Unità militari di aiuto alla produzione

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Le Unità militari di aiuto alla produzione (in spagnolo Unidad Militar de Ayuda a la Producción, UMAP) erano campi di concentramento in attività a Cuba dal novembre 1965 alla metà del 1968[1]. La loro ideazione viene attribuita, come sostiene l'attivista per i diritti degli omosessuali Massimo Consoli, a Raúl Castro[2]. Si vocifera che questa idea gli venne dopo una visita alla Russia sovietica.

« I giovani sono reclutati a forza dalla Polizia e rinchiusi in questi campi di lavoro, senza nessun tipo di processo giudiziario né diritto alla difesa. Questo sistema svolge due funzioni:

a) facilitare manodopera gratuita allo Stato;

b) castigare i giovani che si rifiutano di partecipare alle organizzazioni comuniste »

Un rapporto del 1967 della Commissione interamericana dei diritti umani.[3][4]

La storia delle UMAP[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

Il primo modello di lager tropicale fu il campo di Guanahacabibes, destinato a “rieducare” le persone refrattarie alla rivoluzione.

« A Guanahacabibes inviamo coloro che non devono stare in prigione, coloro che hanno commesso reati contro la morale rivoluzionaria, sia gravi che lievi.[3] »

affermava Che Guevara in una riunione del Ministero dell’Industria nel 1962.

I deportati[modifica | modifica wikitesto]

Numerose persone furono arrestate e deportate nelle UMAP a causa della loro omosessualità, poiché nell'ideologia castrista i maricones (cioè i "finocchi" o "froci") erano considerati espressione dei valori decadenti della società borghese[5].

In seguito l'azione si estese su altri gruppi di persone, ovvero:

« My charge read: active in Catholic Associations [6] »

ricorda Emilio Izquierdo, dicissettenne nel 1965, oggi attuale Presidente dell'Associazione Prigionieri Politici delle UMAP.

  • individui classificati come parassiti o "elementi anti-sociali": prostitute, barboni, drogati, "seguaci" del Rock & Roll [6] e tutti coloro che venivano considerati socialmente inutili;
« Finivano nei campi UMAP anche molti giovani, solo per il fatto di essere tali.[7] »
  • dissidenti, controrivoluzionari, cittadini non “entusiasti” della rivoluzione socialista, soggetti che non si piegavano alle regole del lavoro, individui che esprimevano le loro opinioni sul governo o in generale nemici della società.

Nel 1965 si contavano già 45.000 prigionieri.[8][7]

Emblematicamente, all'ingresso del campo di prigionia cubano a Cayo Diego Perez campeggiava la scritta "El trabajo los harà hombres" (cioè "Il lavoro li renderà uomini").[6][9]

Secondo alcune fonti la persecuzione castrista degli omosessuali iniziò in realtà due anni prima della creazione delle UMAP, ovvero nel 1963, con una campagna governativa chiamata "Operazione P" (per Prostitute, Protettori e Pederasti).[6] In questa campagna vennero individuati molti omosessuali, dopodiché vennero arrestati e gettati in carcere dove erano costretti ad indossare un uniforme che sfoggiava una P. All'inizio e verso metà degli anni '60 denunciare un omosessuale alla polizia con il metodo dell'Outing diventò una pratica comune per coloro che cercavano favori speciali o tentavano di ingraziarsi le autorità.[6]

Il lavoro forzato e le torture[modifica | modifica wikitesto]

Gli arrestati venivano inizialmente trasferiti in campi di concentramento nella provincia di Camagüey, per essere poi destinati al lavoro agricolo forzato (soprattutto alla raccolta di bambù) in diverse aree del paese[10]. Le strutture in cui venivano alloggiati erano baracche malsane all'interno di accampamenti recintati da filo spinato e sorvegliati dalle Forze Armate Rivoluzionarie (Fuerzas Armadas Revolucionarias - FAR)[10]. Sono state anche denunciate pratiche lesive dei diritti umani (specialmente rivolte nei confronti degli omosessuali) come l'uso di diverse forme di tortura fisica e psicologica (tra cui elettroshock, stimolazione delle fobie dei detenuti, scarpe di piombo, finte esecuzioni, somministrazione forzata di prodotti chimici e droghe come il pentothal)[8], e condizioni di sovraffollamento nelle celle (alcune fonti parlano di una media di 45 prigionieri in celle di 30 metri quadrati).[8]

Sono stati pubblicati elenchi di nomi dei militari che dirigevano i campi.[11]

Alcuni internati si auto-mutilarono in modo che potessero essere portati via dal campo. [12]

La struttura[modifica | modifica wikitesto]

I campi UMAP generalmente ospitavano 120 detenuti, suddivisi in squadre di dieci. [13] Ogni campo UMAP tipicamente consisteva di tre baracche, due per gli internati e uno per il personale militare. [14] I campi non avevano né elettricità né acqua corrente. [15]

La censura[modifica | modifica wikitesto]

Paul Kidd, un canadese corrispondente di cronaca estera, fornisce l'unica conosciuta nota di prima mano sui campi UMAP. Kidd viaggiò a Cuba il 29 agosto 1966 e scrisse per il Southam News Service. [16] L'8 settembre, il ministero degli esteri cubano gli chiese di andarsene "con il primo volo", con il motivo di aver fatto fotografie di armi visibili dalla finestra della sua camera d'albergo, di armi antiaeree e mostrato un atteggiamento scorretto verso la rivoluzione, in un articolo che aveva pubblicato in precedenza.[14]

Durante questo viaggio, Kidd partì da Avana e vagava per la campagna, ex provincia di Camaguey, dove incontrò un campo di lavoro UMAP in prossimità della frazione di El Dos de Cespedes.[17]

Il campo recintato di filo spinato era gestito da 10 guardie di sicurezza e tenuto da 120 internati, composto da Testimoni di Geova, i cattolici romani, e "quelli vagamente definiti disadattati sociali da parte del governo". [14] L'età dei detenuti varia da 16 anni a oltre 60. [14]

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Le UMAP furono chiuse nel 1968, in seguito alle pressioni internazionali e alle campagne di denuncia portate avanti fra gli altri dall'UNEAC (Unione di Scrittori e Artisti di Cuba).[18] Il nome "UMAP" venne cancellato dalle insegne dei campi e tutta la documentazione cartacea fu distrutta.[19] Gli omosessuali vennero liberati, ma i "devianti" e gli "elementi anti-sociali" vennero semplicemente ammassati in dipartimenti chiamati "Battaglione della Fatica Decisiva", "Colonna del Centenario dei Giovani" e "Lavoro Armato dei Giovani". Nomi diversi, stessi campi di lavoro forzato. [6]

Félix Luís Viera, ex detenuto nelle UMAP e autore di un libro dedicato alla sua esperienza in essi [20], ha affermato, nel corso di un'intervista:

« Le Umap non esistono più da quarantuno anni. Nel frattempo credo che Cuba sia cambiata in meglio, pure se molto resta ancora da fare. Oggi non si perseguono più gli omosessuali e neppure chi non vuole fare un lavoro stabile. Allo stesso modo non vengono repressi i culti religiosi, pure se le varie confessioni non hanno accesso ai mezzi di diffusione dell’informazione. Ho voluto esprimere quanto fosse ingiusto che un internato nelle Umap venisse bollato per sempre come un antisociale, una sorta di appestato, un soggetto da evitare. Alla fine del 1966, sia per la pressione internazionale, sia perché il Governo comprese che stava commettendo una sciocchezza oltre che un’ingiustizia, le condizioni di vita nelle Umap migliorarono un poco. Tagliarono i recinti di filo di ferro, migliorò l’alimentazione, si ridussero i giorni di lavoro, il rapporto tra chi dirigeva i campi e i prigionieri divenne più umano, vennero regolarizzate le visite dei familiari. In ogni caso continuava una reclusione ingiustificata di certe persone solo perché non erano allineate alla morale socialista.[21] »

Il documentario Mauvaise conduite di Néstor Almendros e Orlando Jiménez Leal riporta le testimonianze di alcuni ex reclusi.

La posizione di Fidel Castro sulle UMAP[modifica | modifica wikitesto]

Intervistato nel 1965 con riferimento all'istituzione degli UMAP, Fidel Castro dichiarò [5]:

« Agli omosessuali non dovrebbe essere concesso di stare in posizioni dove potrebbero essere capaci di mal influenzare i giovani. Nelle condizioni in cui viviamo, a causa dei problemi che il nostro paese deve affrontare, dobbiamo inculcare ai giovani lo spirito della disciplina, della lotta, del lavoro... Noi non arriveremmo mai a credere che un omosessuale possa incarnare le condizioni e i requisiti di condotta che ci permetterebbe di considerarlo un vero Rivoluzionario, un vero Comunista aggressivo. Una deviazione di questa natura si scontra con il concetto che abbiamo di ciò che un militante Comunista deve essere.[22] »

Nel 2007 Fidel Castro, rispondendo a Ignacio Ramonet [23] che lo intervistava sulla questione degli omosessuali detenuti nelle UMAP, ha dichiarato:

« Mi piacerebbe pensare che la discriminazione contro gli omosessuali è un problema in via di superamento, e io la vedo così. Ho fiducia in ciò, come ho fiducia nel fatto che la nostra nazione sarà presto una delle più colte, educate, sensibili e leali nazioni nel Mondo. I vecchi pregiudizi e la ristrettezza mentale saranno cose appartenenti sempre più al passato.[24] »

Tuttavia, al contrario delle rassicuranti parole del padre, Alina Castro afferma che:

« ancora oggi gli omosessuali sono mal visti e subiscono ogni tipo di discriminazione. A loro, ad esempio, viene negata la tessera del partito, che a Cuba significa la sopravvivenza. Non possono far parte degli “hombres nuevos” e, senza tessera, non hanno diritto al lavoro e alla casa.[7] »

Riguardo all'affermazione del padre conclude:

« Io penso che si tratti solo di una manovra di carattere pubblicitario e quindi non credo in questo tipo di aperture. Il fatto è che il regime castrista basa la propria forza e quindi la propria permanenza su tattiche pubblicitarie, per le quali esiste un vero e proprio apparato burocratico.[7] »

Detenuti di rilievo[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale Jaime Ortega, attualmente Arcivescovo dell'Arcidiocesi di L'Avana

Pablo Milanes, Cantante e compositore cubano

Félix Luís Viera, scrittore cubano attualmente vive in Messico e autore del libro sulle esperienze UMAP

Héctor Santiago, drammaturgo cubano

UMAP nella Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Fragola e cioccolato – 1994 film cubano che si occupa delle persone LGBT discriminazioni subite dopo la rivoluzione cubana del 1959, cita anche i campi UMAP.

El Pecado Original - canzone di Pablo Milanes, considerato un omaggio per ricordare gli orrori commessi nella fase di post-Rivoluzione Cuba nei confronti delle persone LGBT.

Prima che sia notte - autobiografia di Reinaldo Arenas, si occupa del tema dei campi UMAP.


Documentari e Libri[modifica | modifica wikitesto]

Conducta impropia - 1984 documentario di Néstor Almendros e Orlando Jiménez Leal-

Un libro pubblicato in spagnolo come Conducta impropia avere le trascrizioni di tutte le testimonianze che compaiono nel film e altri mai usato. [25]

La UMAP: El Gulag Castrista - 2004 libro di Enrique Ros

Un Ciervo Herido (Un cervo ferito) - libro di Félix Luís Viera

UMAP: Una Muerte un Plazos - libro di José Caballero

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Intervista a Félix Luis Viera, ex-prigioniero di un campo UMAP
  2. ^ Ma Raul E’ Davvero Gay? Intervista Allo Storico Massimo Consoli
  3. ^ a b Articolo su Che Guevara
  4. ^ Capitulo Unico - Cuba 1967a
  5. ^ a b Llovio-Menéndez, José Luis. Insider: My Hidden Life as a Revolutionary in Cuba, (New York: Bantam Books, 1988), p. 156-158, 172-174.
  6. ^ a b c d e f http://archive.frontpagemag.com/readArticle.aspx?ARTID=7971 Articolo di Humberto Fontova
  7. ^ a b c d Intervista a Alina Castro sulla situazione degli omosessuali negli UMAP a Cuba. URL consultato il 5 agosto 2011.
  8. ^ a b c Stefano Magni, Dalla dittatura di Castro e Che Guevara solo morte e povertà.
  9. ^ Gian Antonio Stella, Negri, Froci, Giudei & Co., Rizzoli, 2009
  10. ^ a b http://www.cuba-solidarity.org.uk/faqdocs/Cuba-sexual-diversity.pdf
  11. ^ Manuel Zaya, Mapa de la Homofobia.
  12. ^ Ros, Enrique. La UMAP: El Gulag Castrista. p 205-208.
  13. ^ Ros, Enrique. La UMAP: El Gulag Castrista. p 34.
  14. ^ a b c d Ibid.
  15. ^ p 10, ibid.
  16. ^ Kidd, Paul. ""Cuba Expels Reporter"." Edmonton Journal 10 09 1966, Print.
  17. ^ Kidd, Paul. "The Price of Achievement Under Castro". Saturday Review. 03 1969: 23-25. Web. <http://www.unz.org/Pub/SaturdayRev-1969may03-00023>.
  18. ^ Leslie Feinberg, 1965 UMAP brigades: What they were, what they were not.
  19. ^ Agustín Blázquezwith with the collaboration of Jaums Sutton, UMAP: Castro's genocide plan.
  20. ^ Félix Luis Viera, Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Fidel Castro, Edizioni Cargo, 2005
  21. ^ tratto da un'intervista rilasciata dall'autore al sito http://www.tellusfolio.it, reperibile all'indirizzo http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=2819
  22. ^ Lockwood, Lee (1967), Castro's Cuba, Cuba's Fidel. p.124. Revised edition (October 1990) ISBN 0-8133-1086-5
  23. ^ autore della biografia autorizzata di Fidel Castro dal titolo Fidel Castro: My Life: A Spoken Autobiography
  24. ^ "I'd like to think that discrimination against homosexuals is a problem that is being overcome, and I do see it that way. I trust in that as I trust in the fact that our nation will soon be one of the most cultured, educated, sensitive and fair nations in the world. Old prejudices and narrowmindedness will increasingly be things of the past." Castro, Fidel, My Life, p.225 (Penguin Books, 2008; ISBN 978-0-1410-2626-8)
  25. ^ Néstor Almendros and Orlando Jiménez-Leal, Conducta impropia, Madrid, Egales, 2008.http://www.editorialegales.com/libros/conducta-impropia/9788488052674/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlos Franqui, I miei anni con Fidel, Sugarco, Milano 1981.
  • Llovio-Menéndez, José Luis. Insider: My Hidden Life as a Revolutionary in Cuba, New York: Bantam Books, 1988.
  • Lockwood, Lee (1967), Castro's Cuba, Cuba's Fidel Revised edition (October 1990). ISBN 0-8133-1086-5
  • Félix Luis Viera, Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Fidel Castro, Edizioni Cargo, 2005.
  • Castro, Fidel, My Life, Penguin Books, 2008. ISBN 978-0-1410-2626-8
  • Philip Brenner, Marguerite Rose Jiménez, John M. Kirk and William M. Leogrande, A Contemporary Cuba Reader: Reinventing the Revolution, Plymouth: Rowman & Littlefield, 2008.
  • Gian Antonio Stella, Negri, Froci, Giudei & Co., Rizzoli, 2009.
  • Katherine Hirschfeld, Health, politics, and revolution in Cuba since 1898, Transaction Publishers, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]