Assedio di Khe Sanh

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Assedio di Khe Sanh
parte della guerra del Vietnam
Lancio con il paracadute di rifornimenti alle truppe americane assediate a Khe Sanh
Lancio con il paracadute di rifornimenti alle truppe americane assediate a Khe Sanh
Data 21 gennaio - 9 luglio 1968
Luogo Khe Sanh
Esito successo strategico nordvietnamita
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
~33.100 uomini 45.000 uomini
Perdite
Cadaveri ritrovati: 1.602
Stime nordvietnamite: 2.469 morti
Stime MACV: 5.500 morti
Stime statunitensi: 10.000 - 15.000 morti
Stati Uniti:
1204 - 1219 morti
Più di 5.038 feriti
7 dispersi
Vietnam del Sud:
538 morti
500 feriti
250 prigionieri
Voci di battaglie presenti su Wikipedia
« Non voglio un'altra maledetta Dien Bien Phu! »
(Il presidente Lyndon Johnson al generale Earle Wheeler, capo degli Stati Maggiori riuniti[1].)

L'assedio di Khe Sanh, o battaglia di Khe Sanh (in inglese Battle of Khe Sanh), o operazione Statale 9 (in vietnamita Chiến dịch Đường 9 - Khe Sanh), fu una lunga battaglia della guerra del Vietnam, combattuta tra l'8 gennaio e l'8 aprile 1968 Per l'esercito popolare del Vietnam, questa fu soltanto la prima fase; la seconda fase durò dal 9 aprile al 25 luglio[2].

Durante la prima fase le forze dell'esercito del Vietnam del Nord tentarono senza successo di distruggere l'importante Base militare di Khe Sanh dei Marines statunitensi situata nelle regioni settentrionali del Vietnam del Sud. Nella seconda fase, i Marines si ritirarono in segreto e definitivamente da Khe Sanh[3]. L'Esercito Popolare del Vietnam ottenne il controllo completo della roccaforte[4].

L'assedio terminò quindi con un fallimento per gli Stati Uniti; non fu raggiunto l'obiettivo di "tenere Khe Sanh a tutti i costi" come il presidente Johnson aveva richiesto[5]. Inoltre fu vanificata la costruzione in corso della linea di McNamara, una linea minata per controllare le infiltrazioni dal Nord[6].

Khe Sanh fu la prima base strategica americana abbandonata sotto pressione del nemico[7].

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

« Non verremo sconfitti, ripeto, non verremo sconfitti a Khe Sanh. Non ammetterò che si dica e nemmeno che si pensi il contrario »
(Dichiarazione del generale Westmoreland, comandante supremo del MACV, all'inizio dell'assedio[8].)

Khe Shan era una base avanzata del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Attaccati dalle forze militari nord-vietnamite a partire dal 21 gennaio del 1968 pochi giorni prima dell'inizio dell'offensiva del Tet, i Marines resistettero più di 60 giorni - isolati dal resto dell'esercito americano - ad una serie di bombardamenti e di attacchi coordinati del Fronte di liberazione nazionale e dell'esercito regolare nord-vietnamita. Lo scopo principale dell Esercito Popolare del Vietnam di attaccare Khe Sanh era quello di "ingannare" il nemico, attirando le riserve americane vicino alla zona smilitarizzata, per poter svolgere l'offensiva del Tet, il vero obiettivo politico-militare.

Khe Sanh era particolarmente importante come centro strategico nella mappa militare degli Stati Uniti: minacciava il sentiero di Ho Chi Minh ed era la stazione di comando della linea elettronica, fatto costruire da McNamara per tagliare il sentiero di Ho Chi Minh. Per due mesi il presidente Johnson e il generale Westmoreland concentrarono grandi forze terrestri e aeree al nord (fu costituito un nuovo "Provisional corps, Vietnam", per aiutare i marines con elementi della 1ª divisione cavalleria aerea, della 101ª aviotrasportata e della American Division) per contrastare gli apparenti obiettivi nemici, evitare una sconfitta campale ed esorcizzare lo spettro di Dien Bienh Phu[1].

Gli unici rifornimenti che i difensori ricevettero durante l'assedio furono trasportati via aerea con i C-130, che non potevano atterrare per scaricare a causa dei continui attacchi con mortai ed artiglieria; si limitavano a sorvolare a bassissima quota la pista d'atterraggio e facevano scivolare all'esterno il carico, grazie a piccoli paracadute (nome in codice: operazione Super Gaggle)

Oltre a sopportare i bombardamenti di mortai e artiglieria, che nei primissimi istanti dell'assedio centrarono i depositi delle munizioni, i marines dovettero respingere attacchi di fanteria. I combattimenti più violenti avvennero sulle alture intorno alla base, in particolare a quota 860, dove i 400 marines del capitano Dabney resistettero per settimane appigliandosi letteralmente al terreno.

Marines caricano un obice M118 durante l'assedio di Khe Sanh.

Per la soverchiante disparità di forze, i difensori non intrapresero mai un vero tentativo di rompere l'assedio, se si escludono piccole pattuglie di ricognizione che saltuariamente uscivano dal perimetro difensivo. Si limitarono a richiedere massicci bombardamenti dell'aviazione che, con i continui attacchi dei B-52 (operazione Niagara), tentavano di evitare assalti di fanteria.

Gli attaccanti costruirono un intricato sistema di gallerie sotterranee, per eludere i bombardamenti americani e con l'intento di penetrare nella base. Ed in effetti alcune volte riuscirono a sbucarvi, sabotando o distruggendo. Ma l'attesa offensiva generale della fanteria comunista a Khe Sanh non si materializzò mai realmente: l'NVA si limitò unicamente a tenere la base sotto assedio con i mortai pesanti, compiendo sporadiche incursioni durante la notte e cercando, per quanto possibile, di evitare il contatto durante il giorno.

Gli americani riuscirono a rompere l'assedio (che terminò l'8 aprile 1968) grazie all'intervento dall'esterno della 1ª Divisione di cavalleria aerea e di diversi altri reparti dei Marines (operazione Pegasus). Ironia della sorte, il primo reparto a raggiungere la base assediata fu un battaglione di ranger sud vietnamiti. Westmoreland poté sbandierare la "vittoria" ma in realtà ancora oggi non sono chiari i veri obiettivi nordvietnamiti[senza fonte], e inoltre - obiettivo principale dei Viet, pienamente conseguito - il concentramento effettuato al nord per proteggere Khe Sanh indebolì gli americani negli altri settori e ingannò i comandi statunitensi, favorendo la sorpresa iniziale dell'offensiva del Têt che ebbe inizio il 30 gennaio 1968[9]. Il generale Westmoreland il 25 giugno 1968 approvò l'abbandono e la demolizione di Khe Sanh[10]

Contrasti e polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Operazione Pegasus.
Uomini della 1ª Divisione di cavalleria aerea in azione durante l'operazione Pegasus, organizzata per sbloccare la guarnigione di Khe Sanh.

Durante e dopo la battaglia gravi polemiche esplosero tra il corpo dei Marines, accusato dai comandi superiori di aver condotto con scarsa capacità organizzativa e operativa la battaglia a Khe Sanh, ed anche di aver messo in mostra un mediocre morale delle sue truppe, e l'Esercito americano e il MACV del generale Westmoreland.

Durante la battaglia Westmoreland costituì il 9 febbraio un posto di comando avanzato del MACV nella I Regione militare (MACV - Forward Command Post) affidato al suo vice (generale Creighton Abrams) per coordinare le operazioni al nord, scavalcando il comando dei Marines della III MAF; inoltre fu potenziata la cosiddetta Task Force Oregon con l'afflusso di elementi della 101ª Divisione aviotrasportata e della 1ª Divisione Cavalleria aerea, e con la costituzione della Americal division, raggruppati tutti in un Provisional corps, Vietnam (al comando del tenente generale William B. Rosson) schierato nella I Regione militare in aiuto e sostegno alle due divisioni Marines della III MAF, ed eventualmente anche per soccorrere Khe Sanh.

I Marines a loro volta lamentarono l'autoritarismo del generale (che durante la battaglia aveva assunto anche il controllo diretto di tutta l'aviazione dei Marines, dopo un'aspra controversia giunta fino agli Stati Maggiori Riuniti) e rimproverarono all'Esercito di aver orchestrato una campagna propagandistica contro di loro; di aver organizzato una inutile operazione di "salvataggio" contro le esplicite richieste del generale Cushman (comandante in capo della III MAF) che aveva ripetutamente sottolineato come i suoi uomini a Khe Sanh non necessitassero di alcuna manovra di aiuto dall'esterno[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Karnow. Capitolo XIII. Il Tet. pag. 363
  2. ^ Khe Sanh 1967-68. Campain n.150. Gordon L. Rottman. Osprey publishing. 2005. pag. 90
  3. ^ Karnow. Capitolo XIII. Il Tet. pag. 364
  4. ^ The Withdrawal from Khe Sanh. History Net.
  5. ^ Lyndon B. Johnson - The final days. Profiles of the U.S. Presidents.
  6. ^ The story behind the McNamara line. Vanderbilt edu. Library.
  7. ^ Battle of Khe Sanh: Recounting the Battle's Casualties. History Net.
  8. ^ Karnow. Capitolo XIII. Il Tet. pag. 361
  9. ^ Karnow. Capitolo XIII. Il Tet. pag. 363-364
  10. ^ Battlefield timeline. PBS station.
  11. ^ AA.VV. NAM- cronaca della guerra in Vietnam, DeAgostini 1988.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, a cura di Piero Bairati, Supersaggi, Biblioteca Universale Rizzoli, 1989, pp. 544, ISBN 88-17-11506-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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