Giovanni Giustiniani Longo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Giovanni Giustiniani Longo (Genova, 1418Chio, 1º giugno 1453) fu un comandante militare genovese che operò nel Levante. Podestà di Caffa, generale marinaro, secondo i suoi biografi nacque nel XV secolo (forse nel 1418), e trovò la morte ancora in giovane età il 1º giugno del 1453, a Chio (colonia genovese dell'impero bizantino), a causa delle ferite riportate durante la difesa di Costantinopoli dall'assalto ottomano.

La vita[modifica | modifica sorgente]

La sua data di nascita è sconosciuta; forse fu il 1418. Si sa solo che nacque a Genova da un'importante famiglia e che in gioventù compì numerose scorrerie piratesche nelle isole greche.

Quando seppe dell'arruolamento di soldati pronti a combattere per difendere Costantinopoli, posta sotto la minaccia dell'esercito ottomano, decise di imbarcarsi alla volta dell'antica Bisanzio con un reparto "personale" di settecento soldati.

Quando vi arrivò - nel gennaio del 1453 - si rese ben presto conto di quanto disastrosa fosse la situazione ma decise, forte di un legame di amicizia con l'imperatore bizantino, di porsi ugualmente alla difesa della città.

Costantino fece molto affidamento sul condottiero genovese, uomo volenteroso di combattere per difendere la cristianità e dotato di un curriculum che non lasciava dubbi; tuttavia, sebbene Giovanni fosse uscito sempre vincitore da numerosi assedi, non si faceva illusioni poiché il rapporto tra bizantini e ottomani era di uno a undici (tenendo conto che, seppure Costantinopoli avesse la cerchia di mura più sicura ed impenetrabile d'Europa, gli ottomani disponevano di uno strumento bellico all'avanguardia: il cannone).

La battaglia di Costantinopoli[modifica | modifica sorgente]

Giovedì 5 aprile 1453 il sultano Maometto II mandò un ultimatum all'imperatore Costantino promettendo salva la vita a lui e ai suoi cittadini se si fosse arreso; promise anche che non vi sarebbero stati saccheggi. Ma Costantino rifiutò e Mehmet II, vedendo che non arrivava risposta, il giorno successivo iniziò il bombardamento contro le mura prospicienti il fiume Licino, presso il punto reputato più debole delle mura di Costantinopoli.

Costantino presidiava di persona quella zona insieme alle sue guardie imperiali e designò Giovanni Giustiniani Longo al ruolo di suo aiutante, affidandogli il punto più critico delle mura, dove il comandante genovese e i suoi settecento soldati combatterono con estremo coraggio.

L'ultima messa[modifica | modifica sorgente]

L'ammirazione del sultano

Quando Maometto II venne a sapere dell'esistenza di quel generale genovese così coraggioso, provò a corromperlo, ma Giovanni diede come risposta un no secco adducendo come motivo che lui non era un uomo da rimangiarsi la parola ed aveva giurato fedeltà a Costantino XI Paleologo.

E quando seppe della sua morte, lo stesso Maometto II volle che i funerali fossero celebrati a Costantinopoli, dove il genovese fu ricordato dal sultano come un uomo speciale dalle molte qualità. Arrivò ad affermare che lui da solo valeva più di tutta la marina bizantina messa insieme.

L'assedio durò per un mese e mezzo. Sabato 26 maggio 1453, il sultano ordinò la sospensione dell'attacco per tre giorni al fine di preparare l'assalto finale.
I bizantini, saputa la notizia, furono presi dalla disperazione e la sera del lunedì 28 maggio fecero celebrare dal cardinale Isidoro l'ultima messa a Santa Sofia. Alla celebrazione partecipò tutta la cittadinanza di Costantinopoli.

Giovanni - ricordano i suoi biografi - sedeva vicino a Costantino. Quando Isidoro finì il suo sermone Costantino si alzò in piedi e si diresse lentamente verso l'altare per tenere un breve discorso. Cercando di rincuorare il suo popolo, disse che con l'aiuto di Dio e della Santa Vergine Costantinopoli avrebbe potuto salvarsi dall'attacco ottomano; poi proseguì ringraziando tutta la popolazione, il clero e infine i Latini che erano venuti ad aiutare Costantinopoli. Un particolare ringraziamento lo rivolse a Giovanni Longo Giustiniani, dicendo che non avrebbe mai pensato che un genovese si sarebbe mai battuto con tanto coraggio e lealtà verso Costantinopoli.

Costantino riuscì per un giorno a riunire le due chiese, cattolica e ortodossa, raccolte nella stessa chiesa e con la stessa disposizione d'animo.

La fine dell'impero[modifica | modifica sorgente]

Jean Chartier, L'assedio di Costantinopoli, 1470 circa.

Dopo la messa, Giovanni Giustiniani Longo si diresse verso la porta di San Romano, quella che il giorno dopo avrebbe dovuto difendere, e siccome la porta stessa e le sue vicine mura erano piene di brecce, ordinò ai suoi uomini di ripararle. Le mura furono riparate e rinforzate in breve tempo con l'ausilio di legna, cocci di mattoni, arbusti paglia e ogni cosa che potesse risultare utile alla bisogna. Fece anche costruire un fossato che corresse dietro le mura in modo tale da potersi trincerare insieme ai suoi uomini.

Alle prime ore di martedì 29 maggio 1453 ci fu l'ultimo attacco ottomano: la battaglia durò circa sei ore; Giovanni e suoi pochi soldati superstiti erano alla difesa della porta di San Romano; i soldati ottomani non riuscivano a penetrare, continuamente respinti. Giovanni e i suoi uomini difesero Costantinopoli con ferocia e coraggio.
Durante la battaglia si verificò un alterco tra lo stesso Giovanni e il Megas Doux delle mura, Luca Notara, per il fatto che quest'ultimo non riusciva a procurare la promessa polvere da sparo per l'uso dei cannoni; Giovanni estrasse il coltello e lo puntò minacciosamente verso Luca Notara accusandolo di essere un traditore.

La battaglia intanto proseguiva, con la strenua difesa dei soldati di Giustiniani Longo, ai quali si erano aggiunti tutti i latini ormai fedeli a lui. Ma quando i giannizzeri - reparto d'èlite degli ottomani - arrivarono, Giovanni fu ferito mortalmente e dove anche morì, se anche non è stato mai confermato la sua morte nella guerra. Ma secondo la leggenda i suoi uomini superstiti abbandonarono le posizioni caricando il ferito su una barella per trasportarlo al luogo in cui erano attraccate le navi. La popolazione e gli altri soldati, vedendo passare quella sorta di corteo, si addolorarono rassegnandosi alla sconfitta.

Costantino, vedendo che ormai non vi era più nulla da fare, si tolse le insegne imperiali e con le sue poche guardie sopravvissute rimase a difendere la città: nessuno di quegli uomini avrebbe avuta salva la vita.

Giovanni e suoi uomini riuscirono ad imbarcarsi sulla loro nave genovese e si diressero verso Chio, la nave genovese arrivò a destinazione nei primi giorni di giugno, dove però il condottiero genovese morì appena giunto per le ferite riportate nella difesa di Costantinopoli.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.

Sulla caduta di Costantinopoli, con molti riferimenti al ruolo avuto da Giovanni Giustiniani Longo, si veda:

  • Roger Crowley. 1453. La caduta di Costantinopoli. Milano, Mondadori, 2008
  • John Julius Norwich. Bisanzio. Milano, Mondadori, 2000.
  • Georg Ostrogorsky. Storia dell'Impero bizantino. Torino, Einaudi, 1968.
  • R. J. Lilie. Bisanzio la seconda Roma. Roma, Newton & Compton, 2005.
  • Alain Ducellier e Michel Kaplan. Bisanzio. Milano, San Paolo, 2002.
  • Giorgio Ravegnani. Bisanzio e Venezia. Bologna, il Mulino, 2006.
  • Giorgio Ravegnani. La storia di Bisanzio. Roma, Jouvence, 2004.
  • Agostino Pertusi (a cura di). La caduta di Costantinopoli. Le testimonianze dei contemporanei. Milano, Mondadori (Fondazione Valla), 1976. LiberOnWeb - Home Page
  • Agostino Pertusi (a cura di). La caduta di Costantinopoli. L'eco nel mondo. Milano, Mondadori (Fondazione Valla), 1976.
  • Andrea Frediani Costantinopoli 1453 1999.
  • Steven Runciman La caduta di Costantinopoli Feltrinelli 1968 e Piemme 2001.
  • Ducas, Historia turco-bizantina 1341-1462, a cura di Michele Puglia, 2008, il Cerchio, Rimini, ISBN 88-8474-164-5

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]