Tullia d'Aragona

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Moretto, Salomé, 1540 circa. Un infondato studio ottocentesco, dal quale si è però generata una diffusa tradizione, vedrebbe nell'opera un ritratto della poetessa[1].

Tullia d'Aragona (Roma, 1508 circa – Roma, 1556) è stata una poetessa e letterata italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia della cortigiana ferrarese Giulia Campana (diceva di essere figlia di Luigi d'Aragona, nipote del re Alfonso II di Napoli), trascorse la sua prima giovinezza tra Firenze e Siena, ricevendo un'educazione raffinata e colta. In seguito la madre, intuendone le qualità artistico-letterarie, la riportò a Roma. Visse anche, e per un lungo periodo, a Ferrara (probabilmente intorno al 1537).

La sua casa era frequentata da letterati, intellettuali e personaggi in vista della società dell'epoca tra cui Giulio Camillo Delminio, Francesco Maria Molza, il cardinale Ippolito de' Medici, Filippo Strozzi, Benedetto Varchi (che fu suo amico e maestro di scrittura) e Girolamo Muzio, che scrisse numerosi componimenti poetici a lei dedicati.

Nel 1543 sposò a Siena Silvestro Guicciardi.

Verso il 1545 Tullia si recò a Firenze. A Cosimo I de' Medici, Duca di Firenze, dedicò la sua opera più famosa, il Dialogo della infinità d'amore (1547); opera che risentiva dell'influenza delle dottrine che Leone Ebreo aveva esposto nei suoi tre Dialoghi d'amore (1535) e che faceva parte di un genere molto in voga nel Cinquecento, il trattato dialogico sull'amore, ma che svelava però un originale punto di vista femminile che piacque al pubblico femminile e colto del Cinquecento (fu molto apprezzata dall’Aretino).

La raccolta delle Rime (1547), di ispirazione petrarchesca, fu dedicata invece alla duchessa Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I e sua protettrice.

Tra i suoi sonetti più famosi vi è quello contro il predicatore Bernardino Ochino che, con rigore non lontano dal luteranesimo, aveva aspramente condannato le mascherate, la musica ed il ballo.

Sempre a Firenze, scrisse un rifacimento de Il Guerrin Meschino (1560), traducendolo da un'edizione spagnola e senza essere a conoscenza dell'originale trecentesco di Andrea da Barberino.

Tornata a Roma nell'ottobre 1548, morì nel marzo 1556.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Rime della signora Tullia d'Aragona e di diversi a lei (1547).
  • Dialogo dell'Infinità d'Amore (1547).
  • Il Meschino, o il Guerino (1560).
  • Testi sparsi in varie raccolte poetiche o epistolari d'altri autori contemporanei.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pier Virgilio Begni Redona, pag. 354

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pier Virgilio Begni Redona, Alessandro Bonvicino - Il Moretto da Brescia, Editrice La Scuola, Brescia 1988
  • Monika Antes, Tullia d'Aragona - Cortigiana e filosofa, Mauro Pagliai Editore - Edizione Polistampa, Firenze 2011. ISBN 978-88-564-0170-7

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 5075910 LCCN: n96060811