Antonio Bodrero

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Antonio Bodrero

Antonio Bodrero, in occitano e piemontese Barba Tòni Bodrìe (Frassino, 1º novembre 1921Cuneo, 16 novembre 1999), è stato un poeta e politico italiano di lingua e cultura occitana e piemontese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vissuto in Piemonte, come figura culturale è ricordato per essere stato anello di congiunzione tra la cultura piemontese e quella provenzale alpina, dovuta alla sua provenienza da una regione di crocevia, e posta al centro della sua opera letteraria e del suo pensiero patriottico. Il nome con cui è conosciuto non è tanto quello anagrafico, bensì Barba Tòni Baudrìe o Baudrier, in lingua locale.

La sua opera letteraria bilingue, in piemontese e in dialetto vivaro-alpino, ha riscosso il plauso della critica - ad esempio, Franco Brevini lo definì "Una delle figure più rilevanti della poesia regionale contemporanea".[1].

I suoi componimenti hanno come tema lo spopolamento della montagna, la difesa delle culture minoritarie, la lotta sociale, l'"antiprogressismo", la piccola patria alpina (mia Provensa, la seur, e 'l frel Piemont), l'armonia rousseauiana dell'uomo con la natura (gli uomini silvani, "sërvan").

"La sua poesia ci presenta un mondo mitico, leggendario, da saga popolare", una cultura "segreta, umile, repressa", in un clima tra il fantastico e il visionario", "gotico", "gotico contadino", a volte sovraccaricato dall'urgenza polemica dell'autore[2].

Gianrenzo P. Clivio e altri critici letterari hanno trovato in tutta la sua poetica la necessità di allontanarsi dall'italiano (attraverso gli arcaismi, i provenzalismi), che rendono difficili le sue opere anche a molti piemontesi, e spesso ne forniva la traduzione in italiano, francese e inglese. Le sue poesie vengono considerate da molti piemontesi scrigni di inestimabile valore, pieni di forme, verbi e parole che senza la sua opera sarebbero andati perduti.

Negli anni ottanta e novanta ha partecipato a varie esperienze politiche quali l'Union Piemontèisa, con cui fu candidato alle elezioni del 1983 nella Lista per Trieste, ottenendo 184 preferenze nella circoscrizione Torino-Novara-Vercelli[3] e 285 in quella Cuneo-Alessandria-Asti;[4] successivamente, alle elezioni del 1987, nella lista "Piemont" ottenne 2 064 preferenze a Torino-Novara-Vercelli[5] e a Cuneo-Alessandria-Asti.[6] In seguito, si è avvicinato alla Lega Nord,[7] con cui si candidò alle elezioni regionali del 1990, in provincia di Cuneo, ottenendo 687 preferenze[8] e subentrando in seguito come consigliere regionale, nel 1992, a Gipo Farassino.[9] Era conosciuto per i suoi interventi interamente in piemontese alle sedute di Palazzo Lascaris.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franco Brevini, Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo, Torino: Einaudi, 1990, p. 327
  2. ^ Franco Brevini, Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo, Torino: Einaudi, 1990, p. 327-328
  3. ^ Camera del 26 giugno 1983 - Circoscrizione TORINO-NOVARA-VERCELLI - LISTA PER TRIESTE, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 14 febbraio 2017.
  4. ^ Camera del 26 giugno 1983 - Circoscrizione CUNEO-ALESSANDRIA-ASTI - LISTA PER TRIESTE, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 14 febbraio 2017.
  5. ^ Camera del 14 giugno 1987 - Circoscrizione TORINO-NOVARA-VERCELLI - PIEMONT, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 14 febbraio 2017.
  6. ^ Camera del 14 giugno 1987 - Circoscrizione CUNEO-ALESSANDRIA-ASTI - PIEMONT, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 14 febbraio 2017.
  7. ^ Cfr. il suo intervento al Congresso della Lega Nord - Piemont del 1994: http://www.radioradicale.it/scheda/67675/67745-congresso-nazionale-straordinario-della-lega-nord-piemonte
  8. ^ Regionali del 6 maggio 1990 - Provincia CUNEO - LEGA LOMBARDA, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 14 febbraio 2017.
  9. ^ Antonio BODRERO, su Consiglio regionale del Piemonte. URL consultato il 14 febbraio 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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