Pippo (aereo)

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Pippo era il nome con cui venivano popolarmente chiamati, nelle fasi finali della seconda guerra mondiale, gli aerei da caccia notturna che compivano solitarie incursioni nel nord Italia.

I "Pippo", a differenza dei grandi bombardieri che colpivano da alta quota, arrivavano in volo radente, per evitare la contraerea, sganciando bombe o mitragliando nel buio della notte. Le azioni erano rese possibili dalle prime installazioni di apparecchi radar su aerei che proprio con i "Pippo" compirono una sperimentazione su larga scala.

L'operazione "Night Intruder"[modifica | modifica sorgente]

Le azioni dei "Pippo" erano state programmate dagli Alleati con la complessa operazione denominata "Night Intruder" (intruso notturno) e affidata ai piloti della RAF. Gli aerei decollavano dalle basi alleate di Falconara Marittima e Foggia, in formazioni da cinque velivoli per ogni missione che poi si dividevano per raggiungere le zone o gli obiettivi rispettivamente assegnati. Per questo servizio vennero impiegati inizialmente i cacciabombardieri bimotori "Beaufighter", in seguito affiancati dai più moderni "Mosquito".

Le incursioni dei "Pippo" avvennero in tutto il Nord-Italia, a partire dagli ultimi mesi del 1943 e fino alla liberazione, con lo scopo di eseguire azioni continue di disturbo, volte a dimostrare l'impossibilità della neonata Repubblica Sociale Italiana a garantire la sicurezza del territorio.

Colpendo principalmente nell'oscurità, i "Pippo" rappresentavano una presenza misteriosa e incombente. Senza dubbio furono un'efficace arma psicologica nei confronti delle popolazioni rurali, surrogatoria delle azioni di bombardamento strategico utilizzate sui grandi agglomerati urbani. Questo tipo di minaccia, con apparizioni casuali, poteva colpire anche i piccoli abitati che si sentivano al sicuro dai bombardamenti massicci.

Poche le azioni avvenute durante il giorno. In particolare si ricorda l'incursione mirata di uno o due "Beaufighter" che mitragliarono la linea ferroviaria in prossimità di Montichiari, causando l'eccidio di Trivellini.

La leggenda del "Pippo"[modifica | modifica sorgente]

Nei confronti dei "Pippo" nacquero varie leggende, tra cui quella che si trattasse di un velivolo delle forze dell'Asse che, utilizzando armamento ridotto e spaventando i civili, volesse instillare nella popolazione l'odio verso gli Alleati o che controllasse il rispetto del coprifuoco notturno, colpendo indiscriminatamente ogni fonte luminosa visibile.

Tra le convinzioni più diffuse vi era quella che si trattasse di un solo aereo. Ciò era dovuto alla segretezza della missione mantenuta dagli Alleati e alla forte censura dei mezzi di informazione che impediva di conoscere la reale dimensione del fenomeno: gli attacchi dei "Pippo" furono molte centinaia. La stampa fascista sposava la tesi di un unico aereo sfuggito alle maglie della contraerea che veniva definito il "Molestatore Volante". Ciclicamente apparivano notizie sull'avvenuto abbattimento del molestatore in varie località del Nord Italia.

La denominazione popolare di "Pippo" ebbe nel Veneto la variante di "Pippetto" o "Pipetto", mentre in Toscana veniva generalmente chiamato "Il Notturno".

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Franco Bompieri, Il freddo nelle ossa, Feltrinelli, Milano, 1994
  • Paolo ferrari, L'aeronautica italiana: una storia del Novecento, FrancoAngeli, Milano, 2004
  • Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia: storia della guerra di distruzione aerea, 1940-1945, Rizzoli, Milano, 2007
  • Carlo Alberto Borioli, I bombardamenti aerei di Monfalcone, 1944- 1945, Edizioni della Laguna, Mestre, 2007