Magi (zoroastrismo)

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I magi[1] (singolare magio o mago[2], dal latino magus, dal greco µάγος; dal persiano maguš e proto-curdo mâgî) sono stati un'antica casta sacerdotale ereditaria della religione zoroastriana.

Origine Medea[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Erodoto (I, 101), che elenca i nomi delle sei tribù o caste dei Medi, i magi erano una casta ereditaria di sacerdoti. Essi furono molto influenti nella società meda fino all'unificazione degli imperi Medo e Persiano nel 550 a.C., dopo la quale il loro potere fu ridimensionato da Ciro il Grande e da suo figlio Cambise II. I magi si rivoltarono contro Cambise e sostennero un rivale pretendente al trono, uno dei loro, che prese il nome di Smerdi. Smerdi e le sue forze vennero sconfitti dai Persiani sotto Dario I. I magi continuarono a esistere nella Persia unificata, ma da allora la loro influenza rimase limitata, e fu solo con l'avvento dell'Era Sasanide (226-650) che poterono riacquistare l'antica importanza.

Il Libro di Geremia (Geremia 39:3 e Geremia 39:13) indica con il titolo rab mag (maestro magio/magus/מָג) il capo dei magi, Nergal Sharezar (la Septuaginta, la Vulgata e la Bibbia di Re Giacomo lo traslitterano come Rabmag e ne fanno un personaggio a sé).

Passaggio alla cultura greco-romana[modifica | modifica wikitesto]

In Erodoto magos si riferisce alla casta sacerdotale e tribù dei Medi (1.101) e dice che sono abili a interpretare i sogni (7.37), ma in seguito il termine può essere usato nella cultura greca per indicare ogni incantatore o mago, ma anche ciarlatani e medicastri, specialmente da filosofi come Eraclito che avevano un atteggiamento scettico riguardo all'arte dell'incantatore, e nella letteratura comica (Lucio o l'asino di Luciano di Samosata). In epoca ellenistica magos iniziò ad essere usato come aggettivo relativo alla magia, come nell'espressione magas techne "ars magica" (usata per esempio da Filostrato).

Essi sono anche nominati da Giordano Bruno nel "De Magia" ove sono definiti come sapienti.[3]

La radice proto-indoeuropea *magh- sembra abbia espresso il potere o l'abilità, e ha prodotto in greco attico mekhos (cfr. meccanica) e in germanico magan (inglese may), magts (inglese might)[4].

Il termine nella cultura esoterica[modifica | modifica wikitesto]

La Golden Dawn usò il titolo di "magus" per indicare il secondo livello più alto di iniziazione nel loro sistema di gradi. Questo sistema, con titoli associati, fu in seguito adottato da Aleister Crowley per il suo ordine occulto A∴A∴, nel quale il titolo di "magus" indicava il più alto livello iniziatico di magia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il lemma "magi". (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2008). sul De Mauro Paravia
  2. ^ Il lemma "magio". (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2008). e il lemma "mago". (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2008). sul De Mauro Paravia
  3. ^ Dall'introduzione del "De Magia":«Magus primo sumitur pro sapiente, cuiusmodi erant Trimegisti apud Aegyptios, Druidae apud Gallos, Gymnosophistae apud Indos, Cabalistae apud Hebraeos, Magi apud Persas (qui a Zoroastre), Sophi apud Graecos, Sapientes apud Latinos». [1]
  4. ^ Pokorny, Indogermanisches Etymologisches Wörterbuch s.v. magh-.