Punkabbestia

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Un gruppo di punkabbestia negli Stati Uniti d'America
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Punkabbestia (o punk-a-bestia) è un termine gergale utilizzato per identificare un tipo di vagabondi o senzatetto metropolitani, in casi meno drastici, un tipo di persone che risiedono in un contesto approssimativo e solitamente condiviso con altri individui. Il fenomeno risale in Italia agli anni novanta[1] e nasce da una «sorta di degenerazione-sviluppo del movimento» anarcopunk[2].

Etimologia

La parola sembra derivare da una crasi, con riferimento alla cultura punk (di cui i punkabbestia riprendono alcuni elementi ideologici ed estetici). Il secondo elemento "bestia" è probabilmente da ricondursi all'abitudine dei punkabbestia di accompagnarsi a cani a qualsiasi ora ed in qualsiasi posto. Secondo alcune fonti[senza fonte] questa etimologia sarebbe un equivoco, e la parola punkabbestia sarebbe stata coniata negli anni ottanta dai punk toscani. In alcune zone della Toscana il termine "abbestia" è utilizzato gergalmente come rafforzativo o superlativo di un qualsiasi termine o stato d'animo. L'etimologia del termine sarebbe probabilmente derivante da "a bestia" da intendersi come "alla maniera di un animale", cioè senza restrizioni morali e quindi esaltato alla massima espressione, oppure come stato animalesco e quindi eccessivo e selvaggio. Quindi punkabbestia starebbe (in una traduzione abbastanza rozza ma esplicativa) per "più punk di tutti" o "punk in maniera esagerata".

Un'altra ipotesi farebbe derivare la parola dall'unione della locuzione "Punk con la bestia"; in molti dialetti dell'Italia centrale, infatti la preposizione articolata "con la" si formerebbe con la particella "Ca" dando origine alla forma "Punk ca bestia" che diventerebbe poi "Punkabbestia"; dove "Bestia" starebbe per la parola "cane".

Inizialmente l'utilizzo del termine da parte dei punk italiani marcava una distinzione rispetto a quei soggetti che portavano all'estremo l'estetica, la condotta anti-establishment del movimento, in una deriva personale accomunabile a quella dei clochard. Nello stesso periodo venivano usati anche altri termini equivalenti quali Kotti Punks (da Kottbusser Tor, la piazza di ritrovo dei primi punkabbestia berlinesi[senza fonte]).

Nei paesi anglosassoni spesso vengono definiti Gutter punk[3].

Descrizione sociologica

Punkabbestia è un termine che tende a essere usato per indicare diversi tipi di comportamenti sociali, anche molto distanti tra di loro: si tratterebbe dunque, secondo alcuni, più di un preconcetto estetico che di una reale categoria di persone. I punti che comunque li contraddistinguono sono comportamenti di avversione verso i costumi della società o comunque verso l'establishment, con motivazioni politiche (per esempio legate all'anarchismo od al comunismo portati al loro estremo) o puramente personali (molti punkabbestia vengono da situazioni familiari particolarmente oppressive o con difficoltà educative, o ancora di droga).

Molti di loro frequentano gli ambienti dei rave[4] e sovente trovano alloggio presso i centri sociali autogestiti. Per vivere si dedicano all'accattonaggio (a volte esibendosi come giocolieri) o ad altri espedienti[5].

Spesso il loro look è caratterizzato da un miscuglio di stili diversi, generalmente legati allo stil hip-hop e a quello punk.

In Italia gruppi di punkabbestia sono particolarmente diffusi nelle città universitarie (come Roma, Torino, Napoli, Milano e Bologna) o comunque attive dal punto di vista delle iniziative giovanili non convenzionali.

Alcuni gruppi di punkabbestia si identificano come crust o crusters, parola che indicherebbe una scelta politica legata all'anarchismo, al boicottaggio dello stile di vita moderno ed ai principi del Freegan, in linea di massima hanno uno stile più anni ottanta, sia nell'abbigliamento (spesso preferendo l'ecopelle alla pelle tradizionale, per via delle loro convinzioni animaliste) che nella musica (legata al crust-punk).

Note

  1. ^ Charlie Barnao, Sopravvivere in strada. Elementi di sociologia della persona senza dimora, Franco Angeli (2004), ISBN 9788846459152
  2. ^ Giuseppe Scandurra, Tutti a casa. Il Carracci: etnografia dei senza fissa dimora a Bologna, Guaraldi (2005), ISBN 9788880492757
  3. ^ John M. Glionna, There's not a lot of love in the Haight, Los Angeles Times, 29 maggio 2007.
  4. ^ prodigio.it: "Punk-a-bestia", intervista di Matteo Salvati, dicembre 2002
  5. ^ studenti.it: "Io, Punkabbestia"

Voci correlate