Giovanni Battista Guadagnini

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Giovanni Battista Guadagnini (Bilegno di Borgonovo Val Tidone, 23 giugno 1711Torino, 18 settembre 1786) è stato un liutaio italiano, uno dei più grandi nella storia.

Dei suoi violini si parlò spesso come degli "Stradivari dei poveri", alludendo al lavoro di Antonio Stradivari, considerato generalmente come il più grande maestro liutaio di tutti i tempi. Guadagnini ha fatto violini (così come viole, violoncelli e probabilmente altri strumenti ad arco) dal 1729 circa, fino alla morte, anche se i suoi primi strumenti databili risalgono al 1742-1743.

Vita[modifica | modifica sorgente]

La sua attività si suddivide in quattro periodi principali che corrispondono alle quattro città italiane in cui ha vissuto e lavorato: Piacenza (1716-1749), Milano (1749-1758), Parma (1758-1771), e Torino. Se a Piacenza il suo apprendistato e i suoi primi strumenti dovettero accontentare una piccola clientela, il trasferimento a Milano lo mise a contatto con altri liutai, senza che la competizione nuocesse al lavoro, e trovò sollievo dopo periodi difficili seguiti alle conseguenze delle guerre di successione austro-spagnole (assedio di Piacenza, morte delle prime due mogli).

Grazie all'amicizia con i fratelli Paolo e Carlo Ferrari, rispettivamente violinista e violoncellista di prestigio (specie Carlo), sfruttò la possibilità di trasferirsi a Parma, dove il nuovo regime illuminato instaurato dal duca Filippo di Borbone e dal suo ministro Guillaume du Tillot creò uno spazio di mercato appetibilissimo per Giovanni Battista e significò protezione commerciale sul suo lavoro. Inoltre, la presenza di un'orchestra di corte e di una buona attività musicale creava condizioni di lavoro ottimali per il liutaio, nonostante l'ampliarsi continuo della sua famiglia. Solo dopo il lento declino di Du Tillot, seguito alla morte del duca Don Filippo e all'episodio della cacciata dei Gesuiti da Parma, Guadagnini vaglia la possibilità di trasferirsi altrove, individuando in Torino una piazza interessante.

Qui entra alle dipendenze del conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, appassionato di strumenti e grande mecenate e commerciante, che sfrutterà il lavoro di Guadagnini sia come produttore di strumenti originali, sia come mediatore per l'acquisto di strumenti storici importanti (specie dalla dismessa bottega del defunto Antonio Stradivari a Cremona), sia infine come esperto e restauratore. La collaborazione con Cozio si scioglierà intorno al 1777, quando Guadagnini scioglierà la collaborazione continuativa con il conte, lavorando poi per lui solo occasionalmente.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Caratteristica di Guadagnini fu quella di vantare da un certo punto in poi (intorno a metà secolo) la propria nascita come cremonese: questo gli permise a lungo di imporsi come ultimo erede della mitica scuola della città di Stradivari e forse di vantare un discepolato stradivariano che non è mai esistito, ma indubbiamente proficuo per la propria immagine e per i propri affari. I suoi strumenti sono comunque una delle vette più alte della liuteria italiana post-stradivariana, di ottima fattura in tutte le componenti ed eccellente qualità sonora e di proporzione formale.

Gli strumenti dell'ultimo periodo sono generalmente considerati i migliori e hanno raggiunto quotazioni di vendita di un milione di dollari.

Il figlio Giuseppe e altri membri della famiglia di Guadagnini continuarono a costruire violini per parecchie generazioni. Di questi, Lorenzo è considerato il migliore dopo Giovanni Battista, seguito da Giuseppe.

Musicisti possessori di strumenti creati da Guadagnini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Duane Rosengard, Giovanni Battista Guadagnini, Philadelphia-Milano, 2001

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