Discarica di Malagrotta

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Coordinate: 41°51′17.22″N 12°20′16.22″E / 41.854782°N 12.337838°E41.854782; 12.337838 La Discarica di Malagrotta è il principale sito di stoccaggio a lungo termine dei rifiuti solidi urbani indifferenziati della città di Roma e di parte della sua provincia da parte dell'AMA. È situata nella periferia ovest della città, nella tenuta di Malagrotta, dalla quale prende il nome, in zona Castel di Guido. Secondo alcuni è la più grande discarica d'Europa [1]: 240 ettari, tra le 4500 e le 5000 tonnellate di rifiuti scaricati ogni giorno, 330 tonnellate di fanghi e scarti di discarica prodotti ogni anno. A Malagrotta, che è di proprietà dell'imprenditore Manlio Cerroni di Pisoniano[2], arrivano anche i rifiuti speciali degli aeroporti di Ciampino e Fiumicino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 2003 ed il 2004 la produzione di rifiuti nella provincia di Roma e il conseguente conferimento in discarica è aumentato del 6%: questa percentuale grava quasi interamente su Malagrotta, poiché gli altri tre impianti di smaltimento dei rifiuti della provincia, ovvero Albano Laziale, Bracciano e Guidonia, di cui peraltro uno in chiusura (Albano), non hanno un peso fondamentale nello smaltimento.[3] Nel 2004 così la discarica di Malagrotta avrebbe raggiunto la saturazione, tuttavia l'amministrazione regionale provvide ad ampliare il terreno della discarica.[4]

La discarica di Malagrotta avrebbe dovuto chiudere il 31 dicembre 2007 in forza della normativa europea che vieta di conferire in discarica rifiuti allo stato grezzo: tuttavia il Governo ha autorizzato l'apertura della discarica fino al dicembre 2008[3], anche se il commissario straordinario per l'Emergenza Rifiuti del Lazio, Piero Marrazzo, ha prorogato, il 25 luglio del 2007, l'apertura della discarica solo fino al maggio 2008.[4]

In luogo della discarica, il gruppo CO.LA.RI. (Consorzio Laziale Rifiuti) di proprietà dello stesso Manlio Cerroni, e proprietario del sito di trattamento e smaltimento di Malagrotta, sta costruendo due gassificatori di CDR (Combustibile derivato da rifiuti) a Malagrotta, la cui costruzione è stata decisa dalle ordinanze n° 14 e 16 del 2005 firmate dall'allora Commissario Straordinario per l'Emergenza Rifiuti del Lazio Verzaschi, tuttavia posto sotto sequestro[5]. Questi impianti, avrebbero dovuto cooperare con gli inceneritori già in funzione nel Lazio a Colleferro e San Vittore e con quelli in progettazione ad Albano Laziale, sulla via Appia, tuttavia, proprio a Colleferro sono stati posti sotto sequestro[6].

Successivamente dissequestrato, al pari degli impianti di Colleferro, è stata in esercizio una linea di gassificazione ed in via di realizzazione altre due.

L'invaso di discarica è, al 2011, in esercizio in proroga, nonché oggetto di una procedura di bonifica per l'inquinamento delle acque sotterranee accertato dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio.

Il 24 ottobre 2011 il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha disposto l'esproprio di due terreni in località Giardini di Corcolle-San Vittorino (comune di Roma) e Quadro Alto (comune di Riano), "al fine del superamento dell'emergenza determinata dalla prossima chiusura della discarica di Malagrotta".[7] Il sito di Quadro Alto, recentemente acquistato da Manlio Cerroni,[8] era già stato proposto come sito alternativo a Malagrotta dallo stesso Cerroni nell'ottobre 2009, assieme ad altri due terreni posti in comune di Roma nelle località Monti dell'Ortaccio e Pian dell'Olmo.[7]

Nell'ambito della battaglia legale per impedire l'esproprio dei terreni di Corcolle, il 9 maggio 2012, il proprietario dei suoli ottiene tramite il TAR del Lazio[9] il deposito degli atti da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Nel marzo 2013 l'Italia è stata denunciata alla corte europea di giustizia dalla commissione europea per l'ambiente in quanto parte dei rifiuti scaricati nella discarica non avrebbe subito il trattamento meccanico biologico (MBT) richiesto dai regolamenti europei per ridurre la consistenza volumetrica dei rifiuti, e facilitare un loro eventuale possibile recupero. I commissari europei non hanno giudicato sufficiente lo schiacciamento e trituramento del materiale che viene effettuato sul materiale senza una selezione dello stesso e senza stabilizzazione della frazione organica[10].

Il 13 agosto 2013 il sindaco di Roma, Ignazio Marino, annuncia la chiusura della discarica[11] per il 30 settembre. Sarà dichiarata ufficialmente chiusa il 1º ottobre 2013 dallo stesso sindaco insieme al governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti.

Il 9 gennaio 2014 il reparto ecologico dei carabinieri NOE, comandati da Sergio De Caprio, noto come Ultimo, arresta 7 persone, tra cui Manlio Cerroni e l'ex presidente della regione Lazio Bruno Landi[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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