Ivan Andreevič Krylov
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Ivan Andreevič Krylov (in russo Иван Андреевич Крылов [?]) (Mosca, 1768 – San Pietroburgo, 1844) è stato uno scrittore e commediografo russo.
Era un piccolo impiegato della burocrazia imperiale. Dopo essere venuto in contatto con l'ambiente letterario di San Pietroburgo, si fece conoscere pubblicando pesanti satire sociali su Počta duchov (La posta degli spiriti, 1789), Zritel' (Lo Spettatore, 1792) e poi su «Il Mercurio di San Pietroburgo», da lui diretti, che scatenarono molte polemiche letterarie. I giornali però vennero chiusi. Krylov rimase in silenzio sino al 1809, ma dopo l'avvento al trono dello zar Alessandro I di Russia, venne pubblicata una raccolta di 23 favole, che raggiunse un successo straordinario e venne seguita da altre 8 raccolte simili (dal 1810 al 1820). Prendendo ispirazione da Esopo e da La Fontaine, Krylov manifesta una tipica filosofia piccolo-borghese, impostata sul buon senso e non estranea a un evidente filisteismo etico. Le sue favole sugli animali, in cui il folclore paganeggiante si mescola con la saggezza pratica del contadino russo, deridono con un umorismo diretto, senza smanie intellettuali, tutti i vizi umani, e in particolare l'incompetenza, l'arroganza e la stoltezza con estesi riferimenti alla vita contemporanea. La sottile esuberanza del racconto, il vocabolario vasto e chiaro, il linguaggio pratico ed essenziale, rendono le favole di Krylov efficaci e incisive. Nonostante sia, in fondo, un conservatore e un classicista (la struttura narrativa è arcaica e tipicamente settecentesca), egli usò per le sue favole la lingua viva e corrente del popolo russo, riuscendo a conferire per la prima volta dignità d'arte a locuzioni idiomatiche che poi in seguito sono diventate parte integrante del patrimonio letterario della lingua russa. Scrisse anche alcune commedie: Il negozio di mode, 1806 e Lezione alle figlie, 1807.
Le favole di Krylov sono state tradotte più volte in italiano. Tre favole ("Il sacco", "Il villano e l'asino" e "Il lupo e il cucolo) furono tradotte ai primi dell'Ottocento da Vincenzo Monti [1].

