Proust (Beckett)

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Proust
Titolo originale Proust
Autore Samuel Beckett
1ª ed. originale 1931
1ª ed. italiana 1978
Genere saggio
Sottogenere critica letteraria
Lingua originale inglese

Proust è un saggio del drammaturgo irlandese Samuel Beckett, pubblicato presso Chatto and Windus nel 1931.

Non si tratta di una semplice monografia, ma di un incontro creativo tra due scrittori, laddove Beckett riconosce la grandezza di Marcel Proust (criticando però l'edizione della Gallimard della Ricerca del tempo perduto che definisce già dalla prima pagina "abominable", abominevole), tuttavia non vuole farne un ritratto a uso accademico. In qualche modo sembra più vicino a chi scrive che a colui su cui si scrive, e il libro viene considerato una sorta di manifesto estetico ed epistemologico di Beckett stesso. Per quanto interessante per scoprire l'influenza letteraria e l'orizzonte letterario del giovane Beckett, e nonostante la poca scientificità (per esempio: niente note, bibliografia o indice dei nomi), il saggio può essere però considerato di sicuro interesse anche nell'ambito degli studi proustiani[1].

Il libro fu preparato per la serie "Dolphin" della casa editrice, dove l'amico Tom McGreevy (1893–1967) aveva appena pubblicato un saggio su T.S. Eliot ed era a sua volta amico di Charles Prentice, che vi lavorava. Dopo aver consultato Richard Aldington, pur senza averne una chiara commissione dall'editore[2], Beckett, che stava allora all'École Normale Supérieure e frequentava James Joyce, si decise a scriverlo. Dopo meno di due mesi di intenso lavoro, lo consegnò a Prentice passando da Londra il 17 settembre 1930, mentre tornava da Parigi a Dublino per una vacanza[3].

Secondo Sergio Moravia Il tema centrale del saggio è il tempo; secondo Margherita Frankel è l'assurdo.

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • trad. Carlo Gallone, prefazione di Sergio Moravia, SugarCo, Milano 1978
  • trad. Piero Pagliano, introduzione di Margherita S. Frankel, SE, Milano 2004

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cfr. l'articolo di J. Pilling, cit.
  2. ^ James Knowlson, Damned to Fame, Simon & Schuster, New York 1996, p. 118.
  3. ^ J. Knowlson, ed. cit. p. 122. Una lettera a Prentice dice: "Could I see you for a moment Wednesday morning or afternoon, and hand you over my 'Proust' for your Dolphin Series? Thomas McGreevy assures me that you will not consider this suggestion as an impertinence" (trad.: Posso vederla un momento mercoledì mattina o pomeriggio e passarle il mio 'Proust' per la serie Dolphin? T. McGreevy mi assicura che lei non considererà questa proposta come impertinente), cfr. The Letters of Samuel Beckett, vol. I: 1929-1940, Cambridge University Press, 2009, p. 48.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Pilling, "Beckett’s «Proust»", Journal of Beckett Studies, 1, inverno 1976
  • Sergio Moravia, Prefazione (1978), cit., pp. 7-23.
  • James Kowlson, Damned to Fame (1996), trad. Giancarlo Alfano, Samuel Beckett. Una vita, Einaudi, Torino 2001
  • Margherita S. Frankel, "Beckett e Proust: il trionfo della parola" (2004), in S. Beckett, Proust, cit., pp. 67–87.
  • Mary Bryden e Margaret Topping (a cura di), Beckett's Proust/Deleuze's Proust, Palgrave MacMillan, 2009
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