La famiglia dell'antiquario

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La famiglia dell'antiquario (ossia La suocera e la nuora)
Commedia in tre atti
Autore Carlo Goldoni
Lingua originale Italiano
Prima assoluta 1749
Personaggi
  • Il Conte Anselmo Terrazzani, dilettante di antichità
  • La Contessa Isabella, sua moglie
  • Il Conte Giacinto, loro figlio
  • Doralice, sposata al Conte Giacinto, figlia di Pantalone
  • Pantalone de' Bisognosi, mercante ricco veneziano
  • Il Cavaliere del Bosco
  • Il dottore Anselmi, uomo d'età avanzata, amico della Contessa Isabella
  • Colombina, cameriera della Contessa Isabella
  • Brighella, servitore del Conte Anselmo
  • Arlecchino, amico, e paesano di Brighella
  • Pancrazio, intendente di antichità
  • Servitori del Conte Anselmo
 

La famiglia dell'antiquario (ossia La suocera e la nuora) è una commedia teatrale di Carlo Goldoni del 1749.

Delle sedici commedie promesse per il 1750, La famiglia dell'antiquario è, in ordine di composizione, la sesta scritta da Goldoni.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Introduzione[modifica | modifica sorgente]

Nell’introduzione, Goldoni illustra la trama ed introduce i personaggi: il conte Anselmo, palermitano, che spende denari acquistando oggetti di poco valore che gli vengono presentati come antichi e preziosi; sua moglie, ormai anziana ma che si atteggia da giovane, che litiga con la nuora; suo figlio, il conte Giacinto, che gli chiede inutilmente aiuto per riappacificare le due.

Atto I[modifica | modifica sorgente]

Il conte Anselmo è nel suo studio ad ammirare il suo prezioso Pescennio, medaglione antico “così ben conservato che pare coniato ora”. Il servitore Brighella arriva a disturbarlo con alcune pratiche di debiti da pagare e lo rimprovera di buttare via i pochi soldi di famiglia per cianfrusaglie, venendo poi accusato di ignoranza dal padrone, che gli dice che con la dote del matrimonio del figlio i soldi non gli mancano. Poi la moglie Isabella si lamenta con lui di aver avuto come nuora la figlia di un mercante, anche se non ne disprezza il denaro avuto in dote per riscattare il suo prezioso anello che il marito aveva impegnato per un prestito, e Anselmo le ricorda che senza denaro la nobiltà serve a poco. Poi Doralice, la nuora, si lamenta del fatto che, con tutta quella dote, non le viene dato neppure il denaro per comprare un abito da sposa, ma Anselmo continua a pensare alla sua medaglia e non se ne interessa; allora interviene il figlio Giacinto, ma il padre non lo ascolta. Doralice rimprovera Giacinto di non saper farsi valere con il padre e si lamenta con lui del fatto che Isabella la tratta male, nonostante lei sia sempre calma, obbediente e docile, minacciandolo di tornare dal padre se non verrà trattata un po’ meglio. Giacinto le promette un abito e le fa mandare la cameriera Colombina, che da tempo lavora in quella casa ed è la cameriera fidata della contessa. Colombina però la tratta senza rispetto e non le vuole obbedire in quanto Doralice non è nobile, lei quindi le dà uno schiaffo e, allora, la cameriera decide di vendicarsi. Intanto, Giacinto va a chiedere dei soldi per l’abito alla madre Isabella, ma lei le dà solo 6 zecchini, dopo aver parlato ancora male di Doralice; Giacinto se ne va ed entra in scena il dottore, che prima difende il matrimonio del figlio di Isabella, ma poi ricomincia ad assecondare la contessa, come fa sempre. Giunge poi Colombina che annuncia l’arrivo del cavalier del Bosco; a questa notizia Isabella manda via il dottore e Colombina dice alla contessa che Doralice l'ha schiaffeggiata, esagerando i fatti; allora Isabella convince il cavaliere a far valere le sue ragioni verso Doralice, arrabbiandosi però quando il cavaliere e Colombina fanno allusioni alla sua età.

Intanto Brighella progetta, insieme ad Arlecchino travestito da armeno, di truffare il proprio padrone Anselmo vendendogli dei falsi manufatti antichi. I due fingono di parlare armeno e convincono Anselmo a pagare 14 zecchini un comune lume da olio. Poi vanno via ed arriva Pantalone, padre di Doralice, che si lamenta del trattamento riservato alla figlia e si mostra preoccupato del fatto che il conte spenda tutto il denaro di famiglia in cianfrusaglie, ma Anselmo non lo ascolta e se ne va. Allora arriva Doralice, che si lamenta col padre del trattamento ricevuto e lui le dice di portare pazienza, come ha detto il marito, e la rimprovera per lo schiaffo. Le dà poi 50 zecchini per il vestito e un orologio d’oro. In seguito, a Doralice si presenta il cavaliere, che le chiede, senza successo, di scusarsi per lo schiaffo e le offre la propria servitù, cercando di essere amico sia con lei che con la contessa; quest’ultima arriva e Doralice la saluta dandole della vecchia, cosa che Isabella non sopporta.

Atto II[modifica | modifica sorgente]

Giacinto si lamenta ancora con Doralice, che non gli dà ascolto e si fa mandare Colombina, alla quale chiede scusa per lo schiaffo e raddoppia lo stipendio assumendola per sé; allora Colombina le riferisce tutto quello che Isabella diceva sul suo conto, esagerando, come aveva già fatto, le cose. Doralice le fa ripetere tutto davanti al cavaliere, cercando di portarlo dalla sua parte, ed il cavaliere la asseconda, come il dottore aveva già fatto con Isabella, dandole ragione su tutto e confermando che lei è più importante della contessa; poi però il cavaliere capisce che è Colombina a mettere in giro cattive voci e progetta di incastrarla.

Intanto Brighella riesce ancora ad ingannare Anselmo, tutto intento a rimirare il suo codice greco antico, vendendogli false antichità. Da Anselmo torna Pantalone, che gli dice che il codice è un falso, cosa a cui Anselmo non crede, e lo ammonisce di stare attento con le spese e di badare di più all’ordine in casa; il conte gli risponde che è meglio non immischiarsi nei litigi, ma accetta di partecipare alla riunione di famiglia organizzata da Pantalone. Il quale, poi, incontra Arlecchino travestito che vuole vendere altre antichità ad Anselmo, lo scopre e si fa confessare la truffa ai danni del conte perpetrata insieme a Brighella. Isabella intanto si lamenta della nuora col dottore e si fa ripetere da Colombina cosa dicevano il cavaliere e Doralice, la cameriera esagera tutto, nuovamente. Poi la contessa si reca alla riunione di famiglia, accompagnata dal dottore, il conte le chiede con insolita fermezza, poiché incitato da Pantalone, di comportarsi meglio con Doralice e lei accetta; la contessina entra nella stanza, ma Anselmo si fa distrarre dal cammeo presente sull’orologio di questa, credendolo antico, e affida a Pantalone il ruolo di giudice, ma costui non riesce a far stare zitte la nuora e la suocera, poi Anselmo se ne va da Brighella, Isabella e Doralice litigano, supportate dai rispettivi “cicisbei”, il dottore ed il cavaliere, e la riunione va a monte.

Atto III[modifica | modifica sorgente]

Anselmo ha comprato un sacco di cianfrusaglie da Brighella, ma Pantalone gli porta lì il più famoso antiquario di Palermo, Pancrazio, che gli dice che tutte le sue antichità sono cianfrusaglie, ma il conte non gli vuole credere e gli dà dell’invidioso. Pantalone, però, porta nella stanza Arlecchino, che confessa tutto, allora Anselmo si convince e decide di mettersi di impegno a sedare i malumori della casa. Intanto, il cavaliere ed il dottore decidono di tentare di mettere pace tra le due litiganti, ascoltano le condizioni delle due e giungono ad un accordo in denaro tra le due parti; poi intervengono anche Anselmo e Pantalone, che vanno a parlare con le rispettive moglie e figlia, mentre il cavaliere ed il dottore scoprono che Colombina aveva esagerato le affermazioni di nuora e suocera per fomentare il litigio. Tutta la famiglia viene a saperlo, Colombina scappa via e Doralice ed Isabella accettano di fare pace, ma nonostante l’intensa azione diplomatica di tutto il resto della famiglia non riescono a mettersi d’accordo su chi debba andare da chi a fare pace, poiché nessuna delle due vuole alzarsi e uscire dalla camera. Allora i diplomatici si arrendono e se ne vanno, mentre Pantalone litiga con il dottore ed il cavaliere. Poi Pantalone va a parlar con Anselmo e Giacinto, si lamenta del fatto che sua figlia una volta non era così impertinente e accetta di amministrare lui le finanze della casa, con gran sollievo di Giacinto che di queste si stava preoccupando; vuole però che il permesso di amministrare la casa gli venga firmato in presenza di testimoni. Si recano nella stanza della contessa, che si stava lamentando della nuora con il dottore, vi giunge anche Doralice e Pantalone comincia a leggere i vari punti del contratto da firmare: Pantalone amministrerà le finanze e si occuperà della pace familiare; il cavaliere ed il dottore dovranno lasciare la casa, poiché alimentano i vizi delle due litiganti (il cavaliere accetta di buon grado per onore, il dottore solo dopo alcune proteste, perché stanco del caratteraccio della contessa); poi si decide che nuora e suocera vivano in due appartamenti separati e che venga cacciata Colombina; alla fine, però, le due non vogliono abbracciarsi. Pantalone conclude che non c’è niente da fare ma pensa che, una volta cacciate le persone che fomentavano il litigio e tenute lontane per un po’ le due litiganti, alla fine sarebbe riuscito a far convivere la nuora e la suocera.


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