Carlo Manziana

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Carlo Manziana, C.O.
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricopertiVescovo di Crema
 
Nato6 luglio 1902 a Brescia (quartiere Urago Mella)
Ordinato presbitero2 gennaio 1927
Nominato vescovo19 dicembre 1963 da papa Paolo VI
Consacrato vescovo2 febbraio 1964 dal cardinale Giovanni Colombo
Deceduto2 giugno 1997 a Brescia
 

Carlo Manziana (Brescia, 26 luglio 1902Brescia, 2 giugno 1997) è stato un vescovo cattolico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Manziana nacque a Urago Mella, quartiere occidentale di Brescia, il 26 luglio 1902.

Di salute cagionevole, crebbe con l'aiuto di alcune donne della famiglia e non, che lo soprannominarono Carlino, per distinguerlo dal nonno, da cui aveva, appunto, preso il nome. Appassionato d'arte e letteratura, grazie al nonno pittore e allo zio architetto, farà parte di alcune cerchie artistiche locali. Durante la sua giovinezza diverrà un caro amico di colui, che in seguito, diverrà Paolo VI. La sua famiglia, infatti, facendo parte della buona borghesia, soleva organizzare incontri di tipo economico-bancario, ma anche politico-amministrativo, a cui presero parte anche i genitori di Giorgio Montini, colleghi del padre di Manziana. Dopo aver studiato al collegio “Arici”, diretto dall'ordine dei Gesuiti, proseguirà i suoi studi all'università di lettere a Roma. In città, si era già stabilito, un anno prima, dopo il breve soggiorno a Varsavia, l'amico Montini, che lo coinvolse in alcune cerchie universitarie, di cui era animatore. A Roma, Carlo Manziana studierà anche musica sacra all'istituto di piazza S. Agostino, dove stringerà nuove amicizie, con Ferrero e molti altri. A seguito di un ritiro spirituale all'età di diciannove anni a Gussago, frequenterà anche l'Università Cattolica a Milano, approfondendo la sua conoscenza in campo filosofico. Nonostante non abbia conseguito la laurea, a causa della cattiva salute, a ventidue anni, insieme all'amico Ottorino Marcolini, entra a far parte dell'Oratorio San Filippo Neri di Brescia, detto “della Pace”. Proprio in tema della Pace sarà molto caro a Monsignor Manziana, che aveva aderito a svariati gruppi giovanili organizzati nell'immediato dopoguerra, come il famoso “La Fionda”. In questo modo, era riuscito a venire a contatto con persone illustri e preparate sul piano culturale, come il padre barnabita Semeria. A seguito dell'influenza di Padre Caresana e Padre Bevilacqua, sarà ordinato sacerdote nell'Oratorio stesso, il 2 gennaio 1927, all'età di venticinque anni, incontrando ancora una volta l'opposizione del padre. Egli iniziò, poi, la sua attività di insegnante al liceo scientifico Calini e al liceo classico Arnaldo. Fu, inoltre, promotore dei “Gruppi del Vangelo”, indirizzando i giovani ad una pratica religiosa comunitaria, superando l'idea di una religione di tradizione e ambendo ad una convinta pratica degli insegnamenti di Gesù. Nel 1943, quindi, appoggiò, anche se indirettamente un movimento anti-fascista proposto dai suoi stessi studenti.

Accusato di antifascismo fu catturato il 4 gennaio 1944 alle nove di sera, da alcuni militi SS della Polizia di sicurezza con sede in Verona, comandati dal maresciallo Leo Steinweinder e rinchiuso nel carcere di Brescia. Cinque giorni dopo venne trasferito al Forte San Mattia e in seguito al Forte San Leonardo a Verona. Il 29 febbraio, con altri nove bresciani e ad altri venti prigionieri padovani, tra cui il sacerdote Giovanni Fortin fu internato nel campo di concentramento di Dachau. Don Manziana, matricola 64762, riuscì a sopravvivere all'inferno dei lager nazisti; venne liberato il 29 aprile del 1945 dalle truppe americane. In Italia rientrerà solo il 13 luglio seguente. Le difficili esperienze vissute lo portarono spesso a ripetere: “Le idee valgono per quello che costano, e non per quello che rendono”.

Il 19 dicembre 1963 venne nominato da papa Paolo VI vescovo di Crema, venne consacrato il 2 febbraio 1964, mentre l'ingresso risale all'8 marzo 1964.

A Crema iniziò e condusse il cammino di rinnovamento della comunità diocesana alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Dopo l'annuncio della nomina vescovile padre Carlo volle disegnare il suo stemma evidenziando la sua origine bresciana e l'esperienza di deportato: la colomba argentea rappresenta la vita di padre della Pace e la casacca a strisce bianche e azzurre di deportato. Nel cartiglio scelse il motto " AD COMMORIENDUM ET CONVIVENDUM " "Non dico questo per condannare qualcuno; infatti vi ho già detto sopra che siete nel nostro cuore, per morire insieme e insieme vivere" (2Cor.7,3).

Nel 1973 istituì la parrocchia di San Carlo nell'omonimo quartiere della città di Crema. Si ritirò dall'amministrazione della diocesi il 26 settembre 1981.

Morì a Brescia il 2 giugno 1997. È sepolto nella cattedrale di Crema.

Altri incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'incarico di ventiquattresimo vescovo di Crema, ottenne quello di Presidente della commissione della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), Presidente del Centro Azione Liturgica (CAL), Presidente di copiose Settimane Liturgiche Nazionali, Presidente dell'Istituto di Scienze Religiose di Villa Cagnola, di Gazzada (VA), nonché quello di membro del Comitato per la revisione del Codice di Diritto Canonico, sezione Sacramenti.

Carlo Manziana e la Riforma liturgica[modifica | modifica wikitesto]

Per Mons. Manziana il Concilio Vaticano II e in particolare la costituzione sulla Liturgia furono riferimenti costanti per il suo pensiero.

Il pensiero rinnovato a proposito dell'eucaristia sosteneva che il banchetto sacrificale costituisce la fonte e il vertice di tutta la vita cristiana. infatti il Vescovo invitò i sacerdoti della diocesi di Crema a riflettere sulle decisioni del concilio e quindi prepararsi ai cambiamenti che sarebbero seguiti.

Sosteneva inoltre la necessità della lingua locale, così che il popolo potesse capire fino in fondo la parola di Dio.

''Io confido che il canone, pronunziato dal sacerdote quale grata preghiera, in lingua italiana, con voce chiara e distinta, con raccoglimento e convinzione, evitando la fretta o la lentezza, senza enfasi, o senza monotonia, troverà i fedeli attenti e disposti a entrare nel dinamismo della prece eucaristica, esercitando il loro regale sacerdozio''.[1]

Secondo lui il nuovo rito della messa era un'ulteriore facilitazione per i fedeli, che erano sollecitati ad una partecipazione più attiva. bisognava, inoltre, prima di tutto lo spirito della liturgia. per partecipare al mistero eucaristico invitava a tenere presenti tre aspetti essenziali: il rito in se' stesso, l'intenzione che esprime,l'esecuzione che lo continua e lo irradia. cercò di inserire anche i laici nelle celebrazioni liturgiche e cercare di non escluderli dalle celebrazioni.

Affermava che la musica è una parte fondamentale nella messa che consente un'attiva partecipazione nel popolo.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Significativa dell'eguaglianza tra l'impegno civico e religioso di Manziana la raccolta di omelie "Un vescovo e la sua città" di cui si riportano alcuni riferimenti.

1."Forte come un leone, pieno di misericordia" (Omelia 1964): Racconta la nascita del culto di San Pantaleone e di come il martire dedicò la sua vita ad aiutare la gente attraverso la medicina. Si conclude con un'esortazione ai fedeli ad imitare la vita del Santo.

2."Mi sento in dovere di ricordare" (Lettera 1966): Ricorda la celebrazione della festa patronale. Elenca ai fedeli le azioni che dovrebbero compiere durante la giornata del 10 giugno e le celebrazioni liturgiche che si svolgeranno nella città di Crema.

3."In questo momento di grave trepidazione per la pace nel mondo" (Appello ai fedeli 1967): Ricorda la celebrazione della festa patronale in onore di San Pantaleone. È un appello rivolto al clero e agli istituti religiosi che si conclude con la benedizione della diocesi.

4."Solidarietà, concordia e collaborazione" (Appello ai fedeli 1979): Manziana invita la sua diocesi, Crema, a mostrare la propria solidarietà umiltà e fede, in una giornata importante come la festa patronale. Invita tutti a partecipare alle celebrazioni e si conclude con la benedizione dei fedeli.

5."La nostra vocazione religiosa e civile" (Omelia 1973): Carlo Manziana dichiara che bisognerebbe seguire l'esempio del patrono di Crema, San Pantaleone, in quanto quest'ultimo sosteneva che per combattere l'odio bisogna utilizzare l'amore e non la violenza. Secondo il vescovo anche i laici devono portare un sentimento lieto a coloro che sono, per esempio, in ospedale.

6."Pantaleone medico dei poveri e martire di Cristo" (Omelia 1975): Quando la diocesi di Crema fu eretta Pantaleone fu considerato spontaneamente il patrono. Egli morì a causa del suo amore per Cristo. La morte non viene considerata sconfitta ma vittoria. Il vescovo rivolge poi un pensiero ai malati e ai sofferenti e ringrazia Dio per l'intercessione del Santo durante la peste del 1361.

7."Sì a Cristo e no ai culti imperiali" (Omelia 1976): Manziana racconta delle scelte che portarono Pantaleone al martirio e del suo aiuto alla comunità come medico. Solo con la fede e l'amore si può raggiungere la libertà interiore. Esorta la popolazione a pregare per i malati e promuove la concordia e la fraternità.

8."Il primato dell'amore"(Omelia 1977): Il vescovo esorta i diocesani durante la festa del patrono a impegnarsi per la ripresa del senso di responsabilità e incoraggia la fratellanza, la solidarietà, la fede e l'amore che possono vincere ogni prepotenza.

9."La magnifica comunità di Crema" (Omelia 1978): Manziana parla dell'intercessione del Santo Patrono durante la peste del 1361. Prega per gli ammalati ed esprime la sua ammirazione per coloro che alleviano le loro sofferenze. Parla dell'aborto, della droga e delle conseguenze che quest'ultima ha sui giovani.

10."Perché i giovani?" (Lettera 1979): Durante la celebrazione del quarto centenario della fondazione della diocesi di Crema, Manziana fa costruire "un altare nuovo per una comunità nuova animata da giovani nuovi". Un altro motivo di grande gioia era la celebrazione eucaristica alla quale parteciparono vari personaggi. Si conclude con la preghiera ai malati e con l'arrivederci alla giunta.

11."Nella ricorrenza del quarto centenario dell'erezione della Diocesi"(Saluto 1980): Carlo Manziana parla dell'annuale festa di San Pantaleone martire ed è la ricorrenza del quarto centenario dell'erezione della diocesi. Il vescovo ringrazia tutti coloro che hanno fatto parte della storia della diocesi.

12. "La testimonianza nel tempo di Pantaleone nella prospettiva" (Omelia 1998): È rivolta sia ai propri confratelli sia ai numerosi diocesani. Viene esaltata la figura del Santo patrono Pantaleone.

13. "S. Pantaleone: il coraggio nasce dall'umiltà" (Omelia del Cardinale C.M. Martini 1980):

Trattasi di un'omelia pronunciata nel corso del quarto centenario della fondazione della diocesi di Crema. Ha inizio con un rapido excursus sull'agiografia di Pantaleone, per poi elevarlo ad esemplare per quanto concerne il martirio e la testimonianza della propria fede, e collegandosi quindi alla Lettera di Pietro e al Secondo Libro di Samuele. Viene poi definito il male come derivante dal peccato, a sua volta descritto come "non riconoscere Dio Signore e Padrone della vita , il non accettare il mistero dell'amore di Dio sull'uomo. La società viene sollecitata a prendere coraggio, che ha le sue radici nell'umiltà, nella lealtà e nella verità.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Ghidelli, Un vescovo e la sua città. Atti del convegno su mons. Carlo Manziana, Tip. Arti Grafiche Cremasche, Crema 1999.
  • Maurilio Lovatti, Padre Carlo Manziana in Testimoni di libertà. Chiesa bresciana e Repubblica Sociale Italiana (1943-1945), Opera diocesana San Francesco di Sales, Brescia 2015, pp. 115–134.
  • Marco Bendiscioli, Teologia liturgia storia. Miscellanea in onore di Carlo Manziana. La scuola morcelliana, Crema 1977, pp. 505–519º

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Annunciata Parati, L'azione liturgica del vescovo mons. Carlo Manziana, Roma, CLV Edizioni Liturgiche, 2000.

º Questo libro è una miscellenea dedicata a Carlo Manziana, il quale per tanti anni, in Brescia e fuori, educò alla fede, alla libertà cristiana e civile e all'insegnamento della religione nelle scuole superiori. Al sacerdote/amico che nei momenti bui cercò di illuminare coloro che ricorrevano a lui per consiglio, confrontandoli con l'esempio della resistenza al fascismo e al nazismo in nome della fede cristiana e alla concezione dell'uomo e della vita. Durante la seconda Guerra Mondiale infatti, Carlo Manziana fece di Brescia un centro ideale di richiamo per coloro che avevano la necessità di ricostruire l'Italia. Questa miscellenea vuole essere un omaggio alla confessione della fede a Dachau. Con ciò si vuole esprimere la riconoscenza al vescovo per le sue attività in campo liturgico, pastorale e culturale. Manziana è legato alle iniziative che si sono attuate non solo a livello locale ma anche in un panorama nazionale. Andò a Dachau per tentare di dar vita alla stampa clandestina, per aiutare la gente perseguitata, per ospitare riunioni politico-militari, per la custodia della discreta amministrazione dei fondi destinati ad aiutare economicamente i ribelli in città e nelle valli. Frequentò i corsi teologici come membro "aspirante" dell'oratorio di Brescia. Padre Carlo era tra i promotori dei "gruppi del vangelo" e iniziava così i giovani ad un nuovo senso della pratica religiosa nel culto liturgico. Nel 1929 aveva ottenuto l'insegnamento della religione nelle scuole medie. Tratto da: "Teologia Liturgica Storia" (miscellenea in onore di Carlo Manziana), La Scuola Morcelliana, 1977.

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