Carl Icahn

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Carl Celian Icahn (New York, 16 febbraio 1936) è un imprenditore statunitense, un investitore noto nel mondo economico per la sua attività di Corporate raider, spesso discussa[1].

La firma
CarlC. Icahn Laboratory Princeton University NewJersey.jpg

Le sue operazioni finanziarie negli anni lo hanno fatto diventare un multimiliardario. Nel 2017 è titolare di un patrimonio di 16,6 miliardi di dollari, cosa che lo rende il 26º uomo più ricco del mondo secondo la rivista Forbes e il quinto più ricco gestore di hedge fund.[2]

Nel 2017 è stato per un breve periodo consigliere del presidente Donald Trump sul tema dei regolamenti finanziari, dimettendosi per confitti di interesse.[3][4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto nel Queens di New York City da una famiglia ebraica, frequentò l'Università di Princeton e la New York University School of Medicine, ma lasciò gli studi a metà non conseguendo la laurea.

Icahn cominciò la sua attività imprenditoriale a Wall Street nel 1961 come agente di cambio. Sette anni dopo fondò la Icahn & Co., una società specializzata in investimenti ad alto rischio ed in consulenze per investitori. Con questa compagnia Icahn iniziò a comprare titoli azionari per poi rivenderli entro brevi periodi conseguendo grandi profitti e posizioni importanti all'interno di alcune celebri aziende come: RJR Nabisco, TWA, Texaco, Phillips Petroleum, Western Union, Gulf & Western, Viacom, Uniroyal, Dan River, Marshall Field, E-II (Culligan e Samsonite), American Can, USX, Marvel Comics, Revlon, Imclone, Federal-Mogul, Fairmont Hotels, Kerr-McGee, Time Warner e Motorola. La sua strategia è sempre stata questa: rastrella azioni fino al punto da far sentire la sua presenza, quindi aumenta e aumenta gli acquisti fino al momento in cui non si può non trattare con lui.[5]

Nel 1985 fece scalpore il suo acquisto della TWA, quando riuscì a controllare la compagnia attraverso un takeover ostile, quindi nonostante il parere sfavorevole di tutto il consiglio di amministrazione. Poi cominciò a vendere pezzi pregiati della società (tra cui le rotte per Londra all'American Airlines per 445 milioni di dollari) per rimborsare i soldi avuti in prestito per rilevare la compagnia aerea. Nel 1988 la ritirò dalla Borsa con un profitto personale di 460 milioni e lasciando la TWA con un debito di 540 milioni di dollari. Sulla vicenda è stato in parte ispirato il film Wall Street con Michael Douglas.[6]

Per finanziare le sue operazioni fece frequentemente uso dei junk-bond, ricorrendo ad ogni mezzo per poterli emettere ed in seguito onorare; negli ultimi anni tuttavia ha smesso di usare questo mezzo.

Da mezzo secolo terrorizza i board di Wall Street con le sue incursioni.[6] Nel 2008 Icahn rilevò una quota di Yahoo che aveva rifiutato un'offerta di Microsoft estromettendo il vertice, entrò in eBay costringendola a vendere PayPal, s'infilò nella Dell obbligando ad andarsene il fondatore Michael Dell, entrò in Xerox nel tentativo di evitare la fusione con Fuji. Ha dal 2012 una quota del 10% in Netflix,[7] nel 2013 eccolo entrare in Apple per poi vendere tre anni più tardi.[8] Nel febbraio del 2018 ha ceduto le sue quote in Manitowoc, una società siderurgica, pochi giorni prima che Trump decidesse lo scoppio della guerra sui dazi, evitando così una perdita di oltre 31 milioni di dollari.[6][9] Attivo anche nel ramo del gioco d'azzardo, nel 2008 ha rilevato il Tropicana Entertainment, uno dei più importanti casinò di Atlantic City all'epoca in bancarotta. Dopo averne risollevato le sorti, nel 2018 ha ceduto la struttura, per un valore di 1.85 miliardi di dollari, alla Gaming and Leisure Properties e alla Eldorado Resorts.[10]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1979 Icahn si è sposato con Liba Trejbal, una ballerina dell'ex Cecoslovacchia. I due si sono separati nel 1993 e hanno divorziato nel 1999 dopo un lungo contenzioso. Dal matrimonio due figli. Nel 1999 Icahn ha sposato la sua assistente da lunga data ed ex broker Gail Golden (due figli da un precedente matrimonio).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Barbara Kiviat, 10 Questions for Carl Icahn, Time, 15 febbraio 2007. URL consultato il 1º giugno 2014.
  2. ^ (EN) Carl Icahn, Forbes. URL consultato il 19 febbraio 2017.
  3. ^ (EN) Trump adviser resigned ahead of negative magazine story, su washingtonpost.com, 19 agosto 2017.
  4. ^ (EN) Patrick Radden Keefe, Carl Icahn’s Failed Raid on Washington; Was President Trump’s richest adviser focused on helping the country—or his own bottom line?, Newyorker.com, 28 agosto 2017. URL consultato il 28 agosto 2017.
  5. ^ Dove ha comprato Carl Ichan, su panorama.it. URL consultato il 23 marzo 2018.
  6. ^ a b c La "zampata" sull'acciaio del padre di tutti i raider, su ricerca.repubblica.it, 19 marzo 2018. URL consultato il 23 marzo 2018.
  7. ^ (EN) Julia Boorstin, Icahn Netflix Play Sends Stock Soaring, CNBC, 31 ottobre 2012. URL consultato il 23 marzo 2018.
  8. ^ Icahn vende la sua quota in Apple, addio miliardario a Cupertino, su repubblica.it, 29 aprile 2016. URL consultato il 23 marzo 2018.
  9. ^ (EN) Dominic Rushe, Ex-Trump adviser sold $31m in shares days before president announced steel tariffs, The Guardian, 2 marzo 2018. URL consultato il 3 marzo 2018.
  10. ^ (IT) Atlantic City, il Tropicana passa di mano per 1,85 miliardi di dollari, in AGIMEG, Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco, 17 aprile 2018. URL consultato il 20 aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mark Stevens, Carol Bloom Stevens, King Icahn: the biography of a renegade capitalist, New York, Dutton, 1993. ISBN 978-0525936138.
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