Luca Carimini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Luca Carimini (Roma, 1830Roma, 1890) è stato un architetto italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Apparteneva ad una famiglia di artigiani, e fu un tipico esempio di quella classe di artigiani-artisti che erano fioriti a Roma per secoli, all'ombra del governo del papa-re e delle grandi famiglie. Anche la sua storia è esemplare, tipica del suo tempo e della sua città al passaggio dalla monarchia papale al regno sabaudo, e anche di come nell'evoluzione professionale del mestiere antico di lapicida in quello moderno di architetto si potesse portare l'esperienza e l'amore dei materiali.

A 14 anni, rimasto orfano di padre in una Roma ancora pienamente papalina, Carimini fu messo a bottega da un marmista ad imparare il mestiere di scalpellino e decoratore. Attorno ai vent'anni uno zio capomastro gli aprì una bottega di scalpellino, legata alle sue commesse; in breve la bottega, che esercitava una fiorente attività per altari, cappelle e monumenti funebri eccetera, divenne fitta di apprendisti. Carimini continuava tuttavia a studiare: frequentando, all'Accademia di San Luca, prima la scuola di ornato e poi, anche quando ebbe una bottega propria, l'accademia di pittura e scultura. A 38 anni, nel 1868, l'Archiginnasio della Sapienza lo laureò architetto dietro segnalazione della commissione d'esami dell'Accademia di cui facevano parte, fra gli altri, il neoclassico Poletti e l'allievo di lui Virginio Vespignani.

Una volta ottenuto il riconoscimento accademico, Carimini iniziò l'attività professionale su vasta scala, proseguendola intensamente fino al 1890, anno della sua morte.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Roma, accesso alla Confessione nella basilica dei SS. Apostoli
Recife, basilica de la penha
Roma, palazzo Brancaccio, decorazione dell'attico

Se Roma rimaneva il principale teatro della sua attività, essa si estese tuttavia fino al Sudamerica: opere sue sono in Brasile, a Recife - la chiesa della Beata Vergine della Peña, suoi sono il restauro della cattedrale di Belem, e il pulpito della cattedrale di San Paolo; e anche in Cile, a Santiago, dove è suo l'altare monumentale per la chiesa di S. Francesco.

Il grande amore giovanile per il Quattrocento che aveva animato i suoi studi e la stessa attività di bottega non declinarono mai, incontrando anzi costantemente, anche con Roma nuova capitale, il gusto dell'epoca, e collocandolo appieno nella corrente neoromanica. Anche per questo, probabilmente, nella Roma umbertina che ferveva di attività e speculazione edilizia, dove anche gli ordini ecclesiastici facevano la loro parte, diverse commesse per chiese e conventi da ampliare, ricostruire, abbellire andarono a Carimini. Vanno ricordati:

Carimini non disdegnò comunque mai di lavorare anche in provincia - sue opere sono a Montecompatri, a Trevi, a Bracciano, ad Anzio - né rinunciò mai a produrre il tipo di lavori con cui aveva cominciato - edicole, cappelle, monumenti funebri, molti dei quali ancora presenti al Verano.

I suoi ultimi grandi progetti non li vide realizzati: l'incarico per la costruzione del Palazzo di Giustizia gli fu affidato e poi revocato. Il progetto di Palazzo Brancaccio fu realizzato, ma dopo la sua morte, tra il 1892 e il 1896.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Ciucci, scheda Carimini, Luca, nel Dizionario Biografico degli Italiani (1977).
  • Giancarlo Priori, ‎Luca Carimini, ‎Marisa Tabarrini , Luca Carimini: 1830-1890, Panini 1993

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie