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Fauno

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Statua raffigurante un fauno, II sec. d.C. conservata a Málaga
Fauno ubriaco. Statua romana raffigurante un fauno ubriaco, I secolo d.C., conservata a Saragozza

Fauno è un'antica divinità della natura appartenente alla mitologia romana. Più precisamente è un genio[1] della campagna e delle greggi, e si distingue da Silvano che proteggeva i boschi. Ha una controparte femminile, l'antichissima Fauna[2]. In epoca tarda fu fatto corrispondere, secondo l'interpretatio romana, al dio Pan e al satiro della mitologia greca, benché quest'ultimo fosse più legato al culto del dio Dioniso, Bacco per i Romani.

Epiteti e caratteristiche

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Si tratta di una delle più antiche divinità italiche. Fauno era il genio della campagna, dei pascoli e dell'agricoltura, e si contrapponeva al genio dei boschi, Silvano, con cui però ha finito per confondersi. In versioni tarde fu identificato al dio greco Pan, oltre che al Satiro.

Era anche chiamato "Luperco", in qualità di difensore delle greggi e degli abitanti della campagna dagli assalti dei lupi e lupo egli stesso (Lupercus = lupus + hircus).

Il suo aspetto era dalle forme umane, ma con fianchi e gambe ricoperte di pelle di pantera o di capra[1], una corona di foglie in testa[1]. È raffigurato mentre tiene un corno nella mano destra e una cornucopia o una clava nella mano sinistra[1].

Come identificato a Pan e al Satiro viene raffigurato come un essere umano con orecchie a punta, corna, coda e zampe caprine. Aveva come passatempi cacciare e corteggiare le ninfe. Amava suonare la siringa ed era portatore di istinti sessuali. Aveva inoltre l'abitudine di "sedersi" sul busto delle persone che dormivano, facendo venire gli incubi.


Condivide alcune caratteristiche dei krampus delle tradizioni alpine pre-cristiane.

Pál Szinyei Merse, Un fauno mentre suona il flauto di Pan XIX secolo

Secondo il mito, istituì i Salii[senza fonte] e i Luperci, le due sodalitates dedicate al culto iniziatico di Marte

In una versione della mitologia romana, ripresa nell'Eneide da Virgilio, Fauno è un antico re del Lazio, nipote di Saturno o di Marte, figlio di Pico e Canente o Pomona, e secondo sposo di Marica, dalla quale ebbe Latino. Dopo la morte fu venerato, sia come protettore di raccolti e armenti (Inuus)[3], sia per le sue facoltà di oracolari (Fatuus). Secondo un'altra versione latina, Fauno era figlio di Giove e della maga Circe. La sua sposa era Fauna, chiamata anche Fatua, identificata con l'antichissima Bona Dea[2].

Insieme a una ninfa siciliana avrebbe generato invece il bellissimo pastore Aci.

Secondo altre fonti, i Fauni sarebbero stati antichi pastori, abitanti, ai primordi del mondo, nel territorio sul quale verrà fondata Roma.[3]

L'unico tempio a lui dedicato in Roma, il Tempio di Fauno, si trovava sull'Isola Tiberina.

Nei pressi di un bosco situato nelle vicinanze della fontana Albunea, lungo il percorso tra Lavinium ed Albalonga, si trovava il celebre oracolo dedicato al dio Fauno, a cui si sarebbe rivolto il re Latino.

A Fauno erano dedicate due feste: le Faunalia il 5 dicembre e le Lupercalia dal 13 al 15 febbraio:

  • Nelle comunità rurali, ricorrevano le Faunàlia il 5 dicembre: tale festa veniva celebrata tra danze e processioni[2]. È da notare che nello stesso periodo vi è la processione dei Krampus nei paesi di lingua tedesca: come i fauni, secondo la leggenda anche i Krampus sono originariamente riconoscibili per le zampe di caprone.
  • I Lupercalia erano feste purificatorie, che si celebravano nei giorni nefasti di febbraio, mese purificatorio[4] (dal 13 fino al 15 febbraio), in onore del dio Fauno nella sua accezione di Luperco (in latino Lupercus), cioè protettore del bestiame ovino e caprino dall'attacco dei lupi. La festa consisteva nell'allontanare due gruppi di sacerdoti nelle foreste, truccati in modo spaventoso, cioè vestiti con le pelli degli animali sacrificati. Si pensa che tale rito avesse anche funzione iniziatica all'età adulta. Si teorizza anche che questa festa sia l'antenata dell'attuale san Valentino, cioè la festa degli innamorati.[senza fonte]

Epoca medioevale

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Johann Heinrich Füssli riprende il motivo medievale del fauno che si siede sul petto del dormiente e provoca un incubo

Nei primi secoli dell'era cristiana, molte divinità pagane vennero demonizzate e i Fauni furono associati ai Satiri e ai Silvani. Furono poi associati al demonio Incubo. La figura del Fauno diverrà in seguito quella del diavolo-tipo. Nello stesso periodo, però, i Fauni vennero anche convertiti in esseri non malvagi, simili a elfi, folletti o goblin.

Epoca moderna

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Il Fauno di Carlos Schwabe, (1923)

Nell'epoca moderna i Fauni sono stati spesso soggetto di dipinti ed opere d'arte, nonché sono presenti in libri, film e produzioni varie, essendo diventati anche figure ricorrenti del genere fantasy. Col tempo si è voluto distinguere i Fauni dai Satiri, riprendendo per i fauni l'iconografia di Pan, cioè caproni antropomorfi.

Nella cultura di massa

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Musica e danza

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  • Nel secondo capitolo della saga del draghetto Spyro, intitolato Spyro 2: Gateway to Glimmer, sono presenti diversi Fauni femmina. Il principale è senza dubbio Elòra, amica e aiutante di Spyro, che si mostra come una donna con le zampe, gli zoccoli e la coda da cavallo. Nel mondo Colline Frattura invece appaiono, assieme a dei Satiri, altri Fauni di genere femminile, resi curiosi dallo yo-yo con cui giocano continuamente.
  • Appaiono in God of War II dove, a differenza dei Satiri, appaiono come creature con gambe da capra ma con busto da non-morto.
  • Appare nel videogioco Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l'armadio.
  • Nel mezzo, un prato; è coperto di verdeggiante muschio, da una roccia sgorgava una vena d'acqua perenne; ad essa quasi soltanto Fauno e Pico si dissetavano (Ovidio, Fasti).
  • Si rivolge agli oracoli di Fauno, il padre profetico, e consulta i divini boschi sotto l'alta Albunea, massima tra le selve, che risuona dal sacro fonte ed esala violenti vapori mefitici. (Virgilio, Eneide).
  • Il detto più famoso del Fauno a chi lo interrogava era: "ogni tipo di saggezza umana è vana". (Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina).
  • Ma l'esistenza mi attira, mi vedo riflesso sulle acque del lago, sogno pomeridiano di un fauno che si sveglia. (Franco Battiato, Serial killer, L'imboscata, 1996).

Nell'Eneide, che menziona più di una volta il dio dei boschi, si fa riferimento anche a un mortale omonimo del dio, padre di Tarquito, un giovane guerriero ucciso da Enea nella guerra latina. Tarquito risulta essere comunque un semidio, in quanto sua madre è la ninfa Driope.

  1. 1 2 3 4 fauno, in Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani.
  2. 1 2 3 Giulio Giannelli, FAUNA e Fauno, su treccani.it, 1934.
  3. 1 2 Massimo Izzi, "Faunus/fauni", in "Dizionario dei mostri", Roma, L'Airone, 1997, p. 48, SBN LO10427296.
  4. Plutarco, Vita di Romolo, 21, 4.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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