Palazzo di Wilanów

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Coordinate: 52°09′54.6″N 21°05′24″E / 52.165167°N 21.09°E52.165167; 21.09

Facciata del palazzo

Il Palazzo di Wilanów si trova a Wilanów, quartiere di Varsavia ed è, insieme al parco e alle altre costruzioni che lo circondano, uno dei più preziosi monumenti della cultura nazionale polacca. È sopravvissuto all'età delle spartizioni della Polonia e alle guerre ed ha preservato le sue autentiche qualità storiche. Fu costruito per il Re polacco Jan III Sobieski nell'ultimo quarto nel XVII secolo e fu in seguito ingrandito dai proprietari successivi.

Rappresenta il classico tipo di residenza barocca periferica entre cour et jardin (tra la corte e il giardino). La sua architettura è molto originale - mescola l'arte europea con la tradizione dei palazzi antichi della Polonia e con gli interni, che utilizzano antichi simboli, glorifica la famiglia Sobieski, specialmente il trionfo militare del Re.

Il palazzo e il parco di Wilanów non sono solo una testimonianza dello splendore della Polonia del passato, ma anche un luogo in cui si tengono eventi culturali e concerti, inclusi i Concerti Reali Estivi nel Giardino delle Rose e l'Accademia Internazionale Estiva della Musica Antica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

la facciata anteriore
la facciata posteriore

Dopo la morte di Jan III Sobieski nel 1696, il palazzo passò in mano ai figli, e in seguito (nel 1720) alle famose famiglie di magnati: Sieniawski, Czartoryski, Lubomirski, Potocki e Branicki. Dal 1730 al 1733 fu la residenza di Augusto II il Forte, anche Re di Polonia. Ogni proprietario cambiò gli interni del palazzo, come anche i giardini che lo circondano, secondo la moda corrente.

Nel 1805 il proprietario del momento, Stanisław Kostka Potocki, fece trasformare dall'architetto Vincenzo Brenna una parte del palazzo in museo (uno dei primi musei pubblici della Polonia). Oltre all'arte europea e orientale, la parte centrale del palazzo ospitava esposizioni sul re Jan III Sobieski e sul glorioso passato della nazione. La maggior parte della collezione di opere d'arte fu trafugata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, e fu rimpatriata nel 1962, quando il museo riaprì.

Le opere maggiori[modifica | modifica wikitesto]

Cima da Conegliano[modifica | modifica wikitesto]

Pompeo Batoni[modifica | modifica wikitesto]

  • Apollo e due Muse

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jane Turner (a cura di), The Dictionary of Art. 4, New York, Grove, 1996. ISBN 1-884446-00-0
  • Letizia Tedeschi, Vincenzo Brenna, architetto imperiale dello zar Paolo I. Gli esordi romani di un'avventurosa carriera europea tra Polonia e Russia, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, Edizioni Ticino Management, anno 8, numero 35, settembre-ottobre 2007, Lugano 2007, 268-2

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