Tunnel borbonico

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Coordinate: 40°30′02.77″N 14°08′40.88″E / 40.50077°N 14.144688°E40.50077; 14.144688

Galleria Borbonica
Utilizzo Via di fuga
Epoca XVII secolo - XIX secolo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Napoli
Scavi
Data scoperta XXI secolo
Date scavi 2005-oggi
Amministrazione
Ente Associazione Borbonica Sotterranea
Responsabile Gianluca Minin - Enzo de Luzio
Visitabile si

La Galleria Borbonica è una cavità sotterranea di Napoli che si estende sotto la collina di Pizzofalcone, nei pressi di Palazzo Reale, nel quartiere San Ferdinando. Il sito ha di recente cambiato nome per motivi legali (prima era conosciuto come Tunnel Borbonico).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Con decreto del 19 febbraio 1853 Ferdinando II di Borbone commissionò all'architetto Errico Alvino un lungo traforo sotterraneo che collegasse piazza del Plebiscito a piazza della Vittoria, passando al di sotto della collina di Pizzofalcone. Una prima idea di eseguire una galleria sotto il colle, che però non ebbe esiti né conseguenze concrete, fu elaborata da Antonio Niccolini[1] verso il 1850.

L'opera rientrava nell'ambito delle opere pubbliche (infrastrutture e non) che Ferdinando II aveva ideato. Tuttavia il suo vero fine era militare: doveva costituire una via di fuga (verso il mare) per la famiglia reale e un rapido collegamento con la reggia per i soldati accquartierati nelle caserme di Chiaia: la caserma della Vittoria e la caserma di San Pasquale.

Alvino prevedeva una galleria a due corsie con due marciapiedi ai lati. I due sbocchi erano a occidente su via della Pace (odierna via Morelli, aperta sempre nel 1853 dallo stesso Alvino), proprio davanti la caserma della Vittoria, mentre a oriente presso l'attuale piazza Carolina, dietro la basilica di San Francesco di Paola. Il tunnel si sarebbe dovuto chiamare galleria Reale[2] e entrambe le corsie avrebbero dovuto assumere gli appellativi reali: quella che conduceva a Chiaia doveva essere intitolata strada regia mentre quella in direzione opposta strada regina.[2]

I lavori cominciarono subito, ad aprile dello stesso anno.[3] Si cominciò a scavare da occidente. Lungo il percorso il traforo intercettò la rete di cunicoli e cisterne legate all'antico acquedotto fatto costruire dal nobile Cesare Carmignano (1627-1629) che serviva la città di Napoli ed, in particolare, la zona di Pizzofalcone, ma anche alcune delle numerose cave, tra cui le cave Carafa, incontrate a pochi metri dall'inizio dello scavo. A comportare difficoltà al prosieguo dell'opera fu anche la morfologia irregolare del colle di Pizzofalcone. Questi fattori costrinsero Alvino a rivedere il progetto, che venne modificato.

Il tunnel, scavato entro il 1855 con varie interruzioni, fu inaugurato dal re il 25 maggio di quell'anno e aperto al pubblico per tre giorni.[3] Tuttavia lo scavo non terminó mai definitivamente perché proprio nel 1855 s'interruppe per problemi morfologici a poca distanza dal termine orientale, senza permettere dunque che sboccasse presso piazza Carolina. Le vicende storico-politiche che investirono il regno comportarono la non ripresa dello scavo, che rimase così incompiuto.

Il percorso, nel secolo successivo, fu abbandonato, fino a quando durante la seconda guerra mondiale alcuni ambienti sotterranei furono adoperati e allestiti come rifugio antiaereo, elettrificati e forniti di brandine, arnesi da cucina e una serie di latrine per i bisogni fisiologici. Nel ricovero antiaereo infatti poteva accadere che i napoletani rimanessero anche per molti giorni.

Nel dopoguerra fino agli anni settanta funse da deposito giudiziario comunale dove fu ricoverato vario materiale, come masserizie, moto e auto sequestrate. Molti palazzi soprastanti intanto avevano adoperato le varie cave come discarica abusiva, gettando scriteriatamente tramite pozzi e aperture ogni tipo di rifiuto.

Negli anni ottanta le cave Carafa furono adoperate come parcheggio mentre durante gli scavi per la realizzazione della galleria della Linea Tranviaria Rapida in piazza del Plebiscito, il tunnel fu intercettato per errore e costrinse l'abbandono del manufatto appena scavato e lo scavo di un'altra galleria. Inoltre si tentò di rafforzare l'opera in corso iniettando nelle cavità materiali stabilizzanti.

La riscoperta[modifica | modifica sorgente]

Dal 2005 la struttura è tornata all'attenzione dei geologi che lo hanno ispezionato, nel 2007 gli stessi speleologi hanno riscoperto ulteriori ambienti e infine dopo vari lavori di scavo e messa in sicurezza la struttura è stata aperta al pubblico dall'associazione culturale "Borbonica Sotterranea" il 29 ottobre 2010. Gli ambienti sommersi da vari metri di detriti di vario genere sono ritornati allo stato originario divenendo una rilevante attrazione turistica della città.

Il luogo è dotato di una scenografica illuminazione e, tra gli altri interventi, vi è soprattutto quello del restauro e dell'esposizione delle auto e moto d'epoca ritrovate sul luogo e degli ulteriori ritrovamenti di rilievo, come ad esempio il monumento dedicato al fascista Aurelio Padovani, ritrovato nel marzo 2010 sotto cumuli di macerie. Inaugurato a Napoli nella Piazza Santa Maria Degli Angeli a Pizzofalcone nel 1934, fu progettato da Marcello Canino e scolpito da Carlo de Veroli, con la collaborazione di Guglielmo Roehrssen e in quel momento la piazza cambiò nome e prese quello del comandante fascista. La piazza mantenne il nuovo nome e l’imponente monumento per una decina d’anni. Nel secondo dopoguerra la voglia di cancellare ogni simbolo del regime, portò alla rimozione delle statue e alla restituzione dell’antica toponomastica.

Nel settembre 2013, grazie alle continue campagne di scavo, è stato ritrovato un secondo rifugio antiaereo, al di sotto della collina di Pizzofalcone.

Ingressi[modifica | modifica sorgente]

Il tunnel borbonico ha due ingressi:

Visite[modifica | modifica sorgente]

Il tunnel borbonico offre tre tipologie di percorsi diversi:

  • Standard: Partenza da entrambi gli ingressi il venerdì, sabato, domenica e festivi, alle ore: 10 - 12 - 15,30 - 17,30
  • Avventura: Partenza solo da via Morelli il sabato e domenica alle ore: 10 - 12 - 15,30 - 17,30
  • Speleo: Partenza solo da via Morelli il sabato e domenica alle ore: 11 - 16

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Bruno, Renato De Fusco, Errico Alvino: architetto e urbanista napoletano dell'800, L'Arte Tipografica, 1962
  2. ^ a b Francesco Saverio Cerulli, Rivista delle opere comunali in corso nelle quindici province del Regno delle Due Sicilie al di qua del faro, Stabilimento tipografico dell'Albergo dei Poveri, Napoli, 1856
  3. ^ a b Alfredo Buccaro, Istituzioni e trasformazioni urbane nella Napoli dell'Ottocento, Edizioni scientifiche italiane, 1985
  4. ^ Morelli, parcheggio più bello d'Europa

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Emanuele Piedimonte, Napoli sotterranea: percorsi tra i misteri della città parallela, Edizioni Intra Moenia, 2008
  • Eleonora Puntillo, Grotte e caverne di Napoli, Newton Compton, 1994

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]


Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]