Ca' da Robegan

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Ca' da Robegan
CaDaRobegan1.JPG
Facciata di Ca' da Robegan
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Treviso
Indirizzo via Antonio Canova
Coordinate 45°24′01.63″N 12°08′34.22″E / 45.400453°N 12.14284°E45.400453; 12.14284Coordinate: 45°24′01.63″N 12°08′34.22″E / 45.400453°N 12.14284°E45.400453; 12.14284
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XVI secolo
Uso sede del lapidario dei Musei civici di Treviso
Realizzazione
Proprietario storico Costantino Robegan

Ca' da Robegan è un palazzo rinascimentale situato nel centro storico di Treviso, in via Antonio Canova, parte del complesso museale di Casa da Noal.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo, costruito nel terzo decennio del XVI secolo (la decorazione pittorica della facciata è datata 1528), appartenne al notaio Costantino Robegan, o Robegani.

Acquisito dall'amministrazione comunale nel 1935 assieme alle adiacenti Ca' da Noal e Casa Karwath e subito restaurato da Mario Botter, l'edificio è ora sede del lapidario dei Musei civici di Treviso. A partire dagli anni Settanta il complesso fu riorganizzato, con apparati espositivi progettati da Carlo Scarpa, per ospitare mostre di arte del Novecento: particolarmente importante[1] fu quella dedicata a Gino Rossi nel 1974 [1].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Come la maggior parte delle case trevigiane, Ca' da Robegan è caratterizzata al piano terra da un portico. Ai due grandi archi su colonne e capitelli quadrangolari in pietra d'Istria corrispondono al primo piano a sinistra una trifora su pilastrini con capitelli a collarino e poggiolo pure in pietra d'Istria, a destra due finestre con davanzali su mensolini e capitelli commessi nel muro. Al secondo piano, poco sotto il cornicione sorretto da modiglioni in legno, cinque finestre quadrate in corrispondenza di quelle inferiori ad arco a tutto sesto.

Nella facciata posteriore, impostata secondo una più rigida simmetria, si aprono due archi simili a quelli in via Canova, quattro strette finestre con arco a tutto sesto ed altrettante finestrelle di forma quadrata.

Affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Due fasce a fogliami tra i quali giocano puttini, in giallo oro su grigio azzurro, una semplice, l'altra interrotta come da finestrelle alle quali si affacciano busti femminili, corrono ciascuna rispettivamente sotto le finestre del primo e del secondo piano.

Acquarello di Federico Stummel

Nel centro della facciata, tra le coppie di finestre distanziate, un grande quadro occupa l'altezza dei due piani interrompendo la fascia decorativa superiore: un loggiato in prospettiva, aperto su un paesaggio verdeggiante, è popolato da nobili figure. Una dama con veste violacea avanza seguita da due figure maschili verso due paggi: uno, con giubba giallo oro a maniche rigonfie e calzamaglia a righe bianche e grigie, volge la schiena allo spettatore, l'altro con un giubbetto a vita strettissima, calzamaglia a strisce bianche e rosse, si appoggia ad uno scudo con lo stemma inquadrato di bianco e di nero dei Collalto. A lato e fra le finestre del piano superiore, si affaccia un gruppo, composto da una donna e due giovani con lunga zazzera, e tre figure maschili, che Coletti ipotizza essere filosofi[2], tutti a mezzo busto.

Sotto il poggiolo la scritta: TEMPORE PENURIAE. BELLI CRUDELISSIMI. PESTILENTIAE ACERBISSIMAE (forse ad indicare, per contrasto alle galanti scene affrescate, che sussiste sempre «...per alcuni - o molti - il problema di sopravvivere e per altri - pochi - quello di impiegare i propri capitali.»[3]) e la data 15 XXVIII (1528).

Altre tre figure, dipinte sotto la prima fascia nei riquadri oggi tinteggiati uniformemente di arancione, sono state staccate e sono oggi conservate presso i Musei civici di Treviso.

Il complesso schema della decorazione, così come i dettagli, sono oggi più ardui da apprezzare a causa dell'azione degli agenti atmosferici. Preziosi sono dunque l'acquerello di Federico Stummel (XIX secolo) e l'accurata descrizione di Luigi Coletti[4].

Attribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La critica non concorda circa l'identità dell'autore degli affreschi che decorano la facciata del palazzo. Biscaro suppose potesse trattarsi di Paris Bordon o Domenico Capriolo[5], Cavalcaselle vi riconobbe invece la mano di Pier Maria Pennacchi pur con influenze del Bordon, di Francesco Bissolo e Vincenzo Catena[6]. Luigi Coletti e gran parte della critica successiva pare concordare circa l'attribuzione al Capriolo[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ museicivicitreviso.it
  2. ^ Giovanni Netto, Guida di Treviso, p. 285.
  3. ^ Luigi Coletti, Catalogo delle cose d'arte e di antichità di Treviso, p. 62.
  4. ^ Luigi Coletti, Catalogo delle cose d'arte e di antichità di Treviso, p. 62.
  5. ^ Gerolamo Biscaro e Luigi Bailo, Della vita e delle opere di Paris Bordone, p. 21.
  6. ^ Giovanni Battista Cavalcaselle e J. A. Crowe, Storia della pittura italiana, III, p. 122.
  7. ^ Luigi Coletti, Catalogo delle cose d'arte e di antichità di Treviso, p. 61.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gerolamo Biscaro e Luigi Bailo, Della vita e delle opere di Paris Bordone, Treviso, 1900.
  • Giovanni Battista Cavalcaselle e Joseph Archer Crowe, Storia della pittura italiana, Lemonnier, Firenze, 1912.
  • Luigi Coletti, Catalogo delle cose d'arte e di antichità di Treviso, Libreria dello Stato, Roma, 1935; pp. 61-62.
  • Giovanni Netto, Guida di Treviso, Edizioni LINT, Trieste, 1988.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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