Giuseppe Barbaroux
Giuseppe Barbaroux (Cuneo, 6 dicembre 1772 – Torino, 11 maggio 1843) è stato un avvocato italiano, giureconsulto, avvocato generale presso il Senato di Genova nel 1815 e poi ambasciatore a Roma dal 1816 al 1824.
Figlio di un mercante francese di velluti e quindi proveniente da una famiglia borghese di condizioni economiche discretamente agiate, si laureò in legge a Torino ed iniziò presto una rapida carriera diventando, ancora giovane, avvocato generale presso il Senato di Genova.
Nominato ambasciatore del regno sardo a Roma, fu capace di appianare i contrasti e ricucire i rapporti tra il pontefice Pio VII ed il sovrano sabaudo, riuscendo nel contempo ad ottenere che la città di Cuneo divenisse sede di una diocesi indipendente a partire dal 1817.
Nel 1831 Carlo Alberto lo nominò ministro guardasigilli e presidente di una commissione per la revisione dei codici, con l'intenzione di affidare al moderato e solido avvocato cuneese il compito di riformare il codice dello stato sabaudo in senso progressista e già vagamente liberale.
Barbaroux si dedicò all'impresa con grande passione: nel 1837 terminò la riforma della parte civile e fece promulgare lo Statuto Albertino, introducendo modifiche al codice civile che si ispiravano al Codice Napoleonico, nel 1839 completò la revisione del codice penale e nel 1840 quella del codice penale militare.
L'impresa, che gli era parsa tanto gloriosa agli inizi, si rivelò invece un compito ingrato, un'opera che gli costò invidie, calunnie e che suscitò una vasta onda di malcontento intorno alla sua figura politica: accusato dai conservatori, malvisto dai progressisti ai quali sembrò troppo freddo e moderato, difeso e sostenuto malamente e con scarsa convinzione da un re spesso incerto, amareggiato nell'animo e fisicamente provato, nel settembre del 1840 Barbaroux si dimise da ogni incarico, mantenendo unicamente la presidenza della commissione istituita per rivedere il codice commerciale, ultima fatica per terminare l'impresa cominciata quattro anni prima e che portò definitivamente a termine nel 1842.
Tuttavia, sentendosi ormai incompreso e abbandonato da tutti, Barbaroux pose fine alla sua esistenza l'11 maggio 1843 gettandosi da una finestra del Palazzo Reale di Torino ma, dato il suo impegno per la creazione della Diocesi di Cuneo ebbe comunque funerali religiosi che non erano (e non sono ancora oggi) previsti per i suicidi.
[modifica] Fonti
- Almanacco italiano 1972, volume LXXII, Firenze, by C.E. Giunti Bemporad Marzocco, 1971.
|
|