Fabio Sargentini

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Fabio Sargentini e Cannonata di Pino Pascali (1976)

Fabio Sargentini (Roma, 26 agosto 1939) è un gallerista, attore, regista e scrittore italiano. È conosciuto come gallerista d’avanguardia e direttore della storica Galleria L'Attico di Roma. Nella sua carriera di gallerista ha lanciato molti artisti tra cui Pino Pascali, Jannis Kounellis, Luigi Ontani, Piero Pizzi Cannella, Nunzio, Sergio Ragalzi, Giancarlo Limoni, Claudio Palmieri, Enrico Luzzi, Marco Tirelli, Claudio de Paolis e si è adoperato per superare lo steccato tra le arti: dalla sua galleria sono infatti passati non solo la pittura e la scultura contemporanea, ma il teatro, la musica e la danza. Fabio Sargentini ha sempre accompagnato la sua attività di gallerista d'avanguardia[1] a quella teatrale e letteraria. Ha promosso diversi festival di danza e musica e dal 1979 ha messo in scena diverse opere teatrali. Sul versante letterario ha inoltre pubblicato diversi volumi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e la prima galleria[modifica | modifica wikitesto]

Fabio Sargentini nasce a Roma il 26 agosto del 1939. Nel novembre 1957, al fianco del padre Bruno, fonda a Roma la Galleria l’Attico, che inaugurata con una mostra collettiva il 25 novembre. Nella prima sede in Piazza di Spagna, esposero principalmente artisti ormai affermati come Vasco Bendini, Jean Fautrier, Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Sebastian Matta, René Magritte, Victor Brauner. Nel 1966 l'Attico ospita le personali di Pino Pascali e Umberto Bignardi. Nel 1967, le mostre di Pino Pascali e Jannis Kounellis gettarono le basi di quello che diventerà più tardi L'Arte Povera[2]

Nel 1967 si tiene la Collettiva all'Attico "Fuoco, Immagine, Acqua, Terra", Roma. Testi di Alberto Boatto e Maurizio Calvesi. Espongono Bignardi, Ceroli, Gilardi, Kounellis, Pascali, Pistoletto.

In questa mostra Kounellis presentò "Margherita di fuoco", fiore in metallo. Dal suo cuore usciva una fiamma aguzza alimentata da un cannello a gas che faceva da gambo. Il catalogo comprende due opere di Pascali: "1 metro cubo di terra, 2 metri cubi di terra" e "9 metri quadri di pozzanghere". È proprio con riferimento all'uso dei mitici elementi naturali base delle alchimie classiche e rinascimentali che Calvesi sottolinea "il clima di eccitata tensione che accompagnò questa memorabile mostra, l'euforica sensazione di una svolta antropologica e radicale nel modo di fare arte". Bignardi proponeva "Rotor vision", doppio cilindro con apparato elettrico ruotante che consentiva di alternare lungo la sua circonferenza luminosa il film "Motion vision"e diapositive: volendo, il quinto elemento di aristotelica memoria, la luce[3].

Gli anni '70[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1968, la precoce morte di Pino Pascali per un incidente automobilistico, gettò Sargentini, suo amico fraterno, in un profondo stato di sconforto, fino alla chiusura della galleria di Piazza di Spagna, per riaprirla il il 14 gennaio 1969 in una sede nuova in Via Beccarla. Nei mesi precedenti infatti, l'incontro con la performer italoamericana Simone Forti ed i suoi racconti dell'esperienza newyorkese, in cui "musicisti, danzatori, scultori, pittori collaboravano fra loro (...) cercavano spazi diversi nell'ottica della commistione delle arti, una chiesa sconsacrata, il greto di un fiume, il roof di un grattacielo..."[2], aprirono a Sergentini nuove potenzialità, portandolo ben presto a viaggiare fra Roma e New York, nel tentativo di formare un ponte fra la capitale e la grande mela. Vengono così presentati nel 1969, presso L'Attico di Via Beccarla, i due compositori del minimalismo americano Terry Riley e La Monte Young. Negli anni successivi, Sergentini collaborò con Simone Carella del Beat '72 alla creazione di festival di musica e di danza, portando in questi luoghi Philip Glass, Steve Reich, Charlemagne Palestine, Joan La Barbera e di nuovo La Monte Young, che presenta in anteprima assoluta The Well Tuned Piano[2], le danzatrici e performer Trisha Brown, Simone Forti[4] e le proiezioni dei videoartisti Gerry Schum e Marisa Merz.

L’esordio artistico romano fondamentale di Gino De Dominicis, che avviene con il Gruppo Laboratorio 70 di Via Brunetti, ampiamente documentato nel cortometraggio Esperienze del 1968-69, dove il Gruppo Laboratorio 70 di Via Brunetti fa un importante performance in Piazza del Popolo a Roma, che vede De Dominicis su un trattore, Marcello Grottesi con una corazza e pattini a rotelle, e Paolo Matteucci su un Velocipide a vapore. In un seguito Sargentini chiese al Gruppo di Via Brunetti di entrare nella sua Galleria, ma soltanto De Dominicis accettò, ed espose la sua prima personale 5 novembre del 1970 presso L'Attico.

Le sue pièce teatrali Peter Pan e Ballerina segnano , nel 1979, l’avvento in Italia del teatro concettuale.

Nel 2003 è tornato alla regia teatrale insieme a Elsa Agalbato con Il sogno di Orfeo.

Negli ultimi anni la sua attenzione si rivolge ai giovani pittori e scultori:Matteo Montani, Luca Padroni, Giuseppe Capitano e Paolo Picozza, Luigi Puxeddu.

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

Tra le mostre all’Attico ha curato:

Musica e Danza[modifica | modifica wikitesto]

Come ideatore e organizzatore di festival di danza e musica ha curato: Danza Volo Musica Dinamite, 1969; Festival di musica e danza, 1972; Tantra Yoga Raga, 1973; Festival of East-West Music - Concerti di musica orientale e occidentale, 1974; India America, 1977; Relax 1977; 4 Pianoforti, 1999, Sitar Guitar 2000.

Opere letterarie[modifica | modifica wikitesto]

L’amico della luna, De Luca Editore, 1984; Deserto di rose, Edizioni L’Attico, 1986; Foglie volate, Edizioni De Luca, 1987; Diario per modo di dire, Scheiwiller, 1995; Il balcone di Trilussa, Roma, 1999, Il pescatore di perle, Edizioni della Cometa, 2002; Diarietto teatrale, Edizioni della Cometa, 2005; Il mio doppio fuma l’oppio, Edizioni L’Obliquo, 2008. Le sue poesie sono apparse sulla rivista Nuovi Argomenti.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Peter Pan e Ballerina (Teatro Beat 72, 1979), con Elsa Agalbato a partire dal 2003 firma le regie di: Il sogno di Orfeo, (Sala 1, 2003); Lui? e Ragazzaccio!, (Teatro Due, 2004); Bois ton sang, Beaumanoire, (Teatro Due, 2005); Happy Journey, (Associazione Culturale Senzatitolo, 2005); 2005 Viva Villa lettura integrale dell’Odissea tradotta da Emilio Villa, Doppio Shakespeare. Otto personaggi per sedici interpreti, 2007, Obliquo Pirandello, 2010

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabio Sargentini performance, L'Attico gallery Roma 1976. Fotografia. URL consultato il 1 giugno 2009.
  2. ^ a b c Valerio Mattioli, Roma 60. Viaggio alle radici dell'underground italiano. Parte terza, Blow Up, #189 febbraio 2014, Tuttle Edizioni
  3. ^ Calvesi, M., 1990, Roma Anni Sessanta, al di là della pittura, Roma, edizioni Carte Segrete
  4. ^ Luca Lo Pinto C'era una volta... Roma: luoghi di storia dell'arte contemporanea. «UnDo.net» 7 luglio 2006. URL consultato il 2 giugno 2009.
  5. ^ D'ailleurs, c'est toujours les autres qui meurent, «Stile.it», 14 giugno 2006. URL consultato il 1 giugno 2009.
  6. ^ Naima Morelli, Hard Art, «Artkey», 9 marzo 2009. URL consultato il 1 giugno 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Valerio Mattioli, Roma 60. Viaggio alle radici dell'underground italiano. Parte terza, Blow Up, #189 febbraio 2014, Tuttle Edizioni
  • Giancarlo Politi (a cura di), Fabio Sargentini. Milano, Giancarlo Politi Editore, 1990. ISBN 978-88-7816-032-3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]