Palamedes Palamedesz I

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Jan Lievens, Palamedes Palamedesz. I ed Erasmus Quellinus dal De Groote Schouburg di Arnold Houbraken (1718)

Palamedes Palamedesz. I, detto Stevers o Stevens o Stevaerts[1] (Londra o forse Scozia, 1607Delft, 26 marzo 1638), è stato un pittore e disegnatore olandese del secolo d'oro, specializzato in battaglie e soggetti equestri.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Federico Enrico d'Orange a cavallo (1638)
Battaglia di cavalleria (1626-1628 circa)

Figlio di un intagliatore di gemme al servizio di re Giacomo I[2][3] e fratello minore di Anthonie Palamedes, fu istruito da questi nell'arte della pittura[1][2][3]. Padre o zio di Palamedes Palamedesz II, fu sicuramente attivo tra il 1626 e il 1638, periodo per il quale esistono sue opere datate[1]. Lavorò soprattutto a Delft[1], dove il 25 ottobre[4] 1627 si associò alla locale Corporazione di San Luca[2][4][3][5], eccetto che nel periodo 1631-1632, quando si trovava ad Anversa[1], dove conobbe[5] e fu ritratto da Antoon van Dyck[2][3].

Nonostante fosse basso, gobbo e tutt'altro che attraente, riuscì comunque a sposare, imparentandosi con una ricca famiglia di Delft[2][4][3], Maria Euwoutsdr 's-Gravensande il 19 gennaio[4] 1630[2][4][3]. Dal matrimonio nacquero 4 figli[2][3].

Si dedicò alla pittura di battaglie, soggetti militareschi ed equestri[1][2][3] e paesaggi[1]. Nelle sue opere traspaiono reminiscenze dello stile di Esaias van de Velde[1][2][3], soprattutto fino al 1630[4]. In questo periodo iniziale infatti, l'influenza di Esaias van de Velde si nota anche nell'utilizzo di un basso orizzonte e nella maniera di dipingere i cavalli, robusti e con quarti posteriori muscolosi[4]. Inoltre, sia Palamedes che van de Velde utilizzavano, nella pittura delle battaglie, la tecnica di realizzare in primo piano poche figure con sullo sfondo la moltitudine dei corpi di uomini e cavalli impegnati nella lotta[2]. Altra caratteristica delle battaglie di Palamedes è la rappresentazione di soldati e cavalieri anonimi, contrariamente alle tradizioni della pittura di battaglie del periodo, inoltre spesso nelle sue opere compare in primo piano un cavaliere con cavallo bianco rampante[2].

Furono suoi seguaci Reynier Jansz. e J. Vermeulen[1].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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