Settenario

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Il settenario, nella metrica italiana, è un verso nel quale l'accento principale si trova sulla sesta sillaba: quindi, se l'ultima parola è piana comprende sette sillabe, mentre se è tronca o sdrucciola ne ha rispettivamente sei oppure otto.[1]

Viene spesso usato nei canti di Giacomo Leopardi, per esempio ne Il sabato del villaggio.

Esempi di versi settenari[modifica | modifica wikitesto]

Il settenario, assieme all'endecasillabo, è uno dei versi più importanti nella poesia italiana, e quindi è molto facile trovare degli esempi.

Come nella poesia "Il cinque maggio" di Alessandro Manzoni:

Ei fu. Siccome immobile
dato il mortal sospiro
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta [...]

dove si nota anche la varietà nel numero delle sillabe, dovuta all'abbondanza di versi sdruccioli e tronchi.

Anche un poeta come Giuseppe Ungaretti, nasconde settenari nelle sue opere: per esempio i due versi di Mattina possono essere metricamente letti come un settenario, così come i quattro versi di Soldati sono una coppia di settenari con cesura interna (peraltro variabile, tanto che esistono due versioni della poesia nelle quali il primo distico è rispettivamente Si sta come / d'autunno e Si sta / come d'autunno).

Note e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Luigi Beccaria (a cura di), Dizionario di linguistica, 2.ª ed., Einaudi, 2004, pp. 688, ISBN 9788806169428.