Cesare Cozzarini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Cesare Cozzarini
NascitaVenezia, 10 ottobre 1918
MorteMignano, 10 novembre 1943
Luogo di sepolturaOssario del Cimitero di guerra tedesco di Caira-Colle Marino, Cassino[1]
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataRegio Esercito
Esercito Nazionale Repubblicano
CorpoBersaglieri
Unità1º Reggimento bersaglieri
GradoCapitano
GuerreGuerra civile spagnola
Seconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia delle Alpi Occidentali
Battaglia di Montelungo
Comandante diBattaglione volontari bersaglieri M "Benito Mussolini"
Decorazionivedi qui
dati tratti da Terni. Tre lager per Fascisti[2]
voci di militari presenti su Wikipedia

Cesare Cozzarini (Venezia, 10 ottobre 1918Mignano, 10 novembre 1943) è stato un militare italiano. Ufficiale del Regio Esercito assegnato al 1º Reggimento bersaglieri durante la seconda guerra mondiale, dopo la proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana, entrando nell'Esercito Nazionale Repubblicano. Su sua iniziativa fu costituito a Roma il Battaglione volontari bersaglieri M "Benito Mussolini" che fu impiegato in azione sul fronte di Falciano-Mondragone, contro i reparti della 5ª Armata americana. Caduto in combattimento fu insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[N 1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Venezia[3] il 10 ottobre 1918,[1] figlio di Ugo[2] ed Elena del Giudice, in seguito la famiglia[N 2] si trasferì a Milano dove, all'età di diciotto anni, si arruolò volontario per combattere nella Guerra civile spagnola, nel corso della quale conseguì la qualifica di Ufficiale meharista di Truppe Coloniali con dromedari.

Una volta rientrato in Italia riprese gli studi interrotti diplomandosi, ma all'atto dell'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940, si arruolò nuovamente volontario, venendo assegnato come sottotenente di complemento al Reggimento bersaglieri di stanza a Napoli. Prese parte ai combattimenti sul fronte francese, prestando poi servizio di guarnigione nei Balcani e in Provenza.

Alla proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943 si trovava in licenza a Milano, dove decise subito di rientrare presso la sede del suo reggimento a Caserta. Una volta arrivato al reparto trovò la caserma vuota, ma si mise subito in movimento[N 3] per raccogliere volontari al fine di costituire un reparto da combattimento, inquadrato nell'Esercito Nazionale Repubblicano, denominato Battaglione volontari bersaglieri M "Benito Mussolini", da affiancare alle truppe tedesche.[N 4] Al termine del brevissimo ciclo addestrativo il battaglione fu inquadrato nel XIV Panzer Korps[N 5] entrando in azione in Campania, a Monte Rotondo, nella zona Falciano-Mondragone, venendo subito impegnato in durissimi combattimenti con i reparti britannici del X Corpo d'armata (generale Richard McCreery) appartenente alla 5ª Armata americana del generale Mark Wayne Clark.[4]

Promosso capitano[4] per merito di guerra il 1 novembre ed insignito della Croce di Ferro di II classe[4], cadde in combattimento il 10 dello stesso mese[3] vicino a Mignano.[N 6] Il suo battaglione continuò comunque a combattere e si hanno notizie certe del suo impiego fino al 18 dicembre 1943. La Repubblica Sociale Italiana[5] ne onorò la memoria con la concessione della Medaglia d'oro al valor militare,[1][N 7] e gli intitolò una caserma a Varese.[N 8] Anche Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, gli dedicò alcuni versi di ricordo che divennero noti come L'Aeropoema di Cozzarini.[4]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare (Repubblica Sociale Italiana) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare (Repubblica Sociale Italiana)
«Volontario nella guerra di Spagna e valoroso combattente nella guerra attuale, più volte decorato al valore, raccoglieva intorno a se, in un momento particolarmente triste e difficile per la Nazione, militari sbandati e volontari di ogni età formando un reparto organico ed entusiasta che portava sulla linea di combattimento a fianco dei camerati germanici. Inoltre, in un mese di continue ed accaniti combattimenti che causavano al nemico gravissime perdite , sempre primo tra i primi, trascinava i suoi uomini in una gara di emulazione e di arditismo disperato dimostrando con l’esempio che l’amore di Patria e la tradizione d’eroismo non sono spenti negli italiani e suscitando l’alta ammirazione dell’Alleato. Durante un nuovo assalto contro carri armati, mentre in piedi lanciava contro il nemico l’ultima bomba a mano del suo tascapane, cadeva colpito al petto suggellando con l’offerta della propria vita un passato di fede purissima e di completa dedizione alla Patria Sublime esempio di eroismo, disprezzo del pericolo e di elevate virtù militari. Fronte Falciano-Mondragone, 1 ottobre-10 novembre 1943.[1]»

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le medaglie, decorazioni ed onorificenze conferite dal governo della RSI non sono riconosciute dalla Repubblica Italiana.
  2. ^ Si trattava di una famiglia discendente dai vetrai dell'isola di Murano, e che allora si trovava in difficoltà economiche.
  3. ^ Lanciò anche un appello alla radio dell'EIAR affinché i volontari si radunassero presso la Caserma "Trastevere" di Roma.
  4. ^ Il battaglione ricevette armi, divise ed equipaggiamenti tedeschi.
  5. ^ Il reparto fu aggregato alla 3ª Panzer Grenadier Division, e dislocato sulla breccia di Mignano, lungo la SS 6 Casilina dominata dalle quote 1170 (Monte Cesima) e 1205 (Monte Sammucro), dalla più prossima quota 357 (Monte Rotondo) a nord, dalla quota 963 (Monte Camino) e dalle vicine quote 588 (Monte Maggiore) e 350 (Monte Lungo) a sud.
  6. ^ Colpito in pieno durante un attacco aereo, il suo corpo fu sepolto sul posto dalla sua Ordinanza, Giovanni Belli, al km 153,6 della Strada Statale n.6 Casilina, in comune di Mignano. Nel dopoguerra la salma fu traslata, a cura di OnorCaduti, presso l'Ossario del Cimitero di guerra tedesco di Caira-Colle Marino, in comune di Cassino, provincia di Frosinone.
  7. ^ Assegnatagli "motu proprio" da Benito Mussolini.
  8. ^ Tale Caserma fu sede del Battaglione Allievi Ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Garbin 2009, p. 15.
  2. ^ a b Bassetti 2009, p. 232.
  3. ^ a b G.G. Pellegrini, La Domenica del Corriere, Suplemento domenicale al Corriere della Sera n.1, 2 gennaio 1944.
  4. ^ a b c d Bassetti 2009, p. 239.
  5. ^ Pisanò 1967, p. 80.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Bassetti, Terni. Tre lager per Fascisti, Milano, Lampi di Stampa, 2009, ISBN 88-488-0926-X.
  • Giorgio Pisanò, Gli ultimi in grigioverde. Storia delle Forze armate della Repubblica Sociale Italiana (4 volumi), Milano, FPE, 1967.
Periodici
  • Lorenzo Garbin, Lettere ad ACTA, in ACTA della Fondazione R.S.I.-Istituto Storico, n. 70, Terranova Bracciolini, Fondazione della R.S.I.-Istituto Storico, settembre-novembre 2009, p. 1.
  • G.G. Pellegrini, Il tenente Rino Cozzarini da Venezia caduto da eroe sul fronte dell'Italia meridionale in un assalto contro carri armati, in La Domenica del Corriere, n. 1, Milano, 2 gennaio 1944.