Amedeo Fani

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Amedeo Fani
Amedeo Fani (1891-1974).jpg

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVII, XXVIII, XXIX
Circoscrizione Lazio-Umbria

Consigliere nazionale del Regno d'Italia
Legislature XXX
Gruppo
parlamentare
Corporazione della previdenza e del credito (23 marzo 1939 - 21 aprile 1942)
Corporazione del vetro e della ceramica (21 aprile 1942 - 5 agosto 1943)

Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri
Durata mandato 12 settembre 1929 –
19 luglio 1932
Vice di Dino Grandi
Predecessore Dino Grandi
Successore Fulvio Suvich

Questore della Camera dei Deputati
Presidente Costanzo Ciano 1934-39 e Dino Grandi 1939-43
Legislature XXIX, XXX

Presidente dell'Istituto Coloniale Fascista
Durata mandato 22 febbraio 1935 - 6 dicembre 1937
Vice Luigi Barzini senior
Predecessore Giovanni Cerrina Feroni

Vice Presidente dell'Istituto Fascista dell'Africa Italiana
Durata mandato 6 dicembre 1937 - 15 luglio 1941
Presidente Luigi Federzoni

Presidente dell'Istituto Fascista dell'Africa Italiana
Durata mandato 15 luglio 1941 - 5 agosto 1943
Predecessore Luigi Federzoni

Dati generali
Professione avvocato, pubblicista
Amedeo Fani
9 febbraio 1891 – 9 settembre 1974
Dati militari
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
ArmaArtiglieria
Reparto
  • Gruppo Osservatori III Armata (1917-18)
  • 8º Reggimento Artiglieria di C.A. Roma (1940)
Grado
  • Artigliere, volontario di guerra (27 gennaio 1917)
  • Aspirante Ufficiale cpl. (10 agosto 1917)
  • Sottotenente cpl (15 settembre 1917)
  • Tenente cpl (15 giugno 1918)
  • Capitano cpl (7 settembre 1930)
  • Maggiore cpl (31 maggio 1935)
  • Ten. Colonnello cpl (1º gennaio 1940)
  • Colonnello (1969, promoz. onor. Ord. Vittorio Veneto)
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Amedeo Fani (Perugia, 9 febbraio 1891Perugia, 9 settembre 1974) è stato un politico, avvocato e pubblicista italiano, deputato (1925-43), sottosegretario agli Affari Esteri (1929-43) e questore della Camera dei Deputati (1934-43).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Rimasto orfano di madre all'età di quattro anni, fu cresciuto dalla zia contessa Guglielmina Montesperelli. Frequentò prima la scuola elementare privata del maestro Polvani a Perugia, poi il ginnasio Cicognini di Prato ed infine il liceo Ennio Quirino Visconti a Roma, laureandosi poi in giurisprudenza sempre a Roma il 17 dicembre 1913 sotto il prof. Enrico Ferri. In gioventù attraversò numerose gravi malattie (tifo, polmonite doppia, endocardite e pericardite), culminate poi in una cisti di echinococo polmonare operata nel 1913 e nuovamente nel 1914 dal chirurgo Raffaele Bastianelli.

Attaccatissimo al padre Cesare (che lasciò un'impronta indelebile di valori ed esempio di vita sul figlio), lo accompagnò spesso nelle aule del parlamento e dei tribunali, nonché in alcuni viaggi all'estero in Francia, Svizzera e Turchia.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Rimasto nel frattempo orfano anche di padre, allo scoppio della Grande Guerra tentò più volte di arruolarsi, ma fu riformato ben cinque volte per inidoneità fisica a causa delle precedenti operazioni ai polmoni. Dopo aver collaborato all'Ufficio Notizie dal fronte e diretto per un breve periodo il giornale L'Unione Liberale di Perugia, nel 1917 riuscì a farsi arruolare volontario in artiglieria. Trasferito d'ufficio in un corso allievi ufficiali, fu infine destinato al Gruppo Osservatori d'Artiglieria della III Armata sotto il comando del maggiore Ederle. Partecipò volontario a numerose azioni anche con altri reparti, guadagnandosi nel 1918 una M.A.V.M. a Chiesanova sul Piave[1].

Finita la guerra, prestò servizio dal 1919 al 1920 al Comitato Interministeriale per la Sistemazione delle Industrie di Guerra, diretta dal sottosegretario Ettore Conti. Nello stesso periodo fu colpito nuovamente da una gravissima emorragia polmonare. Nel marzo 1920 venne smobilitato e riprese la libera professione di avvocato.

Elezione in Parlamento[modifica | modifica wikitesto]

Già vicepresidente dell'Associazione Liberale Monarchica di Perugia e deputato provinciale, aderì al movimento dei Fasci italiani di combattimento, ma non alla sua trasformazione in P.N.F., iscrivendosi nel 1922 al Partito Liberale Italiano. Si candidò alle elezioni del 1924 nella lista nazionale bis e risultò il primo dei non eletti. Il 26 novembre 1925 fu nominato deputato in sostituzione dell'on. Aldo Netti, deceduto l'estate precedente[2].

Concentrò la sua attività parlamentare su temi di politica estera, con ripetuti interventi (1926, 1927 e 1928) alla Camera sull'importanza del posizionamento e dei rapporti dell'Italia sullo scacchiere internazionale[3]. In questo stesso periodo, si occupò anche di emigrazione e fece diversi viaggi all'estero per conto dei Fasci italiani all'Estero in Sud America (Argentina, Brasile, Cile ed Uruguay - luglio-agosto 1927[4]) ed in Africa (1927 e 1928).

Dal 1926 al 1929 fu anche Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Perugia[5].

Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 1929 Mussolini procedette ad un grande rimpasto di governo, cedendo otto dei nove ministeri che dirigeva. Con loro sorpresa, Dino Grandi ed e Amedeo Fani furono nominati ministro e sottosegretario di quello degli Affari Esteri.

Nel pieno dunque del periodo che Renzo De Felice definisce “Gli anni del consenso”, l’attività del ministero degli Affari Esteri dal 1929 al 1932 fu improntata a una intesa linea promotrice di pace e di relazioni internazionali.

In particolare, Amedeo Fani resse il ministero nelle frequentissime missioni all’estero del ministro Grandi (Gran Bretagna, Grecia, Polonia, Svizzera, Turchia e USA) e prese parte:

  • al trattato di amicizia italo-austriaca (febbraio 1930)[6]; alla costruzione del trattato navale di Londra (22 aprile 1930); all’attuazione del Piano Young e numerosi trattati di commercio internazionale;
  • alle visite di Autorità estere in Italia, tra cui il segretario generale della Società delle Nazioni Drummond (ottobre 1929); il cancelliere austriaco Schober (febbraio 1930); il primo ministro ungherese Bethlen (aprile 1930); il ministro degli esteri britannico Henderson (febbraio 1931); il segretario di Stato USA Stimson (luglio 1931); il primo ministro greco Venizelos (gennaio 1932); il primo ministro bulgaro Mushanov (febbraio 1932); il ministro degli esteri dell’Arabia Saudita Faisal (aprile 1932); il primo ministro turco Ismet (maggio 1932);

Fu particolarmente coinvolto nel lavoro di distensione dei rapporti con la Santa Sede, irrigiditi nel 1931 per contrasti in merito all’educazione dei giovani e la chiusura delle sedi di Azione Cattolica. La vicenda si risolse e l’11 febbraio 1932, in occasione del terzo anniversario dei Patti Lateranensi, si svolse in gran pompa una visita di Stato - a cui prese parte - del Governo italiano a Pio XI[7].

In virtù della carica governativa ricoperta, fece parte della Commissione Suprema della Difesa e del Gran Consiglio del Fascismo.

Con il rimpasto di Governo del 1932 terminò il suo mandato da sottosegretario agli Affari Esteri. Gli furono offerte le nomine di ambasciatore a Bruxelles o a Varsavia, che però rifiutò per ritornare ad esercitare la libera professione forense.

In questo periodo, fece parte della sua segreteria particolare anche Fernando Mezzasoma.

Nel dicembre '32-gennaio '33 organizzò e presiedette per conto della Reale Società Geografica Italiana una grande crociera in India e Ceylon[8] a bordo del transatlantico Conte Verde.

Questore della Camera dei deputati ed altri incarichi[modifica | modifica wikitesto]

In seguito ad alcuni viaggi ufficiali in Polonia e in Germania e di piacere in India, dopo le elezioni del 1934 entrò a far parte dell’Ufficio di Presidenza della Camera di Deputati in qualità di questore, posizione che mantenne fino al 5 agosto 1943. In tale veste, fece tra le altre cose parte di numerose delegazioni ufficiali, comprese quelle di Mussolini in Germania nel 1937, di Vittorio Emanuele III in Libia nel 1938 ed in Spagna nel 1940.

Dal 1934 al 1939 fu vice presidente della Corporazione del Vetro e della Ceramica, carica che fu costretto a lasciare in seguito a contrasti personali sorti con l'allora segretario del P.N.F. Achille Starace.

Nel contempo, nel 1935 fu nominato presidente dell’Istituto Coloniale Italiano (poi Istituto Coloniale Fascista), avviando un intenso programma di ampliamento della base associativa. Con l’avvento dell’Impero, l’istituto fu maggiorato in Istituto dell’Africa Italiana e la presidenza affidata al presidente del Senato Luigi Federzoni, con il quale si avvicendò pochi anni dopo nuovamente alla presidenza dello stesso Istituto.

Nell’agosto del 1936, sempre per problemi legati ad emorragie polmonari, fu operato a Berlino dal chirurgo Ernst Ferdinand Sauerbruch.

Tra gli altri incarichi, fu anche:

  • Componente del Consiglio Nazionale Forense presso il Ministero della Giustizia 1934-43[9];
  • Componente del direttorio dell'Associazione nazionale dei Volontari di Guerra 1915-18;
  • Consigliere nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro e consigliere della Corte Suprema d'Onore dello stesso Istituto.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Non aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu denunciato al Tribunale Speciale Provinciale fascista di Perugia per tradimento dell'idea fascista. Il Prefetto RSI di Perugia Armando Rocchi spiccò contro di lui mandato di cattura, poi revocato per intercessione di Fernando Mezzasoma.

La sua casa di Perugia fu sequestrata prima da un comando delle S.S. per divenire poi, con il passare del fronte, sede di un tribunale militare alleato[10].

Ritiro a vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1946 fu sottoposto a processo in quanto esponente del passato regime ed assolto con formula piena. Profondamente legato all'istituzione della monarchia costituzionale e considerando ormai conclusa la sua personale vicenda politica, non aderì a numerosi inviti di candidatura elettorale, si ritirò dalla vita pubblica e riprese a lavorare come legale. Fece parte del collegio di difesa di Filippo Anfuso.

Aderì all'Unione Monarchica Italiana e fu membro dei direttivi della Consulta Monarchica, della Consulta dei Senatori del Regno (organo consultivo costituito durante l'esilio di Umberto II che spesso andò a visitare a Cascais ed altre località) e del Circolo Rex.

Fu, infine, membro del consiglio di amministrazione della Banca del Fucino e consigliere dell'Unione nazionale editoriale italiana.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a innumerevoli articoli su giornali e riviste:

  • A. Fani, Il mio diario di guerra, Tipografia Commerciale, Perugia, 1924
  • A. Fani (con lo pseudonimo Comandante Alberto Fieschi), Periplo d'Africa, Franco Campitelli Editore, Foligno, 1930
  • A. Fani, India, misteri, tesori, armonie, Tipografia Leonardo da Vinci, Città di Castello, 1935
  • A. Fani, Cesare Fani, 70 anni di vita politica italiana, Tipografia Porziuncola, Assisi, 1964
  • C. Fani e C.R. Fani Ó Broin (a cura di), Amedeo Fani, Storia di una vita e di un ventennio, Volumnia Editrice, Perugia, 2007.

Famiglia e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Cesare (1844-1914) e di Iginia Rossi (1856-1895), si sposò ad Assisi il 27 luglio 1929 con Elvira Biancardi di Mantova, figlia del comm. Vittore (1877-1925), socio-amministratore della società Umbro-Marchigiana, e di Caterina Battistoni (1877-1966), da cui Cesare Fani (1931-2011), primario chirurgo emerito.

La sorella maggiore, Annetta Fani (1888-1921), si sposò con l'ing. Paolo Bensa (1875-1963) di Genova, figlio dell'insigne giurista prof. avv. Enrico Bensa (1848-1931);

Il fratello consanguineo, Angelo Fani (1873-1943, figlio di Cesare e della prima moglie Annetta Rotondi), fu anche lui avvocato, pubblicista, libero docente in diritto costituzionale, consigliere ed assessore di Perugia, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Tripoli.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare
«In servizio volontario presso il II° Reggimento Granatieri di Sardegna dimostrò infaticabile slancio e mirabile coraggio nell'operare il collegamento tra i reparti combattenti, corpo a corpo con il nemico. Offertosi spontaneamente nella massima violenza del combattimento di portare un ordine urgente, oltrepassò con intrepido ardimento nidi di mitragliatrici avversarie riuscendo nell'intento di raggiungere i reparti più avanzati, rimasti isolati.»
— 2-6 luglio 1918 Chiesanova sul Piave
Croce al Merito di Guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Merito di Guerra
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-18 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-18
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca, campagne 1917 e 1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca, campagne 1917 e 1918
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia
Medaglia interalleata della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia interalleata della Vittoria
Croce commemorativa della III Armata - nastrino per uniforme ordinaria Croce commemorativa della III Armata
Grande Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 30 maggio 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 19 aprile 1930
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Scanderbeg del Regno italiano d'Albania - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Scanderbeg del Regno italiano d'Albania
Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto
— 16 dicembre 1969

Onorificenze estere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Belgio - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Belgio
— 7 gennaio 1930
Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito del Cile - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito del Cile
— 3 febbraio 1930
immagine del nastrino non ancora presente Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito dell'Austria
— 31 marzo 1930
Commendatore di Gran Croce dell'Ordine della Stella Polare di Svezia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Gran Croce dell'Ordine della Stella Polare di Svezia
— 12 aprile 1930
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona di Romania - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona di Romania
— 20 dicembre 1930
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Alessandro del Regno di Bulgaria - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Alessandro del Regno di Bulgaria
— 1930
Commendatore di Gran Croce dell'Ordine delle Tre Stelle della Lettonia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Gran Croce dell'Ordine delle Tre Stelle della Lettonia
— 16 novembre 1931
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno
— 4 marzo 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito del Portogallo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito del Portogallo
— 19 marzo 1932
Grande Ufficiale dell'Ordine del Liberatore del Venezuela - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine del Liberatore del Venezuela
— marzo 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Croce di Boyacà della Colombia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Croce di Boyacà della Colombia
— 26 maggio 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Agata di San Marino - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Agata di San Marino
— 7 giugno 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco della Cecoslovacchia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone Bianco della Cecoslovacchia
— 9 giugno 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Reggenza d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Reggenza d'Ungheria
— 25 giugno 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Bianca del Regno di Serbia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Bianca del Regno di Serbia
Cittadinanza onoraria di New Orleans - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza onoraria di New Orleans

Bibliografia e citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio di Stato di Perugia, fondo archivistico Cesare e Amedeo Fani
  • Camera dei Deputati, portale storico - http://storia.camera.it/deputato/amedeo-fani-18910209
  • Andreotti G., 1953: Fu una legge truffa?, Milano, Rizzoli, 2006.
  • Fani A., Cesare Fani, 70 anni di vita politica italiana, Assisi, Tipografia Porziuncola, 1974.
  • Fani C. e Fani Ó Broin C.R. (a cura di), Amedeo Fani, Storia di una vita e di un ventennio, Perugia, Volumnia Editrice, 2007.
  • Savino E., La Nazione Operante, Milano, 1928 (p. 196) - Milano, 1934 (p. 447) - Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1937 (p.394).
  • Sergi P., Patria di carta. Storia di un quotidiano coloniale e del giornalismo italiano in Argentina, Cosenza, Pellegrini, 2012.
  • Serio A., I Taccuini di Guerra di Amedeo Fani, in Uomini e Donne nella Grande Guerra - Umbria 1915-1918, Istituto per la Storia dell'Umbria Contemporanea, Collana Strumenti n. 20, 2018, pp. 94-100 - http://isuc.crumbria.it/attivit%C3%A0/pubblicazioni/uomini-e-donne-nella-grande-guerra
  • Setta S. (a cura di), De Vecchi C.M. (autore), Tra papa, duce e re, Jouvence, 1998.
  • Severini G., L'autobiografia di Amedeo Fani, in Diomede, rivista di politica e cultura dell'Umbria - n. 7 - Perugia - anno III - Settembre-Dicembre 2007, pp. 79-84.
  • Sibilia S., Squarcio d'azzurro, Roma, Casa del libro editrice, 1931.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Immagine (JPG), su decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  2. ^ Italy Parlamento Camera dei fasci e delle corporazioni, La legislazione fascista ..., 1922. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  3. ^ Amedeo Fani / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico, su storia.camera.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  4. ^ Il fascismo, gli emigranti italiani e l’America Latina (PDF), su core.ac.uk.
  5. ^ [www.ordineavvocati.perugia.it/index.php?filename=elencopresidenti.pdf Elenco Presidenti Ordine Avvocati Perugia] (PDF).
  6. ^ Mussolini firma il trattato di amicizia con l'Austria nella Sala del mappamondo. Il sottosegretario Fani osserva. - Cinecittà Luce - Unesco, su fondoluce.archivioluce.com. URL consultato il 23 febbraio 2018.
  7. ^ CinecittaLuce, Giovedì 11 febbraio 1932 Mussolini visita Pio XI, 15 giugno 2012. URL consultato il 23 febbraio 2018.
  8. ^ La grande crociera in India e Ceylon della Reale Società Geografica Italiana (1932-1933), su www.archiviofotografico.societageografica.it, 12 settembre 2017. URL consultato il 24 luglio 2018.
  9. ^ (IT) I Consigli dal 1926 - CNF, su Consiglio Nazionale Forense. URL consultato il 25 settembre 2018.
  10. ^ Regione Umbria, I Giardini di Pietro Porcinai in Umbria, a cura di Marina Fresa, Giulia Giacchè, Luciano Giacchè, Quattroemme, 2014, p. 93.
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