HMS Newcastle (C76)

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HMS Newcastle
HMS Newcastle (C76) at anchor in Plymouth Sound.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of the United Kingdom.svg
Tipo Incrociatore leggero
Classe Town
Proprietario/a Naval Ensign of the United Kingdom.svg Royal Navy
Identificazione Pennant number C76
Ordinata 1933
Cantiere Vickers Armstrong
Impostata 4 ottobre 1934
Varata 23 gennaio 1936
Entrata in servizio 5 marzo 1937
Radiata 1958
Destino finale Venduta per essere demolita nell'agosto 1959
Caratteristiche generali
Dislocamento 9.100
Stazza lorda 11.350 tsl
Lunghezza 170 m
Larghezza 18,8 m
Pescaggio 6,6 m
Propulsione Quattro turbine Parsons
quattro caldaie Admiralty
75.000 shp
Velocità 32 nodi  (59 km/h)
Equipaggio 748
Armamento
Armamento artiglieria alla costruzione:
  • 12 cannoni da 152 mm in torrette trinate (una torretta di poppa verrà rimossa per fare spazio a 8 cannoni antiaerei Bofors da 44 mm)
  • 8 cannoni da 102 mm in torrette binate
  • 8 cannoni da 40.5 mm
  • 8 mitragliatrici da 12,7 mm
  • 6 tubi lanciasiluri da 533 mm in 2 complessi trinati (poi rimossi)
Corazzatura 114 mm (76 mm sul ponte)
Mezzi aerei Due Supermarine Walrus, rimossi sul finire della guerra.
Note
Motto Fortutudine Vinco

dati tratti da [1]

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La HMS Newcastle, settima nave da guerra della Royal Navy britannica a portare questo nome[2], è stata un incrociatore leggero classe Town, sottoclasse Southampton. Costruito nei cantieri Vickers Armstrong, venne impostato il 4 ottobre 1934, varato il 23 gennaio 1936, ed entrò in servizio il 5 marzo 1937. Inizialmente il nome assegnato all'unità era Minotaur, ma venne cambiato nel 1936 durante la costruzione[2]. Venne demolito nell'agosto 1959 dopo aver servito durante tutta la seconda guerra mondiale e in Corea.

Servizio[modifica | modifica sorgente]

Anni trenta[modifica | modifica sorgente]

La Newcastle dopo il varo avvenuto per mano della Duchessa di Newcastle, entrò in servizio il 5 marzo 1937, entrando nel 2º Squadrone Incrociatori della Home Fleet[3]. Al momento dello scoppio della guerra si trovava in cantiere per un riaddobbo, terminato il quale entrò verso la metà del settembre 1939 nel 18 Squadrone Incrociatori, aggregato sempre alla Home Fleet. Inizialmente venne impiegato come scorta al naviglio commerciale, per venire poi trasferita nelle acque del Mare del Nord.

Durante la guerra[modifica | modifica sorgente]

Durante le fasi iniziali del conflitto la Newcastle affrontò, danneggiandoli gravemente, due cacciatorpediniere tedesche presso Brest. Inoltre nello stesso periodo la nave stabilì un record rimanendo in mare per 126 giorni consecutivi. Il 23 novembre 1939 incontrò gli incrociatori da battaglia tedeschi Scharnhorst e Gneisenau che avevano appena affrontato e distrutto l'incrociatore ausiliario Rawalpindi ma questi riuscirono ad allontanarsi grazie al maltempo e alla mancanza di un'installazione radar sulla Newcastle[4] prima che altre navi da guerra inglesi potessero intervenire. Il 27 novembre 1940 partecipò alla Battaglia di Capo Teulada, al comando del Vice Ammiraglio James Somerville.

Successivamente partecipò alla caccia alle navi corsare tedesche nell'Atlantico Meridionale, venendo quindi inviata per lavori di modernizzazione a Boston, negli Stati Uniti e successivamente a Devonport[3], dove rimase fino al gennaio 1942, per essere poi trasferita in Estremo Oriente nella Eastern Fleet. In giugno ritornò nel Mediterraneo per partecipare all'Operazione Vigorous, parte della battaglia di mezzo giugno, durante la quale la Royal Navy tentò di rifornire Malta con due convogli partiti contemporaneamente da Gibilterra e dall'Egitto. Il 15 giugno, al largo di Alessandria d'Egitto la Newcastle venne colpita dai siluri della Schnellboote S-56, che danneggiarono gravemente la prua dell'incrociatore, costretto a tornare in porto alla velocità di 4 nodi. L'impossibilità di riparare definitivamente il danno costrinse la nave ad affrontare il mare con una riparazione provvisoria, più volte ricollocata, fino a raggiungere verso la fine del mese di ottobre il cantiere navale di Brooklyn, nei pressi di New York, dopo aver fatto tappa in India, a Ceylon, in Sudafrica e in Brasile.

Dopo la fine delle riparazioni, nel marzo 1943[3], tornò a Plymouth, prima di raggiungere nuovamente Ceylon e la Flotta dell'Estremo Oriente, dove servì come ammiraglia del 4 Squadrone Incrociatori. Durante questo periodo partecipò a numerosi bombardamenti delle isole controllate dai giapponesi, affiancando anche la 14esima Armata nei combattimenti a Burma.

Uno dei cannoni da 102 mm della HMS Newcastle in azione contro batterie Nordcoreane

Dopo la guerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo il 1945 la nave venne sottoposta ad una serie di lavori di modernizzazione nella base di Devonport, durante i quali venne rimossa la torretta X per fare spazio ad un maggior numero di armamenti antiaerei[3]. Partecipò alla guerra di Corea come nave amnmiraglia, fornendo fuoco di supporto alle forze delle Nazioni Unite. Alla fine del decennio partecipò al conflitto tra le forze del Commonwealth e quelle del Partito Comunista Malese. Nel 1958 la Newcastle venne radiata e nell'estate dell'anno successivo venne venduta per essere demolita a Faslane dal 19 agosto[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ HMS Newcastle (76) in uboat.net. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  2. ^ a b c Colledge, op. cit., p. 279
  3. ^ a b c d Morris, op. cit., p. 203
  4. ^ Peillard, op. cit., p. 74

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Colledge JJ, Ships of the Royal Navy. The complete record of all fighting ships of the Royal Navy from 15th century to the present, a cura di Ben Warlow, Philadelphia & Newbury, Casemate, 2010, ISBN 978-1-935149-07-1.
  • Chesneau, Roger (ed.) (1980). Conway's All the World's Fighting Ships, 1922-1946. London: Conway Maritime Press.
  • (EN) Douglas Morris, Cruisers of the Royal and Commonwealth navies, Liskeard, Maritime Books, 1987, ISBN 0-907771-35-1.
  • Léonce Peillard, La battaglia dell'Atlantico, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1992, ISBN 88-04-35906-4.
  • (EN) David Wragg, Royal Navy Handbook 1939-1945, Thrupp, Gloucestershire, Sutton Publishing, 2005, ISBN 0-7509-3937-0.

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