Chiesa di Sant'Ilario a Colombaia

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Chiesa di Sant'Ilario a Colombaia
Sant'ilario a colombaia, ext. 06.JPG
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Firenze
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Ilario di Poitiers
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Stile architettonico rinascimentale
Inizio costruzione 1072
Completamento 1880

Coordinate: 43°45′26.73″N 11°14′20.6″E / 43.757425°N 11.239056°E43.757425; 11.239056

La chiesa di Sant'Ilario a Colombaia è un luogo di culto cattolico che si trova nell'omonima via, pochi passi fuori da Porta Romana, a Firenze. Essa è sede parrocchiale, retta dal clero diocesano dell'arcidiocesi di Firenze.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Citata fin dal 1072, era in origine un oratorio che potevano usare i pellegrini che si recavano a Roma tramite la via Cassia. Verso il Trecento venne ingrandito l'oratorio e trasformato in chiesa dedicata a Sant'Ilario, vescovo di Poitiers morto nel 368.

Anticamente la chiesa si chiamava anche Sant'Ilario alle fonti perché all'inizio della strada esisteva un'antica fonte posta lungo la via Senese, nel punto dove oggi ancora sorgono alcune arcate.

Il nome di Colombaia, già presente in antichi documenti, sembra derivare o dai numerosi colombi che popolavano la collina o da una villa un tempo situata nei pressi. Diventata parrocchia, la chiesa aveva una giurisdizione molto ampia, estendendosi sulle colline meridionali (rispetto a Firenze), di San Gaggio, di Marignolle, del Bobolino, e le pendici di Bellosguardo.

Fu di patronato di nobili famiglie fiorentine, fra le quali gli Adimari, i Ghiberti, i Donati e i Quaratesi; danneggiata nel 1325 da Castruccio Castracani, venne poi ristrutturata nel 1457 e nel tempo subì numerosi altri rifacimenti.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La semplice facciata è preceduta da un bel portico trecentesco a tre arcate su pilastri, restaurato nel 1954, con resti di affreschi: una Madonna col Bambino della prima metà del XV secolo, e una Scena cortese di Stefano d'Antonio, più o meno dello stesso periodo; la lunetta sul portale risale invece al Trecento.

L'attuale campanile risale al 1880.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interna

La chiesa, ad unica navata, custodisce l'altare maggiore delimitato da un arcone e contenente un ciborio della bottega di Andrea della Robbia. Alla parete di sinistra un Sant'Antonio Abate ad affresco attribuito ad Ambrogio di Baldese (1400 ca.) e sul lato opposto una Madonna del Rosario con i santi Domanico e Caterina di scuola fiorentina, datata 1707. Sulla cantoria in controfacciata, costruita nel 1842, vi l'organo a canne di scuola toscana, con 10 registri; lo strumento venne costruito nel 1809 per la chiesa di San Gaggio e acquistato dalla parrocchia di Sant'Ilario nel 1810.[2]

Il controsoffitto è dipinta con un affresco del 1713 circa raffigurante Sant'Ilario, dipinto all'epoca di un'importante ristrutturazione, alla quale si deve anche la balaustra in pietra serena dell'altare maggiore. Nei locali attigui alla chiesa è conservato ed assai venerato un Crocifisso ligneo cinquecentesco, detto dei Bianchi.

Le graziose formelle della via Crucis sono novecentesche.

Oratorio[modifica | modifica wikitesto]

Dalla chiesa si può accedere all'oratorio dove si trova un crocifisso ligneo della Confraternita dei Bianchi, risalente verosimilmente agli ultimissimi anni del Trecento. La confraternita era stata fondata a Torino nel 1399 e quando alcuni confratelli si recarono in pellegrinaggio a Roma per il giubileo del 1400 furono colpiti e falcidiati dalla peste nei pressi di Sant'Ilario, per cui il loro crocifisso rimase in questa chiesa.

Via Sant'Ilario a Colombaia[modifica | modifica wikitesto]

Via Sant'Ilario

La tranquilla via Sant'Ilario, sulla quale si affaccia la chiesa omonima, si inerpica ripida per una tratto collinare, circondata da edifici in stile rustico. Vi si trovano sette formelle robbiane che segnano una Via Matris (dei sette dolori di Maria), collocate nel 1394 come ricorda una targa all'inizio della serie sulla casa al numero 2.

Un'altra targa nella piazzetta antistante la chiesa ricorda lo scrittore statunitense James Fenimore Cooper, autore del celebre romanzo L'ultimo dei Mohicani, vissuto per qualche tempo nel 1837 nei dintorni di Sant'Ilario.

Una terza targa infine ricorda l'ampliamento della strada nel 1930 e ne ringrazia i munifici fautori.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parrocchia S. Ilario a Colombaia, su diocesifirenze.it. URL consultato il 25 marzo 2017.
  2. ^ O. Fantozzi Micali, p. 51.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Osanna Fantozzi Micali, La chiesa, in Franco Lombardi (a cura di), Il monastero di San Gaggio a Firenze. La storia, il piano di recupero, Firenze, Alinea, 1996, ISBN 9788881251087.
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

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