Carlo Alberto Racchia (esploratore)

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Carlo Alberto Racchia
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipoesploratore leggero
ClasseMirabello
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriAnsaldo, Sestri Ponente
Impostazione1914
Varo1916
Entrata in servizio1916
Destino finaleaffondato per urto contro mina il 21 luglio 1920
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard 1819 t
pieno carico 2040 t
Lunghezza103,75 m
Larghezza9,74 m
Pescaggio3,6 m
Propulsione4 caldaie
2 gruppi di turbine a vapore su 2 assi
potenza 35.000 hp
Velocità34 nodi (63 km/h)
Autonomia2.800 mn a 12 nodi
Equipaggio169 tra ufficiali, sottufficiali e marinai
Armamento
Armamentoalla costruzione:

dal 1919:

  • 8 pezzi da 102/35 mm
  • 2 pezzi da 76/40 mm
  • 4 tubi lanciasiluri da 450 mm
  • 100 mine
Note
dati riferiti all’entrata in servizio

dati presi da [1] e Storia Militare n. 204

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Il Carlo Alberto Racchia è stato un esploratore leggero della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dislocato a Brindisi, partecipò attivamente alle operazioni della prima guerra mondiale in Adriatico, in missioni di intercettazione di forze nemiche, posa di mine ed appoggio ad attacchi aerei e di MAS.

Nella notte tra il 14 ed il 15 maggio 1917 il Canale d'Otranto fu oggetto di un duplice attacco austroungarico volto sia a distruggere i drifters, pescherecci armati che pattugliavano lo sbarramento antisommergibile del Canale d’Otranto, sia, come azione diversiva, a distruggere un convoglio italiano diretto in Albania; alle 4.10 del 15 maggio, in seguito a notizie di tali attacchi, il Racchia fu fatto approntare insieme agli esploratori Aquila e Marsala, all'incrociatore leggero britannico Liverpool ed ai cacciatorpediniere Insidioso, Impavido ed Indomito[1]. Alle 5.30 la formazione lasciò Brindisi insieme all'incrociatore leggero Dartmouth e ad altri due cacciatorpediniere, ed alle 7.45 furono avvistati i cacciatorpediniere austroungarici Csepel e Balaton[1]. Alle 8.10, mentre i cacciatorpediniere e l’Aquila attaccavano le due navi avversarie, il Racchia, insieme a Marsala, Liverpool e Dartmouth, fece rotta su Cattaro per impedirne la ritirata[1]. In seguito ad uno scontro cui parteciparono anche altre unità italiane ed austroungariche la battaglia si concluse con alcune unità danneggiate da entrambe le parti, ma nessun affondamento[1].

Il 16 luglio uscì in mare unitamente al gemello Riboty per fornire appoggio a distanza ad un'azione di Bombardamento contro Durazzo da parte di 18 aerei partiti da Brindisi e Valona[2].

Nella notte tra il 4 ed il 5 ottobre 1917 supportò nuovamente a distanza, insieme all’Aquila, un nuovo attacco aereo contro Cattaro[3].

Il 2 ottobre 1918 fu in mare insieme alla corazzata Dante Alighieri, agli esploratori Rossarol, Pepe e Poerio ed ai cacciatorpediniere Nievo e Schiaffino per contrastare un eventuale contrattacco di navi nemiche provenienti da Cattaro volto ad impedire il bombardamento di Durazzo da parte di altre unità italiane ed inglesi[4].

Alle 9 del mattino del 9 novembre, salpato da Brindisi, partecipò, insieme al capoclasse Mirabello, all'occupazione di Lissa[5].

Il 20 marzo 1920 lasciò Taranto per trasferirsi a Costantinopoli; fu adibito al pattugliamento del canale del Bosforo e del Mar Nero[6].

Il 19 luglio 1920 salpò da Costantinopoli per scortare ad Odessa un convoglio formato dai piroscafi Calvi, Melpomene e Thalia con a bordo 14.000[7] ex prigionieri russi che, catturati dalle truppe italiane dopo la resa austro-ungarica, erano internati da due anni all'Asinara: su iniziativa del Partito Socialista Italiano, si era decisa la loro “restituzione” presso le truppe comuniste (era infatti in corso in Russia la guerra civile tra “rossi” e “bianchi”)[6]. Alle undici del mattino del 21 luglio il Racchia, mentre era in navigazione 9 miglia a sudovest di Capo Fontana ed a 19 miglia da Odessa, fu scosso a centro nave dallo scoppio di una mina, forse turca, che provocò gravi danni ed una ventina di morti e feriti[6]. Ad una quarantina di minuti dall'esplosione la nave, abbandonata con ordine da tutto l'equipaggio, affondò di prua su un fondale di 11 metri; i naufraghi furono recuperati dal Calvi[6].

Tra l'equipaggio del Racchia si registrarono in tutto 10 morti e 9 feriti[6].

Dopo qualche infruttuoso tentativo di recuperarne il relitto, l'esploratore fu definitivamente radiato dai quadri del naviglio militare nel 1922[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, pp. da 201 a 210.
  2. ^ Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, p. 195.
  3. ^ Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, p. 197.
  4. ^ Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, p. 255.
  5. ^ Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, tavole.
  6. ^ a b c d e f L'affondamento Del Racchia E La Guerra Civile Russa - Betasom - XI Gruppo Sommergibili Atlantici.
  7. ^ ITALIAN SHIP SUNK BY BLACK SEA MINE - Convoy of Repatriated Russian Prisoners Had Nine Killed and Many Wounded. - Article - NYTimes.com.
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