pensare ad una canzone patriottica con la funzione di incitare alla battaglia, hanno l'andamento colto e ricercato di altre canzoni che già avevano fatto conoscere Giovanni Gaeta nell'ambiente del cabaret; sue sono anche Vipera, Le rose rosse, Santa Lucia luntana, Balocchi e profumi. La funzione che ebbe La leggenda del Piave nel primo dopoguerra fu quello di idealizzare la Grande Guerra; farne dimenticare le atrocità, le sofferenze e i lutti che l'avevano caratterizzata.

Il testo[modifica | modifica wikitesto]

Una delle prime trincee scavate lungo l'argine destro del Piave nell'ottobre - novembre 1917 dal Regio Esercito dopo la disfatta di Caporetto.

Le quattro strofe - che terminano tutte con la parola "straniero" - hanno quattro specifici argomenti:

  1. La marcia dei soldati verso il fronte (appare come una marcia a difesa delle frontiere, mentre fu l'Italia ad attaccare l'impero asburgico)
  2. La ritirata di Caporetto
  3. La difesa del fronte sulle sponde del Piave
  4. L'attacco finale e la conseguente vittoria

Nella prima strofa, il fiume Piave assiste al concentramento silenzioso di truppe italiane, citando la data dell'inizio della Prima guerra mondiale per il Regio Esercito italiano. Ciò avvenne la notte tra il 23 e 24 maggio 1915, quando L'Italia dichiarò guerra all'Impero austro-ungarico e sferrò il primo attacco contro l'Imperial regio Esercito, marciando dal presidio italiano di Forte Verena dell'Altopiano di Asiago, verso le frontiere orientali. La strofa termina poi con l'ammonizione: Non passa lo straniero, riferita, appunto, agli austro-ungarici.

Tuttavia, come racconta la seconda strofa, a causa della disfatta di Caporetto, il nemico cala fino al fiume e questo provoca sfollati, profughi da ogni parte.

La terza strofa racconta del ritorno del nemico con il seguito di vendette di ogni guerra, e con il Piave che pronuncia il suo "no" all'avanzata dei nemici e la ostacola gonfiando il suo corso, reso rosso dal sangue dei nemici.

Nell'ultima strofa si immagina che, una volta respinto il nemico oltre Trieste e Trento, con la vittoria tornassero idealmente in vita i patrioti Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro e Cesare Battisti, tutti uccisi dagli austriaci.

Le varianti del testo[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca della prima stesura di questo brano, si pensava che la responsabilità per la disfatta di Caporetto fosse da attribuire al tradimento di un reparto dell'esercito[9]. Per questo motivo, al posto del verso "Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento" vi era la frase "Ma in una notte triste si parlò di tradimento". In seguito, durante il regime fascista fu appurato che il reparto ritenuto responsabile era invece stato sterminato da un attacco con gas letali; si pensò così di eliminare dalla canzone il riferimento all'ipotizzato tradimento,[10] considerato non solo impreciso storicamente ma anche sconveniente per il regime[11].

La melodia è orchestrata sia da bande musicali istituzionali che da corpi musicali non istituzionali, specialmente in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica, in occasione dell'Anniversario della liberazione e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate. Questi versi e la loro solenne, seppur a tratti adulterata, rievocazione storica, fecero sì che da più parti si levasse la richiesta di adottarlo come inno nazionale, cosa che avvenne solo dal 1943 al 1946 in seguito ai fatti connessi all'armistizio di Cassibile[12]. La monarchia italiana era infatti stata messa in discussione per aver consentito l'instaurarsi della dittatura fascista[3]. La canzone del Piave fu poi sostituita da Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro il 12 ottobre 1946[4].

Nel 1961 il comune di Roma deliberò di denominare una strada via canzone del Piave nel quartiere Giuliano-Dalmata, nella cui toponomastica sono largamente rappresentati personaggi ed eventi della prima guerra mondiale; la denominazione costituisce un caso rarissimo di toponimo urbano ispirato a un brano musicale[13].

Solitamente è eseguita da bande e fanfare in occasione della posa delle corone ai monumenti ai caduti immediatamente dopo all'inno nazionale.

La canzone del Piave è stata riproposta come inno nazionale italiano il 21 luglio del 2008 da Umberto Bossi[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E il ministro lodò il campano Giovanni Gaeta, corriere.it. URL consultato il 1º ottobre 2009.
  2. ^ La Leggenda del Piave inno d'Italia dal 1943 al 1946, ilpiave.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  3. ^ a b Almanacco della Repubblica: storia d'Italia attraverso le tradizioni, le istituzioni e le simbologie repubblicane, Bruno Mondadori, pp. 146-148. URL consultato il 28 novembre 2014.
  4. ^ a b Inno nazionale, governo.it. URL consultato il 9 novembre 2014.
  5. ^ Andrea Castellano, La «leggenda Del Piave», Associazione Nazionale Carabinieri. URL consultato il 01-10-2009.
  6. ^ Nicola Della Monica, E.A.Mario sul Piave da leggenda, 12 gennaio 2009. URL consultato il 01-10-2009.
  7. ^ Bruna Catalano Gaeta, E. A. Mario: leggenda e storia, pag. 49, Liguori editore, Napoli 2006, ISBN 88-207-1837-5.
  8. ^ Fortunato Minniti, Il Piave, pag. 72, Il Mulino 2002
  9. ^ All'indomani della disfatta, il "tradimento" fu attribuito dal Generale Cadorna, ad alcuni reparti del IV corpo d’armata a alla II armata.
  10. ^ La Leggenda Del Piave. URL consultato il 07-12-2007.
  11. ^ Paolo Ruggieri, Canzoni italiane, Fabbri Editori, 1994, Vol. I, pag. 10.
  12. ^ La Leggenda del Piave inno d'Italia dal 1943 al 1946
  13. ^ Comune di Roma | Sito Istituzionale | Sistema Informativo Toponomastica
  14. ^ Vedi l'articolo on-line de la Repubblica.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]