Monoclonius

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Monoclonius
Stato di conservazione: Fossile
Monoclonius.jpg
Riproduzione di esemplari di Monoclonius nel loro habitat naturale
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Superordine Dinosauria
Ordine Ornithischia
Sottordine Marginocephalia
Infraordine Ceratopsia
Famiglia Ceratopsidae
Genere Monoclonius

Il Monoclonius è un dinosauro quadrupede ed erbivoro della famiglia dei Ceratopsidi vissuto nel tardo Cretaceo e i cui resti fossili sono stati ritrovati principalmente nella zona del fiume Judith, nel Montana (Stati Uniti) e in Canada.[1]

Le prime descrizioni della specie risalgono al 1876 e sono state prodotte dal paleontologo Edward Drinker Cope.

Scuole di pensiero contrastanti hanno dibattuto a lungo sulla reale esistenza di questa specie. Grazie al crescere delle conoscenze paleontologiche ed a più moderne tecnologie i reperti classificati come appartenenti alla specie del Monoclonius sono stati infatti, nel tempo, interamente riclassificati come Centrosaurus o altri Ceratopsidi con caratteristiche analoghe.
A tutt'oggi, la comunità scientifica non ha una posizione univoca sull'esistenza della specie. Ciò nonostante è opinione diffusa che la specie del Monoclonius sia da considerarsi come una categorizzazione sommaria nata in un periodo storico in cui mancavano i mezzi per fornire classificazioni adeguate e più specifiche. Il Monoclonius aveva quindi assunto il ruolo di "specie contenitore" per molti esemplari di Ceratopsidi che la scienza di un tempo falliva ad identificare in maniera più approfondita.[2]

Aspetto ed alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Il Monoclonius presenta molte caratteristiche fisiche e biologiche analoghe[3] a quelle del più conosciuto Triceratopo.
Si differenzia però da questo per la presenza di un corno posto al centro della corona ossea che ne circonda il cranio e altri due più piccoli posti al di sopra degli occhi.

Lungo all'incirca 6 metri e pesante oltre due tonnellate, il Monoclonius si cibava di piante; in particolare palme e cicladi.

A causa della massa e del peso, l'animale si muoveva probabilmente in maniera lenta e goffa, trascinandosi sui suoi grandi zoccoli ossei.

Aveva un corpo particolarmente voluminoso e una coda corta e spessa, una testa molto grande circondata da un collare osseo ruvido e squamoso che usava per difesa personale e probabilmente per i rituali di accoppiamento (era infatti sensibilmente più grande negli esemplari maschi).

Il muso termina con un grosso becco tozzo ed uncinato privo di denti, simile a quello dei pappagalli; aveva inoltre due file di denti interni all'altezza della mandibola.

Storia dei ritrovamenti[modifica | modifica sorgente]

Scheletro di Monoclonius Nasicornus oggi riclassificato come Centrosaurus

Il Monoclonius, il cui nome binomiale è Monoclonius Crassus, fu la terza specie di Ceratopside nominata dal paleontologo Edward Drinker Cope dopo l'Agathaumas e il Polyonax.
I suoi primi ritrovamenti risalgono al giugno 1876, situati a meno di due chilometri di distanza dal luogo della Battaglia di Little Bighorn.

Dal momento che all'epoca la famiglia dei Ceratopsidi era ancora sconosciuta, Cope fu inizialmente incerto sulla classificazione da assegnare a buona parte del materiale fossile che trovò.

Fu solo dopo gli studi e le scoperte di O. C. Marsh sui Triceratopi nel 1889 che Cope riesaminò i propri campioni concludendo che il Monoclonius, l'Agathaumas ed il Triceratops erano tre diverse specie appartenenti alla stessa famiglia: quella dei Ceratopsidi appunto.

Negli anni a venire i metodi di scavo e di raccolta dei fossili di Cope vennero derisi e contestati da John Bell Hatcher.
Hatcher sosteneva che Cope non riuscisse a classificare con precisione i reperti sui siti di scavo, finendo così per identificare erroneamente come specie a sé stanti dei composti fossili formati dai resti di più esemplari appartenenti a diverse specie.

Nel 1904 Lawrence Lambe descrisse come “Centrosaurus” dei reperti precedentemente considerati appartenenti alla specie del Monoclonius; in seguito Charles H. Starnberg affermò che Centrosaurus e Monoclonius erano in effetti due specie distinte.

In una sua pubblicazione del 1914 Barnum Brown corresse la definizione di Monoclonius e Centrosaurus scartando la maggior parte delle specie precedentemente classificate da Cope.
Confrontando il Monoclonius ed il Centrosaurus, Brown determinò che i campioni di Monoclonius Crassus appartenevano ad un esemplare vecchio e i cui resti erano danneggiati dall'erosione, ma comunque appartenenti alla specie del Centrosaurus.

Lawrence Lambe rispose a Brown in una sua pubblicazione ufficiale nella quale rinominò due famiglie di Ceratopsidi chiamate Monoclonius Dawsoni e Monoclonius Sphenocerus rispettivamente in Brachyceratops e Spinacosaurus lasciando fuori il Monoclonius Crassus da lui considerato come non diagnostico a causa della mancanza del corno frontale.

Questo botta e risposta proseguì negli anni a seguire con continue revisioni.
Nel 1933 Richard Swann Lull nella sua pubblicazione Revision of Ceratopsia basandosi sullo studio dei reperti trovati in Alberta (Canada), disse che il termine “Centrosaurus” fosse attribuibile ad un esemplare giovane di Monoclonius forse sufficientemente distinto dagli altri da meritare una sottocatergorizzazione generica.[4]

Nel 1940, Charles M. Sternberg stabilì che alcuni ritrovamenti della zona dell'Alberta appartenessero di fatto a creature della specie del Monoclonius, evidenziando le differenze che portavano alla distinzione tra Monoclonius e Centrosaurus.
Sternberg notò che gli esemplari da lui studiati erano molto più rari di quelli di Centrosaurus e che si trovavano in strati di terreno più profondi, il che avrebbe potuto indicare che i primi fossero predecessori di quest'ultimi.[5]

La questione resta comunque tuttora aperta e dibattuta ma è ormai opinione comune tra i paleontologi che sia opportuna la riclassificazione della maggior parte degli esemplari di Monoclonius in Centrosaurus.[6]

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Sagoma di un esemplare

Tralasciando i fossili erroneamente classificati in passato come Monoclonius di cui sopra, gli esemplari a noi noti come Monoclonius sono oggi classificati come esemplari giovani o sub-adulti di specie talvolta già note (principalmente il Centrosaurus), talvolta ancora ignote alla scienza.

Nella comunità scientifica internazionale è opinione ormai diffusa che, se la specie non fosse stata scoperta dal celebre Cope, già se ne sarebbe persa la memoria, riassegnando alla specie del Centrosaurus i resti degli esemplari messi alla luce.[6]
C'è da dire, inoltre, che il fatto che tutti gli esemplari di Monoclonius riconosciuti fino ad oggi siano giovani o sub-adulti ne complica ulteriormente la classificazione.

Secondo i moderni canoni di classificazione il Monoclonius appartiene all'ordine degli Ornitischia (o Predentala), al sotto-ordine dei Marginocephalia ed appartiene alla famiglia dei Ceratopsidi.[7]

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Contrariamente a quanto il suo aspetto potrebbe suggerire, “Monoclonius” non significa “corno singolo”.
La specie venne infatti nominata prima di sapere che gli esemplari presentavano un caratteristico corno posto nella parte centrale del muso[8], al di sopra delle cavità nasali, ed era inizialmente considerato un Adrosauro.

Il nome significa “germoglio singolo” e si riferisce alla modalità di crescita dei denti dell'animale.
Si contrappone al “Diclonius”, un'altra specie di Ceratopside anch'essa nominata da Edward Drinker Cope in una sua pubblicazione: nell'interpretazione di Cope dei fossili di Diclonius sono descritti due apparati dentali usati contestualmente, mentre nel Monoclonius si notava un solo apparato usato singolarmente al fine della masticazione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ enchantedlearning.com.
  2. ^ traumador.blogspot.it.
  3. ^ prehistory.com.
  4. ^ "Revision of Ceratopsia" - lettura online.
  5. ^ "Monoclonius" su en.wikipedia.org.
  6. ^ a b "Monoclonius" su about.com
  7. ^ dinosaurs.findthedata.org.
  8. ^ Peter Dodson, The Horned Dinosaurs: A Natural History, 1998.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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