Achille Grandi

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Achille Grandi
Achillegrandi.jpg

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXV del Regno d'Italia, XXVI del Regno d'Italia, XXVII del Regno d'Italia
Sito istituzionale

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana
Collegio Milano IV
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Popolare Italiano
Professione sindacalista, tipografo

Achille Grandi (Como, 24 agosto 1883Desio, 27 settembre 1946) è stato un politico e sindacalista italiano, cofondatore della CIL e della CGIL, deputato prima del Partito Popolare Italiano e poi della Democrazia Cristiana, fondatore e primo presidente delle ACLI.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Iniziò a lavorare nel 1894, a soli 11 anni come apprendista tipografo, e questa esperienza segnò la sua maturazione. Nel 1906 si sposò con Maria Croato. Fervente cristiano, si adoperò per organizzare le masse cattoliche secondo le indicazioni della enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII. La presenza nelle zone di Como delle organizzazioni del Partito Socialista Italiano lo sollecitò ad impegnarsi nelle nascenti organizzazioni sindacali cattoliche. Dal 1907 al 1914 fu segretario della direzione diocesana di Como dell'Unione Popolare fra i Cattolici d'Italia che era succeduta all'Opera dei congressi, che aveva operato in Italia dal 1874 al 1904. Durante questo periodo frequentò la "Scuola superiore cattolica di scienze sociali ed economiche" di Bergamo conseguendo una preparazione culturale di tipo universitario.

Contrario al Patto Gentiloni, nel 1914, in contrasto con il Vescovo di Como, Mons. Alfonso Archi, si impegnò sia nella Direzione delle Opere Cattoliche di Como che nella Lega cattolica del lavoro di Monza, assumendo anche la carica di vicepresidente del Sindacato Italiano Tessile (SIT), sindacato che aveva contribuito a far nascere nel 1908. Nel 1918 diventò presidente del SIT ed entra nell'esecutivo nella Confederazione italiana dei lavoratori (CIL), la neonata organizzazione sindacale cattolica, guidata dal presidente Giovanni Gronchi fino al 1922. Grandi guiderà la CIL 1922 al 1926, che raggiungerà quasi due milioni di iscritti. Nel 1919 fu tra i fondatori del Partito Popolare e fu eletto deputato nelle sue liste nella provincia di Como.

L'antifascismo[modifica | modifica wikitesto]

Grandi capì subito, diversamente da altri ambienti del mondo cattolico, la gravità della Marcia su Roma. Subito dopo il primo discorso di Mussolini, Grandi espresse pesanti giudizi in merito sia all'umiliazione del Parlamento che alle evidenti tendenze dittatoriali. Successivamente difese con forza le minacce delle Corporazioni Fasciste contro le organizzazioni cattoliche e nel 1926 lui decise, pur di non scendere a patti, di sciogliere la CIL prima della pubblicazione ufficiale del decreto del governo fascista.

Fu anche critico anche nei confronti dell'Istituto Cattolico per le Attività Sociali (ICAS) per le tiepide posizioni che assunse con il regime. La sua intransigenza lo portò al rifiuto di ogni collaborazione e collusione con il regime fascista e così, dal 1926 al 1944, si guadagnò da vivere ri-svolgendo l'attività di tipografo presso il "Pontificio Istituto delle Missioni Estere" di Via Monte Rosa a Milano.

Il Patto di Roma, la CGIL e le ACLI[modifica | modifica wikitesto]

I vertici della CGIL unitaria Oreste Lizzadri (PSI), Achille Grandi (DC) e Giuseppe Di Vittorio (PCI) nel 1945

Nel 1943, dopo la caduta del regime, il generale Pietro Badoglio lo nominò Commissario straordinario della Confederazione dei Lavoratori dell'Agricoltura. Partecipò attivamente nella stesura del Patto di Roma, che fu il risultato dell'incontro delle tre storiche componenti politiche e sindacali per la ricostituzione del sindacato democratico ed unitario della Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL), elaborato da Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Bruno Buozzi per i socialisti e da Achille Grandi per i cattolici.

La morte[1] impedì a Buozzi di firmare il testo definitivo del Patto, che fu sottoscritto in effetti il 9 giugno 1944, ma, per onorare la sua memoria e ricordare il suo impegno nelle trattative che resero possibile l'accordo, nel testo venne apposta la data di quello che si riteneva il suo ultimo giorno di vita: 3 giugno 1944[2][3]

Il ruolo di co-Segretario generale della CGIL e di firmatario del Patto di Roma[4], assieme a Di Vittorio e Grandi, fu assunto dal sindacalista socialista Emilio Canevari, poi sostituito da Oreste Lizzadri.

Grandi, contemporaneamente al progetto dell'unità sindacale, fondò nell'agosto 1944 le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (ACLI), diventandone (per soli 6 mesi) il primo presidente nazionale. Secondo Grandi le ACLI dovevano assolvere il compito di rappresentare e formare le coscienze dei cattolici all'interno della CGIL unitaria.

Aderì al partito della Democrazia Cristiana, fu nominato membro della prima Direzione Nazionale come componente della corrente di sinistra che faceva capo a Giovanni Gronchi, ed eletto Deputato nella Assemblea costituente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arrestato dai tedeschi e rinchiuso nella famigerata prigione di via Tasso, al momento dello fuga delle SS da Roma Bruno Buozzi fu prelevato dal carcere con altri tredici prigionieri la notte del 3 giugno 1944 e trasferito in camion sulla via Cassia; nel pomeriggio del 4 giugno in località La Storta, a pochi chilometri da Roma, fu trucidato assieme ai suoi compagni con un colpo di pistola alla testa (fatto di sangue passato alla storia come l'eccidio de La Storta).
  2. ^ Cfr. Carlo Vallauri, Storia dei sindacati nella società italiana, Roma, Ediesse, 2008.
  3. ^ Cfr. Marianna De Luca, Nel rispetto dei reciproci ruoli. Lineamenti di storia della contrattazione collettiva in Italia, Milano, Vita e pensiero, 2013.
  4. ^ Il testo integrale del "Patto di Roma"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Olivero, Eredità e attualità di Achille Grandi, Relazione convegno ACLI per il 60º della morte, 28 settembre 2006, Roma

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente delle ACLI Successore ACLI.gif
1944-1945 Ferdinando Storchi
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