Giasone e gli Argonauti

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Giasone e gli Argonauti
Pelias Sending Forth Jason - Project Gutenberg eText 14994.png
Giasone e Pelia
Titolo originale Jason and the Argonauts
Paese USA
Anno 2000
Formato miniserie TV
Genere avventura, fantasy, mitologia
Durata 172 min
Lingua originale inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 1,33 : 1
Colore colore
Audio Dolby
Crediti
Regia Nick Willing
Soggetto Matthew Faulk, Mark Skeet (dalle Argonautiche di Apollonio Rodio)
Sceneggiatura Matthew Faulk, Mark Skeet
Interpreti e personaggi
Prima visione
Prima TV USA
Data
Rete televisiva NBC

Giasone e gli argonauti (Jason and the Argonauts) è una miniserie televisiva del 2000 in due puntate per la regia di Nick Willing. È una pellicola di genere fantastico-mitologico.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il piccolo Giasone sfugge per un soffio al massacro che costa la vita al padre Esone, re di Iolco, per mano del crudele zio Pelia.

Divenuto adulto, torna in patria deciso a far valere i suoi diritti di erede al trono, ma Pelia lo condanna immediatamente a morte, e, per salvarsi, Giasone promette di portargli il leggendario Vello d'oro. Inizia così l'avventura di Giasone.

Le Argonautiche[modifica | modifica sorgente]

"Giasone e Medea".
Dipinto (olio su tela) di Gustave Moreau (1865).
Conservato al Musée d'Orsay di Parigi.

Il giovane Giasone, nipote del re attuale suo zio, giunge a corte a pretendere di ricevere lui stesso il governo della città, essendo Pelia un usurpatore. Sebbene Giasone fosse protetto dalla dea Atena, che egli onorò sorreggendola, in sembianze di vecchia, nella traversata di un fiume, doveva abbassarsi al volere dello zio. Purtroppo questi, per ingannare il nipote, pretendeva di ottenere il Vello d'oro, reliquia sacra di un montone volante appartenuto alla dea Artemide e poi sacrificato nella Colchide dal dio Ares. Così Giasone incontra Eracle e altri volontari tutti giovani e forzuti per la partenza. Tra questi vi sono Laerte, padre di Ulisse, Menezio, padre di Patroclo, Peleo, genitore di Achille, i Diòscuri Castore e Polluce, fratelli di Elena e molti altri. Tutti gli eroi, assieme alla guerriera Atalanta, s'imbarcano sulla nave colossale "Argo" per guadagnare il vello. Inizialmente la nave, a causa della scarsità di provviste, si ferma nell'isola di Lemno, terra abitata dalle guerriere Amazzoni. Infatti le donne delle città, per una punizione di Afrodite, puzzavano ed emettevano un odore acre e insopportabile, tanto che i mariti le rinchiusero in un recinto per fare l'amore con le fanciulle delle isole confinanti. Queste si ribellarono e uccisero tutti i mariti e le concubine, assumendo il nome di "Amazzoni". Gli Argonauti giungono nella terra straniera e chiedono alla regina Ipsipile di accoglierli per qualche giorno. Ma la donna ha un'idea e propone alle altre mogli-guerriere di fare l'amore il più possibile con ciascuno dei soldati affinché la loro generazione potesse continuare. Così i valorosi Argonauti rimangono per settimane nell'isola di Lemno divertendosi e banchettando, finché Eracle e Atalanta non strappano ciascun giovane dal letto adorato. Così gli Argonauti proseguono il loro inesauribile viaggio verso la lontana Colchide, ma prima i rematori organizzano una gara per arrivare prima alla meta. Ognuno deve remare più velocemente dell'altro fino allo sfinimento; tutti i guerrieri si stancano o svengono, finché solo Eracle rimane in piedi. Gli Argonauti fanno una seconda sosta e questa volta Eracle perderà per sempre i contatti con i suoi compagni.

Medea mescola le sue pozioni, dipinto di Anthony Frederick Augustus Sandys

Infatti il suo giovane amante Ila, durante la sosta su un'isola, viene inghiottito da una pozza d'acqua incantata ed Eracle è in preda al dolore. Giasone allora, dato che non c'è più tempo, lascia l'eroe lì e prosegue il suo viaggio. Giunto in una nuova isola dove si scontrano con il rozzo e attaccabrighe Amico. Il combattente Polluce lo atterrerà durante un combattimento perché Giasone e i compagni, tenuti in ostaggio, possano proseguire il viaggio. Di seguito gli Argonauti conoscono l'indovino cieco Fineo, il quale, punito dagli Dei per la precisione esorbitante dei suoi responsi, è costretto ad essere tormentato dalle Arpie che gli divorano il cibo. Gli Argonauti liberano l'indovino dal calvario e questi, disobbedendo alla punizione degli Immortali, precisa ogni cosa di quel che sarebbe successo a Giasone e i compagni durante il viaggio. Così finalmente i soldati giungono sani e salvi nella Colchide, alla corte del re Eete. Giasone e i compagni vengono ricevuti a corte e l'eroe s'innamora della bella maga Medea la quale anch'essa s'innamora aiutandolo nel prendere il vello, facendo addormentare il custode: un potente drago sputafuoco. Alla fine Giasone, tradendo la fiducia del re, fugge via con Medea, il vello e il fratello minore di questa che poi verrà ucciso per rallentare le barche del sovrano.
In Grecia Giasone diventa finalmente re non prima della morte violenta dello zio Pelia, sempre a opera di Medea. Con un astuto trucco la ragazza si traveste da vecchia e propone a Pelia di ringiovanirlo, immergendolo in un calderone di acqua bollente. Il re non ci crede, ma dopo un altro abile tranello di Medea che consiste nell'immersione di un vecchio capro per poi tirare fuori dalla pentola un agnellino, le figlie del re accettano la proposta e con la forza gettano Pelia nel calderone, uccidendolo. Così Giasone assume il comando, ma dopo un po' deve prendere accordi con un popolo nemico, sposando la figlia del monarca. Medea monta su tutte le furie, giacché era felice con suo marito, dandogli alla luce anche due bei figli, ma Giasone è irremovibile e compie il sacro rito. Medea vendicandosi regala una tunica avvelenata alla nuova consorte che muore tra mille dolori e fa squartare con l'inganno il monarca nemico, per poi uccidere i suoi due adorati figli.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]