Friulano (vitigno)

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Friulano (vitigno)
Dettagli
SinonimiTocai Friulano, Tai (Veneto), Tuchì (Lombardia)
Paese di origineItalia Italia
Colorebacca bianca
Italia Italia
Regioni di coltivazioneFriuli-Venezia Giulia
Veneto
Lombardia
Emilia-Romagna
Marche
Umbria
Lazio
Abruzzo
Sardegna
DOCGLison
Rosazzo
DOCBagnoli di Sopra o Bagnoli
Bianco di Custoza o Custoza
Breganze
Colli Berici
Colli Euganei
Collio Goriziano o Collio
Corti Benedettine del Padovano
Friuli Aquileia
Friuli - Annia
Friuli Colli Orientali
Friuli Grave
Friuli Isonzo o Isonzo del Friuli
Friuli Latisana
Lison - Pramaggiore
Merlara
Piave
Riviera del Brenta
San Martino della Battaglia
Friuli o Friuli Venezia Giulia
Delle Venezie
http://catalogoviti.politicheagricole.it/result.php?codice=235

Il Friulano è un vitigno a bacca bianca, largamente coltivato in Friuli-Venezia Giulia. Fino al 2007 era denominato Tocai.

Caratteristiche ampelografiche del vitigno[modifica | modifica wikitesto]

Tralcio legnoso e di colore scuro con gemme piccole e schiacciate - foglia medio-grande, orbicolare, tri o pentalobata, seno peziolare chiuso e pagina inferiore glabra - grappolo medio, tronco-piramidale, alato e mediamente compatto - acino rotondeggiante (a volte leggermente ovoidale) con 1-2 vinaccioli di media grossezza e buccia pruinosa di colore verde-giallo.

La maturazione è medio-precoce, la vigoria è molto buona.

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Fino a pochi anni fa il vitigno Friulano prendeva il nome storico e famoso di Tocai Friulano. Alcuni accordi tra Italia e Unione Europea del 1993 hanno vietato l'utilizzo del nome "Tocai" a partire dal marzo del 2007, in quanto troppo simile a quello della denominazione di origine controllata ungherese del vino Tokaji e all'omonima zona di produzione. La somiglianza è relativa solo ed esclusivamente al nome in quanto il Tocai Friulano ed il Tokaji Ungherese sono completamente diversi come vini per colore, profumo, gusto e come metodi di produzione, e come vitigni (il vino Tokaji è prodotto tipicamente dai vitigni Furmint, Hárslevelü e Sárgamuskotály, che è un Muscat Blanc à Petits Grains). Da considerare anche che il Tokaji ungherese non è un unico vino, ma vari vini provenienti dalla stessa zona della città di Tokaj in quanto è una DOP con diverse tipologie di vino.

A gennaio 2008 la regione Friuli Venezia Giulia intentò un ulteriore ricorso per fare annullare la sentenza. Ma il 15 novembre 2008 la Corte Costituzionale giudicava costituzionalmente illegittima la legge regionale del Friuli Venezia Giulia 24/2007, che stabiliva la possibilità di utilizzare il nome Tocai per la vendita sul territorio italiano. Dalla vendemmia 2008, non è più consentito utilizzare il nome Tocai nelle etichette.

Le decretazioni effettuate comportano che, oltre al Tocai, in Friuli, sia fuorilegge il Tai e tajut, come risulta dalla normativa europea, che riserva assolutamente la denominazione Tai -e variazioni- al solo "fu Tocai", con provenienza dal Veneto.

Le decretazioni stabiliscono, in altri termini, che qualsivoglia "Tai" e tutte le variazioni di fantasia non possano altro che indicare il Tocai Veneto. In Lombardia, per la DOC San Martino della Battaglia, si è riesumato l'antico nome Tuchì per designare il vitigno.

Nel merito si applicano le normative europee relative alle indicazioni DOP e IGP.[1][2]

Altro sinonimo per il vitigno friulano è il nome "Tocai friulano" che non dovrebbe essere utilizzato per evitare qualsiasi confusione con il Tokaji.

Per evitare qualsiasi ambiguità o errore, occorre parlare di "Friulano" intendendo con questo l'ex vitigno (friulano) Tocai. Non si deve parlare di vino Tocai, dato che l'Italia ha perso il diritto di utilizzare un nome simile per qualsiasi vino a favore del Tokaji ungherese.

Origine del vitigno[modifica | modifica wikitesto]

E' stata avanzata un'ipotesi secondo la quale il vitigno ungherese Furmint (che è alla base del vino ungherese Tokaji) abbia origini italiane, e derivi dal nome della nobile friulana Aurora Formentini, che nel Seicento portò in Ungheria delle viti di Tocai friulano, come dote matrimoniale.

L'antico contratto matrimoniale di Aurora Formentini, quando andò in sposa al conte ungherese Adam Batthyany nel 1632, annovera, tra i vari beni portati in dote dall'antenata dei conti di San Floriano del Collio, anche «...300 vitti di Toccai...» coltivate già all'epoca nelle campagne di Mossa e San Lorenzo Isontino [3].

Questo, per i sostenitori della tesi, proverebbe l'origine italiana del vitigno Tocai.

La tecnica di vinificazione[modifica | modifica wikitesto]

Per la produzione di vino a base di friulano si utilizza la vinificazione in bianco. La maggior parte di vino ottenuto è secco anche se non mancano versioni di vini passiti o liquorosi a base di friulano: un esempio è la DOC lombarda San Martino della Battaglia liquoroso. Le uve vendemmiate vengono immediatamente portate in cantina, dove si provvede alla diraspa-pigiatura. Queste due tecniche, anche se effettuate con l'uso di un solo macchinario, devono essere ben distinte tra loro, in quanto per diraspatura si intende la separazione degli acini dal loro sostegno, cioè il raspo, mentre per pigiatura si intende lo schiacciamento dell'acino per ottenere la fuoriuscita dei gran parte del mosto. Al termine della pigiatura la "miscela" di mosto e bucce viene immessa nella pressa, un macchinario atto ad ottenere la maggior quantità di liquido possibile tramite la vera e propria pressatura delle bucce. Questo processo deve però essere abbastanza lento, per evitare che nel mosto da cui si otterrà il vino entrino sostanze non volute, come ad esempio i tannini ruvidi dei vinaccioli, delle sostanze polifenoliche che causano un'elevata astringenza del vino. Al termine della pigiatura il mosto viene portato nelle vasche di decantazione, dove viene trattato con degli enzimi (detti "pectolitici") o dei chiarificanti ("bentonite") per togliere la gran parte delle sostanze in sospensione. Al termine di questo processo, che può durare molte ore, si può dare inizio alla fermentazione alcolica inoculando nel mosto i lieviti del ceppo Saccharomyces cerevisiae. Questi lieviti utilizzano lo zucchero contenuto nel mosto per formare poi l'etanolo, ovvero l'alcool che noi percepiamo nel momento in cui beviamo il vino. Al termine della fermentazione, che dura più o meno 30 giorni, il vino ottenuto viene lasciato a riposo in un'altra vasca. Da qui, con successive lavorazioni e stabilizzazioni (travasi, filtrazioni,...) si arriva al momento dell'imbottigliamento. A questo punto il Friulano è pronto per essere consumato.

Diversi produttori hanno anche etichette dedicate al friulano vendemmia tardiva, passito e liquoroso.

Caratteristiche organolettiche del vino[modifica | modifica wikitesto]

La sua caratteristica principale, come vino, è il gradito profumo e sapore di mandorla amara, che porta quindi i produttori a non eccedere con i profumi dovuti all'invecchiamento. Se così fosse si avrebbe un vino troppo impegnativo, pesante, che sazia al primo sorso, non più elegante e beverino, come invece il Friulano dovrebbe essere. Un'altra evidente caratteristica di questo vino è il retrogusto amarognolo, gradito in quantità limitate ovviamente. Per quanto riguarda il colore, quello del Friulano deve essere caratterizzato da un giallo paglierino molto scarico; segno questo di gioventù e di eleganza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tocai Friulano: odissea senza fine | Blog di Aldo Rossi
  2. ^ http://www.rivistadirittoalimentare.it/rivista/2009-01/RAUSEO.pdf
  3. ^ Cristina Burcheri e Stefano Cosma, Vitti di Toccai... 300, Gorizia, Edizioni della Laguna, 2001, ISBN 978-8883450617.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]