Chiesa cristiana siriaca giacobita

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Chiesa cristiana siriaca giacobita
Syriac orthodox COA.svg
ClassificazioneOrtodossa, dipendente dal Patriarcato di Antiochia
OrientamentoChiesa non calcedonese
FondatoreSan Tommaso apostolo
FondataI secolo
AssociazioneChiese ortodosse orientali
DiffusioneKerala
Linguasiriaco, malayalam
Ritosiriaco occidentale
PrimateCatholicos
Aboon Mor Baselios Thomas I (dal 2002)
SedePuthencuriz, in Kerala
Struttura organizzativa3 diocesi
Fedeli1 milione
Ospedali13
Scuole primarie270 scuole
Istituti educativi di livello superioresei collegi
Sito ufficiale
La sede della Chiesa cristiana siriaca giacobita a Puthencruz.
Mor Baselios Thomas I, catholicos della Chiesa cristiana siriaca giacobita dal 2002.

La Chiesa cristiana siriaca giacobita[1][2][3][4][5][6][7][8] (detta anche Chiesa ortodossa giacobita siro-malankarese) è una Chiesa ortodossa orientale autonoma connessa canonicamente alla Chiesa ortodossa siriaca, di cui è parte integrante, sotto la giurisdizione del Patriarca di Antiochia, riconosciuto come guida suprema.[9]

Al vertice della Chiesa è posto il Catholicos, che ha sede nella città di Puthencruz, nel distretto di Kochi, in Kerala; questi occupa il secondo posto nell'ordine gerarchico della Chiesa ortodossa siriaca, dopo il patriarca di Antiochia, e, in qualità di suo delegato, presiede al Santo Sinodo della Chiesa cristiana siriaca giacobita.[10]

L'attuale titolare è, dal 26 luglio 2002, Aboon Mor Baselios Thomas I, che porta il titolo di «Catholicos dell'Est» e «Catholicos del Trono apostolico di San Tommaso e metropolita malankarese».

La Chiesa cristiana siriaca giacobita adotta la liturgia siriaca occidentale, come la Chiesa ortodossa siriaca del Malankara; quest'ultima però, avendo dichiarato la propria autocefalia, non ha rapporti con il Patriarcato di Antiochia.[11]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Come parte dei Cristiani di San Tommaso, questa Chiesa trae le sue origini da Tommaso Apostolo, che ha proseliti in India fin dal I secolo. Diversi racconti della tradizione lo danno in arrivo via mare[12] o via terra.[13] Non vi è alcuna prova diretta contemporanea dell'arrivo di San Tommaso in India, ma un Ebreo romano come Tommaso Apostolo avrebbe certamente potuto effettuare tale viaggio; comunità come gli Ebrei di Cochin e i Bene Israel sono note per essere esistite in India in quel periodo.[14] Il primo testo con collegamenti a San Tommaso in India sono gli Atti di Tommaso, scritti a Edessa forse nel II secolo.[13] Alcune primigenie fonti indiane, come il Thomas Parvam ("Canzone di Tommaso"), hanno fatto espandere ulteriormente la tradizione dell'arrivo dell'apostolo e le sue attività in India.[15] Secondo la tradizione, si recò dapprima nel quartiere di Maliankara (Paravur) fondando le Sette Chiese, la Ezharapallikal: Cranganore (malayalam:കൊടുങ്ങല്ലൂര്‍), Paravoor (Kottakavu) (malayalam:കോട്ടക്കാവ്), Palayoor (malayalam:പാലയൂര്‍), Kokkamangalam (malayalam:കൊക്കമംഗലം), Niranam (malayalam:നിരണം), Chayal (Nilackal) (malayalam:നിലക്കല്‍) e Kollam (Quilon) (malayalam:കൊല്ലം ).[16] Eusebio di Cesarea afferma che Panteno visse in una comunità cristiana in India nel II secolo,[14][17] mentre i riferimenti alla missione indiana di San Tommaso appaiono nelle opere di scrittori del III e IV secolo dell'Impero Romano, tra cui Ambrogio di Milano, Gregorio di Nazianzo, San Girolamo, e Efrem il Siro,[18] mostrano che la tradizione di San Tommaso era ben diffusa in tutto il mondo cristiano a quel tempo.[19]

Qualunque sia la storicità della tradizione di San Tommaso, la prima presenza cristiana organizzata in India risale al III secolo, quando i coloni e missionari di rito siriaco orientale provenienti dalla Persia, membri della Chiesa nestoriana, si stabilirono nel Malankara.[20] Un ulteriore contributo all'ulteriore crescita della comunità fu dato dalla missione di Tommaso di Cana, un Nestoriano che, dal Medio Oriente, si stabilì nella regione per alcuni anni tra il IV e il V secolo.[19] La comunità cristiana conosciuta come i Knanaya ("Quelli del Sud") fa risalire le proprie origini a Tommaso di Cana, mentre il gruppo noto come i Nasrani ("Quelli del Nord") rivendica la propria discendenza dagli indiani convertiti dall'Apostolo Tommaso che si sposarono con i figli di Tommaso di Cana avuti dalla sua concubina, o seconda moglie.[19]

Nei secoli successivi, mentre la comunità crebbe e l'immigrazione dei cristiani dell'Est ("Assiri") aumentò, si rafforzò il legame con la Chiesa d'Oriente, al cui vertice era la città mesopotamica di Seleucia-Ctesifonte. Dal IV secolo il Patriarca della Chiesa d'Oriente fornì all'India il clero, i testi sacri e le infrastrutture ecclesiastiche[non chiaro], e attorno al 650 il Patriarca Ishoyahb III consolidò la gerarchia della Chiesa dell'Est sulla comunità cristiana di San Tommaso.[21] Nell'VIII secolo il Patriarca Nestoriano Timoteo I organizzò la comunità istituendo la Provincia ecclesiastica dell'India, una delle grandi "province esterne" (cioè lontana e separata dalla sede metropolitana). Da questo momento la Provincia dell'India fu guidata da un vescovo metropolita, proveniente dalla Persia, il "Vescovo Metropolita della Sede di San Tommaso e di tutta la Chiesa cristiana dell'India".[19] La sua sede metropolita fu probabilmente a Cranganore, (o forse Mylapore), dove si trovava il santuario di San Tommaso.[19] Sotto la sua giurisdizione vi erano un numero variabile di vescovi, così come un Arcidiacono indiano, che aveva autorità sul clero e che deteneva anche un forte potere temporale.[19]

L'Arcidiacono nella Chiesa malankarese[modifica | modifica wikitesto]

La carica di Arcidiacono (il più alto grado sacerdotale non di rango vescovile) ha avuto una grande importanza nella chiesa malankarese nei secoli che hanno portato alla formazione di una Chiesa indipendente. Anche se canonicamente subordinato al Metropolita, l'arcidiacono esercitava un grande potere spirituale e temporale: oltre ad essere la guida civile della comunità, era anche il capo facente funzioni della Chiesa indiana nel periodo in cui il vescovo della provincia ecclesiastica era vacante. A differenza del vescovo Metropolita, che era sempre un siriano d'Oriente inviato dal Patriarca, l'arcidiacono era un cristiano di San Tommaso "nativo". La carica fu per secoli ereditaria, appartenendo alla famiglia Pakalomattam, che sostenne di avere un collegamento privilegiato o diretto con Tommaso Apostolo.[19][22]

Non si hanno molte informazioni sull'arcidiaconato nel periodo precedente all'arrivo dei portoghesi, ma il patriarca nestoriano Timoteo I (780 - 823) denominò l'Arcidiacono dell'India "capo dei fedeli in India", il che implica l'attribuzione di un rango elevato, almeno in quel momento.[23] Nel periodo documentato della sua storia, l'incarico di arcidiacono è sostanzialmente diverso in India che nel resto delle chiese orientali o di altre Chiese cristiane. Nella Chiesa d'Oriente intesa in senso lato, ogni vescovo è stato affiancato da un arcidiacono, ma in India vi era sempre e solo un arcidiacono, anche quando la provincia aveva diversi vescovi territoriali.[24]

Dopo il crollo della gerarchia della Chiesa d'Oriente in gran parte dell'Asia, avvenuto nel XIV secolo, l'India è stata di fatto tagliata fuori dal cuore della Chiesa della Mesopotamia e il contatto formale fu reciso. Verso la fine del XV secolo, l'India non aveva un Vescovo metropolita da diverse generazioni; l'autorità tradizionalmente associata a tale carica era stata rivestita dall'arcidiacono.[25] Nel 1491 l'arcidiacono inviò degli emissari al Patriarca della Chiesa d'Oriente, così come al Papa della Chiesa di Alessandria e al patriarca siro-ortodosso di Antiochia, con la richiesta di un nuovo vescovo per l'India. Il Patriarca della Chiesa d'Oriente Shemʿon IV Basidi rispose consacrando due vescovi, Thoma e Yuhanon, inviandoli in missione in India.[25] Questi vescovi aiutarono a ricostruire le gerarchie ecclesiastiche ed a ristabilire i legami fraterni con il patriarcato, ma gli anni di separazione avevano fortemente influenzato la struttura della Chiesa indiana. Anche se ricevuto col massimo rispetto, il metropolita fu trattato come un ospite nella propria diocesi; l'arcidiacono si era saldamente affermato come il vero detentore del potere nella comunità malankarese.[26]

L'arrivo dei Portoghesi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: India portoghese.

Quando i Portoghesi arrivarono in India nel 1498, i Cristiani di San Tommaso si trovavano in una situazione difficile. La comunità cristiana, anche se prosperava per la forte partecipazione nel commercio delle spezie e protetta da una milizia formidabile, era sottoposta alla pressione dei potenti ragià di Calicut, Regno di Cochin, e dei vari piccoli regni della zona. Quando i primi portoghesi, guidati da Vasco da Gama, arrivarono sulla costa sud dell'India, i leader dei fedeli di San Tommaso li accolsero favorevolmente ed proposero ai loro fratelli cristiani una formale alleanza.[27] I portoghesi, che avevano interesse ad inserirsi nel commercio delle spezie e ad espandere il proprio dominio su nuovi territori, colsero subito questa opportunità.[28]

I portoghesi portarono in India un tipo di cristianesimo altamente militante, il prodotto di secoli di lotta durante la Reconquista, che speravano di diffondere in tutto il mondo.[29] Per facilitare questo obiettivo fondarono il reale Padroado, una serie di trattati e decreti con i quali il Papa conferì al governo portoghese determinati poteri in materia ecclesiastica nei territori stranieri da loro conquistati.[30] I portoghesi si insediarono a Goa e vi stabilirono una gerarchia ecclesiastica; subito si proposero di riportare i cristiani indigeni sotto il loro dominio. Il sistema coloniale fu ritenuto necessario per condurre i Cristiani di San Tommaso completamente nel Rito Latino, sia nel conformarli ai costumi della Chiesa Cattolica e nel sottoporli all'autorità dell'Arcivescovo di Goa.

Dopo la morte del Metropolita Mar Jacob nel 1552, i portoghesi moltiplicarono i loro sforzi per soggiogare i Cristiani di san Tommaso.[31] La resistenza da parte degli indigeni fu vanificata dagli eventi violenti che accadevano in Mesopotamia, che fecero declinare la sede metropolitana della Chiesa d'Oriente, lasciandoli privi di collegamenti con la gerarchia ecclesiastica. Nel 1552, anno della morte di Mar Jacob, una scisma nella Chiesa d'Oriente portò a due patriarcati rivali, uno dei quali entrò in comunione con la Chiesa cattolica, mentre l'altro rimase autocefalo. Successivamente, i due Patriarchi inviarono propri Vescovi in India, ma i Portoghesi furono sempre in grado di condizionare i nuovi arrivati, oppure di convertirli al cattolicesimo.[32] Nel 1575 il Padroado dispose che nessun Patriarca potesse più nominare prelati per la comunità senza il consenso portoghese, tagliando così il legame secolare tra i Cristiani di San Tommaso e la gerarchia d'oriente.[33]

Nel 1599 morì l'ultimo Metropolita, Abraham. L'Arcivescovo di Goa, il portoghese Aleixo de Menezes, aveva assicurato la sottomissione del giovane Arcidiacono George, il più alto rappresentante rimanente della gerarchia ecclesiastica nativa.[34] Nello stesso anno l'Arcivescovo Menezes convocò il Sinodo di Diamper, che approvò una serie di riforme organizzative e liturgiche per la Chiesa indiana. Le parrocchie furono portate direttamente sotto l'autorità dell'Arcivescovo. Al sinodo fu lanciato l'anatema contro alcuni costumi indiani definiti "superstiziosi"; la liturgia indigena, il Rito malabarese, fu depurata degli elementi inaccettabili per i canoni della liturgia latina.[35] Anche se i Cristiani di San Tommaso erano allora entrati ufficialmente a far parte della Chiesa Cattolica, il comportamento dei portoghesi nel corso dei decenni successivi alimentò il risentimento in alcune parti della comunità, portando di fatto all'inizio di una forma di resistenza.[36]

Dalla Croce di Coonan ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Gregorios di Parumala, il primo Santo della Chiesa cristiana siriaca giacobita.

Nei decenni successivi le tensioni tra i prelati latini e ciò che rimaneva della gerarchia autoctona aumentarono. Le premesse di nuovi scontri si ebbero nel 1641 con l'ascesa di due nuovi protagonisti su entrambi i lati della contesa: Francisco Garcia, nominato Arcivescovo di Kodungalloor e l'Arcidiacono Mar Thoma, nipote e successore dell'Arcidiacono George.[37] Nel 1652 la situazione di scontro crescente si complicò ulteriormente con l'arrivo in India di una figura poco conosciuta, di nome Ahatallah.[37][38]

Col passare degli anni, il governo oppressivo del Padroado portoghese alimentò ulteriormente il risentimento della comunità cristiana autoctona. La prima protesta ebbe luogo nel 1653 e divenne nota come il Koonan Kurishu Satyam ("Giuramento della Croce pendente"). Sotto la guida dell'Arcidiacono Mar Thoma, i Cristiani di San Tommaso giurarono pubblicamente a Matancherry, (nel Cochin), che non avrebbero obbedito ai vescovi portoghesi né ai missionari gesuiti. Nello stesso anno, ad Alangad, Mar Thoma fu ordinato, con l'imposizione delle mani da parte di dodici sacerdoti, primo Metropolita indigeno del Kerala, assumendo il nome di Mar Thoma I.

Il "Giuramento della Croce pendente" fu sottoscritto da 116 chiese tra il 1661 e il 1662. Di queste, 84 rimasero fedeli alla Chiesa cattolica, mentre le rimanenti 32 riconobbero l'autorità di Mar Thoma I.

Nel 1665 arrivò in India Mar Gregorios Abdul Jaleel, un vescovo inviato dal Patriarca siro-ortodosso di Antiochia. I Cristiani di san Tommaso che rimanevano sotto la guida dell'Arcidiacono lo accolsero con favore.[39][40] La visita conferì al ramo della chiesa che faceva riferimento a Mar Thoma l'autorità spirituale del Patriarcato antiocheno, che gradualmente reintrodusse le usanze e i testi e la liturgia siro-occidentale nella costa del Malabar. Da allora la Chiesa cristiana siriaca giacobita pratica il rito siriaco occidentale.

Dalle 84 chiese che dopo il Giuramento della Croce pendente rimanevano cattoliche, con le loro congregazioni, è nata la Chiesa cattolica siro-malabarese. Dalle altre 32 chiese, con le loro congregazioni, che restavano sotto l'autorità dell'Arcidiacono, hanno avuto origine:

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1996 il vertice della chiesa è il Catholicos Mar Baselios Thomas I, nato il 22 luglio 1929 a Puthencruz (Kerala, India), sede della chiesa di cui è diventato Catholicos.

Il censimento 2011 del Kerala indicò che i suoi 482.762 fedeli costituivano l'1,4% della popolazione dello stato, il 7,9 dei cristiani.[42]

Cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei vescovi responsabili, dei metropoliti e dei catholicoi della Chiesa cristiana siriaca giacobita.[43]

Vescovi responsabili[modifica | modifica wikitesto]

  • Mar Thoma I (1653-1670)
  • Mar Thoma II (1670-1686)
  • Mar Thoma III (1686-1688)
  • Mar Thoma IV (1688-1728)
  • Mar Thoma V (1728-1765)
  • Mar Dionysius I (noto anche come Mar Thoma VI) (1765-1808)
  • Mar Thoma VII (1808-1809)
  • Mar Thoma VIII (1809-1815)
  • Mar Dionysius II (1815-1816)
  • Mar Thoma IX (1816-1817)
  • Mar Dionysius III Geevarghese (1817-1825)
  • Mar Dionysius IV Philipose (1825-1852)
  • Mathews Mar Athanasius (1852-1875)

Metropoliti[modifica | modifica wikitesto]

  • Mar Dionysius V Joseph (1876-1909)
  • Mar Dionysius VI Geevarghese (1909-1911)[44]
  • Mar Kurillos Paulose (1911-1917)
  • Mar Athanasius Paulose (1918-1953)
  • Abraham Mar Clemis (1953-1958)

Catholicoi[modifica | modifica wikitesto]

  • Mar Baselios Augen I (1958-1975)[45]
  • Mar Baselios Paulose II (1975-1996)
    • Sede vacante (1996-2002)
  • Mar Baselios Thomas I, dal 2002

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ JSC News - The Official News Portal of the Holy Jacobite Syrian Christian Church
  2. ^ Notizie concernenti la Chiesa
  3. ^ official book shop of Jacobite Syrian Christian Church, Patriarchal Centre
  4. ^ Documento che alla p. 2 reca il timbro della "Jacobite Syrian Christian Church"
  5. ^ Jacobite Syrian Christian Church Online
  6. ^ Internet TV of Jacobite Syrian Christian Church
  7. ^ Lucian N. Leustean, Eastern Christianity and Politics in the Twenty-First Century (Routledge 2014), p. 585
  8. ^ Sury Pullat, Destined Encounters (PartridgeIndia 2014
  9. ^ Dal sito ufficiale della Chiesa cristiana siriaca giacobita: The church in Malankara, Malankara Jacobite Syriac Orthodox Church is an integral part of the Syriac Orthodox Church with the Patriarch of Antioch as its supreme head.
  10. ^ Dal sito ufficiale della Chiesa cristiana siriaca giacobita: In Episcopal dignity the Catholicos rank second to the Patriarch and, as His Holiness's deputy, presides over the provincial Holy Synod.
  11. ^ Cronologia della Chiesa Ortodossa Malankarese, su atlasofchurch.altervista.org. URL consultato il 26/02/2013.
  12. ^ Joseph, p. 27.
  13. ^ a b Frykenberg, p. 93.
  14. ^ a b Frykenberg, p. 103.
  15. ^ Frykenberg, p. 92.
  16. ^ Menachery G; 1973, 1982, 1998; Leslie Brown, 1956
  17. ^ Storia ecclesiastica di Eusebio. Libro V, Capitolo X.
  18. ^ McVey, Kathleen E (trad.) (1989). Ephrem the Syrian: hymns. Paulist Press. ISBN 0-8091-3093-9.
  19. ^ a b c d e f g Baum, p. 52.
  20. ^ Frykenberg, pp. 102–107; 115.
  21. ^ Baum, p. 53.
  22. ^ Vadakkekara, pp. 271–272.
  23. ^ Vadakkekara, pp. 271.
  24. ^ Vadakkekara, p. 272.
  25. ^ a b Baum, p. 105.
  26. ^ Vadakkekara, p. 274.
  27. ^ Frykenberg, pp. 122–124.
  28. ^ Frykenberg, pp. 125–127.
  29. ^ Frykenberg, p. 127.
  30. ^ Frykenberg, pp. 127–128.
  31. ^ Frykenberg, p. 130.
  32. ^ Frykenberg, pp. 130–133.
  33. ^ Frykenberg, p. 134.
  34. ^ Neill, pp. 208–210.
  35. ^ Neill, p. 214.
  36. ^ Frykenberg, p. 136.
  37. ^ a b Frykenberg, p. 367.
  38. ^ Neill, p. 316.
  39. ^ Claudius Buchanan 1811 ., Menachery G; 1973, 1982, 1998; Podipara, Placid J. 1970; Leslie Brown, 1956; Tisserant, E. 1957; Michael Geddes, 1694;
  40. ^ Dr. Thekkedath, History of Christianity in India”
  41. ^ Catholic Encyclopedia- “St. Thomas Christians” The Carmelite Period,Dr. Thekkedath, History of Christianity in India”
  42. ^ K.C. Zechariah, "Religious Denominations of Kerala" (Centre for Development Studies, Thiruvananthapuram, Kerala, India), p. 29
  43. ^ Elenco tratto dal sito www.syriacchristianity.info.
  44. ^ Scomunicato dal patriarca di Antiochia il 31 maggio 1911. Quest'atto porta allo scisma e alla nascita della Chiesa ortodossa siriaca del Malankara.
  45. ^ In questo periodo fu ricomposto lo scisma tra la Chiesa cristiana siriaca giacobita e la Chiesa ortodossa siriaca del Malankara.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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