Publilio Siro

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(LA)
« Etiam capillus unus habet umbram suam »
(IT)
« Anche un solo capello ha la sua ombra »
(Publilio Siro - Sententiæ)

Publilio Siro (in latino Publilius Syrus; ... – ...) è stato uno scrittore e drammaturgo romano.

Insieme a Decimo Laberio fu il più noto autore di mimi della Letteratura latina. Quanto alla vita, ci sono state tramandate, come del resto in altri casi, poche informazioni: probabilmente originario di Antiochia, fu prima schiavo poi liberto; visse nel I secolo a.C. a Roma, negli anni che videro la Repubblica diventare un principato, fu contemporaneo di Cesare, Ottaviano, Marco Antonio, Cicerone e ancora di Virgilio e Orazio; fu quello uno dei periodi più fiorenti della Letteratura latina. Della sua produzione rimangono una raccolta di aforismi e citazioni, le Sententiae, e i titoli di due opere: Murmurco (Il Brontolone) e Putatores (I Potatori).

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Repubblica romana (146-31 a.C.).

Publilio Siro visse in un periodo di profondi cambiamenti sia politici sia sociali, causati dal cambiamento della mentalità dei Romani. Tutto ebbe inizio con i successi bellici dell'esercito in Grecia durante le Guerre macedoniche; un gran numero di schiavi, spesso coltissimi, come nel caso di Livio Andronico, furono portati a Roma non per funzioni domestiche, anzi, divennero i precettori dei figli dei loro conquistatori, cioè degli aristocratici. La cultura greca era così entrata nell'Urbe e, sebbene alcuni lungimiranti conservatori, tra i quali spicca Catone il Vecchio, gli si fossero opposti, essa divenne parte della vita quotidiana della classe dirigente. All'epoca, inoltre, stavano prendendo piede l'Epicureismo e il Medio Stoicismo, entrambe dottrine estremamente distanti dall'antica mentalità romana.

Il I secolo a.C. fu segnato da ribellioni, guerre, fallite riforme, conquiste, riconquiste e, soprattutto, dalle figure estremamente significative di Mario, Silla, Cesare, Crasso, Cicerone, Antonio e Ottaviano; è estremamente significativo già solo che pochi personaggi, seppur dalla forte individualità, fossero vissuti tutti quanti nello stesso secolo: un tempo, infatti, era la societas, e non il singolo individuo, il motivo ricorrente. Ma in questi anni si parla di uomini nuovi - ovvero senza di antenati che in precedenza avessero ricoperto cariche politiche di rilievo -, di demagogia, di cambiare tutto.

Caio Mario, console per ben cinque anni consecutivi (dal 107 a.C. al 102), fu il primo "homo novus". Si distinse nella Guerre contro Giugurta, re della Numidia, - nella quale era apparso evidente il livello di degrado dei generali e dell'esercito, che vendevano le proprie armi al nemico (Sallustio, Bellum Iugurthinum); poi fu la volta di Lucio Silla, "puro aristocratico", il quale fu l'unico protagonista della vita politica romana sino al 79, anno del suo ritiro a vita privata. Roma dovette ricorrere alla dittatura per far fronte alla Guerra contro i socii italici, gli alleati più fedeli - come avevano dimostrato durante la Seconda Guerra Punica - e per combattere Mitridate IV, che minacciava concretamente le province orientali.

Dopo la rivolta, sedata dall'astro nascente Gneo Pompeo, di Quinto Sertorio in Lusitania (Portogallo), ci fu un susseguirsi di episodi che favorirono significativamente l'ascesa al potere di Cesare: la Rivolta di Spartaco (73-71), lo Scandalo di Verre (70), poi la Congiura di Catilina. Nel 60 questi decise di stringere con Pompeo e Crasso un accordo passato alla Storia come Primo triumvirato, il cui fine era riunire attorno a sé più potere possibile. Cesare fu eletto console l'anno successivo, poi partì per la Gallia, che finì di conquistare nel 52. Nel frattempo, l'accordo era saltato a causa di Pompeo - divenuto consul sine collega - che si era alleato con i conservatori contro Cesare, il quale appariva come una minaccia sempre più concreta per la libertà della Repubblica. I due si fronteggiarono dal 49 al 45 a.C. per contendersi il potere sull'Urbe e alla fine fu Cesare ad avere la meglio.

Il 15 marzo 44, però, questi fu assassinato e sulla scena politica apparvero due nuovi personaggi, Antonio e Ottaviano, a contendersi il potere. L'uno era inviso all'altro, ma, dopo la battaglia di Modena, decisero di allearsi contro i cesaricidi; poi tornarono nemici sul campo di battaglia. Il 2 settembre 31 a.C. il più brillante Ottaviano vinse ad Azio la celebre battaglia e l'anno successivo diede il colpo finale ad Antonio, che morì ad Alessandria d'Egitto. Tornato a Roma in trionfo nel 29, concentrò su di sé molto potere, dando tuttavia l'illusione di un ritorno all'antica Repubblica, che però era finita con Cesare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sappiamo pochissimo riguardo alla vita di Publilio Siro, soprattutto perché ai suoi tempi non ebbe un grandissimo successo. Infatti, noi oggi lo ricordiamo non per i mimi, bensì per una raccolta di citazioni e aforismi intitolata Sententiae e da lui stesso realizzata. Del resto, anche di un altro grande autore di questo genere suo contemporaneo, Decimo Laberio, ci sono pervenute poche informazioni. Macrobio, autore del V secolo, nei Saturnalia riporta un importante aneddoto, grazie al quale gli studiosi sono riusciti ad ottenere qualche notizia.

Nel 45 a.C. prese parte alle rappresentazioni in onore della vittoria di Cesare a Tapso contro l'esercito pompeiano guidato da Giuba, ultimo re della Numidia unita, Metello Scipione, Marco Petreio e Catone Uticense. Pare che decise d'iscriversi su esortazione dello stesso Cesare, come anche il suo rivale in questa sfida, il già citato Laberio. Quest'ultimo mise sulla scena un suo mimo, ma perdette; Publilio Siro, probabilmente per l'appoggio aperto di Cesare infatti, vinse la palma del migliore.

Sono poche altre le notizie pervenuteci della sua vita. Era originario di Antiochia (odierna Turchia) e fu condotto a Roma come schiavo dalla Siria, tuttavia gli fu poi data la libertà. Era dunque un liberto; non sappiamo se continuò a vivere nella casa del patrono. Ebbe la possibilità di studiare l'arte teatrale e di intraprendere questa carriera, attratto soprattutto dall'interesse dei vari ceti sociali al riguardo. Grazie alla sua fantasia, riuscì ad ottenere un discreto successo. Doveva necessariamente saper scrivere, poiché questo genere fu tra i primi ad esser messi per iscritto.

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (78 - 31 a.C.).

In un periodo di crisi, segnato dalle guerre intestine e dai complotti, questo autore si rivolse sia alla plebe sia alla colta aristocrazia, estraendo dalle proprie opere una serie di aforismi, che compongono il motivo stesso della sua memoria, le Sententiae. Circa 700 massime di non più di una riga di lunghezza dovevano essere motivo di riflessione sul proprio comportamento e sul proprio ruolo nella societas per il lettore. Molte di esse sono divenute quasi dei proverbi nelle diverse culture nate da quella latina, ad esempio: Chiunque può tenere il timone, se il mare è calmo o Brevis ipsa vita est, sed malis fit longior (La vita in sé è breve, ma i mali la fanno allungare).

Citazioni celebri[modifica | modifica wikitesto]

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