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Caffaro di Rustico da Caschifellone

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Caffaro di Rustico da Caschifellone
Nascita1080 circa
MorteGenova, 1164 circa
Dati militari
Paese servito Repubblica di Genova
GradoGenerale
GuerreCrociate
BattaglieBattaglia di Piombino
Battaglie di Almeria e Tortosa
Comandante diMarina genovese
Altre caricheConsole di Genova
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Caffaro di Rustico da Caschifellone, spesso citato solo come Caffaro (1080 circa – Genova, 1164 circa), è stato un generale e politico italiano, crociato, diplomatico ed annalista genovese che ha registrato le cronache della Repubblica di Genova, fissandole nei suoi celebri Annali, fonte basilare per la storia della Genova medievale e uno dei primi esempi di letteratura annalistica ad opera di un laico.

Origini e famiglia

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Caffaro nacque intorno al 1080-81 da Rustico signore di Caschifellone, oggi identificata con la località di Castrofino nel comune di Serra Riccò in Val Polcevera nella pieve di San Cipriano[1]. La sua famiglia vantava un'origine vicecomitale pretendendo di discendere da Ido visconte di Genova, il vicario del marchese al quale intorno alla metà del X secolo era stato affidato il governo della marca ligure. Da Ido avrebbero avuto origine i tre diversi rami della famiglia vicecomitale genovese: Carmandino, Isole e Manesseno che dovevano il loro nome ad alcuni possedimenti situati anch'essi nella Val Polcevera.

La prima menzione documentaria di Caffaro risale al 20 luglio 1100 quando il suo nome compare insieme a quello del padre in un atto in cui alcuni ecclesiastici rinunziavano a ogni loro diritto sulla chiesa dei Santi Salvatore e Tommaso di Fassolo[1]. Il fatto che l'atto riguardi l'eredità di Rustico, il cui nome non compare in documenti successivi, porta a collocare la morte del padre tra la fine del 1100 e l'inizio del 1101. Caffaro era il maggiore dei tre figli di Rustico (gli altri erano Oberto e Guiscardo) circostanza suggerita dal fatto che nei documenti è sempre citato per primo tra i fratelli.

La prima crociata e le esperienze d'Oriente (1100-1110)

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Il 1° agosto 1100 appena ventenne, Caffaro si imbarcò con la spedizione genovese diretta in Terrasanta per portare rinforzi ai crociati che un anno prima avevano conquistato Gerusalemme[1]. Al fianco di Guglielmo Embriaco "Testa di Maglio" principale comandante militare genovese in Oriente Caffaro partecipò alle operazioni militari lungo la costa siropalestinese. Nella primavera del 1101 si trasferì con la flotta genovese a Giaffa e durante la Settimana Santa si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme dove assistette nel Santo Sepolcro al miracolo del fuoco sacro, episodio che descrisse negli Annales: «All'interno di una chiesa, fuori dall'edicola del Sepolcro, dinanzi a molti che vi assistettero, in una delle lampade cominciò ad ardere il fuoco»[2]. Partecipò alla presa di Cesarea (1101) e fu probabilmente presente al convegno di Laodicea in cui Baldovino di Boulogne fu designato re di Gerusalemme[1].

Fu quasi certamente in questo periodo che Caffaro maturò la vocazione di storiografo e cominciò ad annotare per iscritto i fatti cui assisteva. Come avrebbe scritto egli stesso nel prologo degli Annales: «Poiché sembra esser cosa buona e utile ricordare le cose del passato, meditare le presenti e prevedere le future, Caffaro, all'età di vent'anni cominciò a scrivere e a render noti i nomi dei consoli dei genovesi»[3]. Per il decennio successivo al suo rientro in patria le fonti tacciono: è probabile che Caffaro sia rimasto a lungo in Siria partecipando alle scorrerie genovesi lungo la costa che si conclusero solo intorno al 1110. A sostegno di questa ipotesi vi è la presenza negli Annales di accurate descrizioni dei litorali siriani: «da Antiochia fino a Giaffa più e più volte ho militato per terra e navigato per mare».

La carriera politica e diplomatica (1121-1158)

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La vita pubblica di Caffaro prende avvio nel 1121 con la prima ambasceria presso papa Callisto II ove venne inviato in qualità di rappresentante di Genova per dirimere il conflitto con Pisa riguardo alla consacrazione dei vescovi in Corsica. Non esitò ad assicurarsi la vittoria acquistando la protezione di cardinali e prelati romani[4]. Nel 1123 tornò a Roma per il Primo Concilio Lateranense dove furono ratificate le decisioni già prese da Callisto II ottenendo una nuova sentenza favorevole che vietava a Pisa di consacrare vescovi in Corsica.

Miniatura da un manoscritto dell'opera (oggi alla Biblioteca nazionale di Francia); Caffaro detta le sue memorie.

Eletto console del Comune per la prima volta nel 1122, anno in cui il consolato assunse durata annuale, Caffaro ricoprì tale carica anche negli anni 1127, 1130, 1141, 1144, 1146 e 1149[3]. Nel 1125 in veste di console assunse il comando diretto di sette galee nella guerra contro Pisa inseguendo le navi nemiche fino a Piombino che espugnò e incendiò riportando a Genova un ricco bottino e numerosi prigionieri. Ricoprendo il consolato per la terza volta nel 1127 concluse insieme ad Ansaldo Crispino un vantaggioso trattato commerciale con il conte Raimondo Berengario di Barcellona.[3]

Nel 1146 al comando d'una flotta genovese guidò la spedizione militare contro Minorca e Almería, partecipando quindi alla crociata iberica promossa da Eugenio III e spianando così la via agli accordi che avrebbero portato alla conquista di Tortosa nel 1148-49 per la quale si recò personalmente in loco nel 1149 a siglare la carta divisionis della città[5]. Fu probabilmente la difficile situazione politica che attraversava la Repubblica a metà secolo, quando non si trovavano in Genova cittadini disposti ad assumere il consolato per i gravi oneri finanziari che comportava, a spingerlo al ritorno nell'agone politico come ambasciatore: nel 1154 più che settantenne, Caffaro fu inviato presso Federico Barbarossa che ricevette i rappresentanti genovesi con generiche espressioni di simpatia mostrando loro tra gli altri doni, leoni, struzzi e pappagalli catturati in Spagna[1]. La seconda ambasceria presso lo stesso Barbarossa nel 1158 al castello del Bosco fu ben più tesa: Genova rifiutò di pagare i tributi pretesi dall'imperatore e aveva nel frattempo innalzato nuove mura difensive: Federico non riuscì a ottenere dai rappresentanti genovesi che un generico giuramento di fedeltà e un donativo di 1.200 marchi d'argento dovendo a sua volta riconoscere tutti i precedenti privilegi imperiali concessi alla città[1].

Gli ultimi anni e la morte (1158-1166)

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La missione presso il Barbarossa del 1158 segna l'ultimo atto della vita pubblica di Caffaro attestato dalle fonti. Le testimonianze documentarie successive lo mostrano come discendente di Rustico di Caschifellone impegnato nella riscossione delle decime di alcune pievi e nello sfruttamento di due mulini in Polcevera; un arbitrato del 1158 lo riconosce come proprietario di beni nel poggio di Pontedecimo[1]. La morte lo colse nel 1166 quando Genova pareva sempre più travagliata dalle violente lotte di fazione: fu probabilmente l'amarezza per questa situazione a spingerlo prima di morire, ad arrestare la narrazione degli Annales al 1163 lasciando volutamente sotto silenzio il triennio più burrascoso della storia recente della città[1].

Gli Annales Ianuenses

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Gli Annales Ianuenses meglio noti come Annali di Caffaro o Annali genovesi costituiscono la principale opera storiografica di Caffaro e la più antica cronaca ufficiale di un Comune italiano redatta da un laico. Caffaro iniziò a scrivere su libera iniziativa raccogliendo le proprie memorie delle vicende cui aveva partecipato a partire dal 1099. Solo nel 1152 a oltre settant'anni presentò il manoscritto al Consiglio dei consoli che ne ordinò la trascrizione da parte di uno scrivano ufficiale (il notaio Guglielmo de Columba) disponendo che gli Annales fossero conservati nell'archivio pubblico del Comune[4]. Da quel momento l'opera assunse carattere di cronaca ufficiale della Repubblica.

Il primo capitolo degli Annales riporta la prima notizia documentata (1098) della Compagna Comunis, la forma di governo consolare che precedette il Comune vero e proprio[6]. La narrazione era inizialmente articolata per trienni e quadrienni in corrispondenza con la durata delle compagne ma assunse un andamento annalistico stretto dal 1122, l'anno in cui il consolato divenne annuale. Lo stile è sobrio, concreto, asciutto e segnato da una prospettiva laica e civica che privilegia i fatti politici, militari e commerciali rispetto alle considerazioni teologiche tipiche della storiografia monastica coeva. Caffaro non nasconde una costante parzialità a favore di Genova tendendo al sorvolo delle crisi interne e momenti di stasi; ma quando le esigenze dello Stato non impongono riserbo fornisce dati precisi sullo stato delle finanze del Comune, sul numero delle galee armate e sui termini dei trattati.[4]

Alla morte di Caffaro la narrazione fu proseguita da una serie di continuatori nominati ufficialmente dalla Repubblica: Oberto Cancelliere (1163-1173), Ogerio Pane (1197-1219), Marchisio Scriba, Bartolomeo Scriba e infine Jacopo Doria (1270-1293) con il quale gli Annales si concludono[6]. Nel 1908 il Comune di Genova commissionò al poeta ligure Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, che curiosamente abitava in via Caffaro, una traduzione italiana del testo latino, commissione che non fu mai pagata[6].

Il De liberatione civitatum Orientis

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Affresco di Caffaro sul Palazzo San Giorgio a Genova.

Il Liber de liberatione civitatum Orientis è un'opera secondaria monografica dedicata alle imprese genovesi in Terrasanta dalla prima crociata fino al 1109. Scritta a distanza di mezzo secolo dagli eventi narrati con il solo ausilio della memoria personale e di eventuali appunti precedenti, descrive le campagne di Guglielmo Embriaco, la partecipazione genovese alla presa di Gerusalemme (1099) e alle successive conquiste costiere. L'opera si distingue dagli Annales per un prologo più elaborato e per una prospettiva più marcatamente religiosa e celebrativa nella quale le imprese genovesi in Oriente vengono presentate come fondamento mitico-religioso della grandezza della Repubblica[7].

La Ystoria captionis Almarie et Turtuose

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La Ystoria captionis Almarie et Turtuose racconta la partecipazione genovese alla seconda crociata nella penisola iberica, con le campagne militari contro Almería (1147) e Tortosa (1148) alle quali Caffaro spianò la via con i trattati diplomatici da lui stesso conclusi con i sovrani cristiani di Spagna pur non avendo probabilmente partecipato direttamente alle operazioni militari[1]. L'opera completa è la cosiddetta "trilogia" caffarina: gli Annales per consegnare ai posteri la memoria della crescita del Comune, il De liberatione per legittimare su base religiosa e guerriera la fama genovese in Oriente e la Ystoria per razionalizzare l'espansione genovese nell'Occidente mediterraneo[7].

Scritti di dubbia o errata attribuzione

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I codici contenenti le opere di Caffaro comprendono anche una Notitia episcoporum Ianuensium e una Regni Hierosolymitani brevis historia che la storiografia moderna esclude dalla produzione autentica di Caffaro[4].

Manoscritti e traduzioni successive

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Gli Annales e le opere minori di Caffaro si conservano in tre manoscritti principali. Il più importante è il ms. Lat. 10136 della Bibliothèque nationale de France di Parigi che costituisce il codice base per tutte le edizioni critiche ed è il manoscritto che nel 1152 fu trascritto per ordine dei consoli genovesi[1]. Un secondo codice si conserva presso la Bibliothèque du Ministère des Affaires étrangères di Parigi (Fonds Génois n. 2); un terzo contenente anche le opere minori è il ms. Additional 12031 della British Library di Londra[1]. Lo scrivano del codice londinese riferisce erroneamente il nome del padre di Caffaro come "Ruggero" invece di "Rustico", errore attribuito da Luigi Tommaso Belgrano a una cattiva lettura della semplice iniziale presente nei documenti di partenza.

La prima edizione a stampa degli Annales fu pubblicata nel tomo VI dei Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori nel 1725 ma fu ritenuta insufficiente poiché condotta su copie tardive e di scarso valore. Più completa è l'edizione Georg Heinrich Pertz nei Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomo XVIII (Hannover, 1863). L'edizione critica più di riferimento rimane quella curata da Belgrano e Cesare Imperiale di Sant'Angelo per i Fonti per la Storia d'Italia (Roma, 1890-1929, 5 voll.)[4].

Memoria odierna

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A Caffaro è intitolata una delle vie principali del centro storico di Genova, via Caffaro, nel quartiere della Maddalena a poca distanza dall'antico Banco di San Giorgio. Il suo nome è anche associato a Il Caffaro, quotidiano genovese di lunga tradizione.

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Giovanna Petti Balbi, Caffaro, Dizionario Biografico degli Italiani, su Treccani, 1973. URL consultato il 22 giugno 2026.
  2. Il custode della memoria di Genova: Caffaro, su InfoGenova. URL consultato il 22 giugno 2026.
  3. 1 2 3 Giulia La Fauci, La cronaca di Caffaro (PDF), su Storia del Mondo. URL consultato il 22 giugno 2026.
  4. 1 2 3 4 5 Caffaro, Enciclopedia Italiana, su Treccani. URL consultato il 22 giugno 2026.
  5. Elena Bellomo, A servizio di Dio e del Santo Sepolcro. Caffaro e l'Oriente latino, Padova, CLEUP, 2005.
  6. 1 2 3 Luigi Tommaso Belgrano (a cura di), Annali genovesi di Caffaro e de' suoi continuatori, Genova, Tip. del R. Istituto sordo-muti, 1890, su archive.org.
  7. 1 2 Caffaro e la storiografia comunale genovese, su Medioevi. URL consultato il 22 giugno 2026.

Fonti e edizioni delle opere

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  • Caffaro di Rustico da Caschifellone, Annali genovesi di Caffaro e de' suoi continuatori, a cura di Luigi Tommaso Belgrano; Cesare Imperiale di Sant'Angelo, Fonti per la Storia d'Italia, nn. 11-14 bis, 5 voll., Roma, Istituto Storico Italiano, 1890-1929.
  • Caffaro di Rustico da Caschifellone, Cafari et continuatorum annales Ianuenses, a cura di Georg Heinrich Pertz, Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XVIII, Hannover, Hahn, 1863.
  • Caffaro di Rustico da Caschifellone, Annali genovesi di Caffaro e de' suoi continuatori, a cura di Luigi Tommaso Belgrano, Genova, Tipografia del R. Istituto sordo-muti, 1890.
  • Caffaro di Rustico da Caschifellone, Gli Annali di Caffaro (1099-1163), a cura di Monica Mangini, Milano, Unicopli, 2002.
  • Cesare Imperiale di Sant'Angelo, Caffaro e i suoi tempi, Torino, Roux, 1891.
  • Giovanna Petti Balbi, Caffaro, in Dizionario Biografico degli Italiani, XVI, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1973, pp. 256-260.
  • Giovanna Petti Balbi, Caffaro e la cronachistica genovese, Genova, Tilgher, 1982.
  • Dino Puncuh, Caffaro di Rustico, in Dizionario critico della letteratura italiana, I, Milano, UTET, 1973, pp. 445-449.
  • Dino Puncuh, Caffaro e le cronache cittadine: per una rilettura degli Annali, in Atti della Società Ligure di Storia Patria, n.s., XXII, 1982, pp. 63-74.
  • Antonio Placanica, L'opera storiografica di Caffaro, in Studi medievali, s. III, XXXVI/1, 1995, pp. 1-64.
  • Frank Schweppenstette, Die Politik der Erinnerung. Studien zur Stadtgeschichtsschreibung Genuas im 12. Jahrhundert, Frankfurt am Main, Peter Lang, 2003, ISBN 9783631520277.

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