Galathea strigosa

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Galathea strigosa
Galathea strigosa 02 by Line1.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Arthropoda
Subphylum Crustacea
Classe Malacostraca
Sottoclasse Eumalacostraca
Superordine Eucarida
Ordine Decapoda
Infraordine Brachyura
Superfamiglia Galatheoidea
Famiglia Galatheidae
Genere Galathea
Specie G. strigosa
Nomenclatura binomiale
Galathea strigosa
(Linnaeus, 1761)
Galathea strigosa

Galathea strigosa (Linnaeus, 1761) è un crostaceo decapode appartenente alla famiglia Galatheidae[1].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Ha un areale che, come quello di G. squamifera, è molto ampio, e comprende il Mar Mediterraneo, parte dell'oceano Atlantico, del Mar Rosso e del Mare del Nord. Si trova in particolare sulle coste di Grecia, Norvegia, Irlanda, Spagna, Regno unito[1]. È una specie che si trova sia nelle zone ricche di anfratti rocciosi, abbastanza vicini alla superficie, dove si nasconde di notte, sia nei fondali sabbiosi piuttosto in profondità, a volte misti a fango[2]. Di solito si trova non sopra i 50 m di profondità[3].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una specie facilmente riconoscibile[4] grazie alla colorazione rossa-arancione a strisce azzurre o violette del cefalotorace, che raggiunge al massimo i 5,5 cm[3]. Esso è privo di peluria, spesso invece presente sulle zampe e sulle chele, che arrivano a 13 cm[4]. Il suo addome, come quello di molte delle specie appartenenti all'ordine Galatheoidea, è ripiegato al di sotto del resto del corpo, come quello dei gamberi. Ciò permette al granchio di compiere scatti nell'acqua per scappare velocemente.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

È una specie onnivora[1].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

È ovipara. Il periodo riproduttivo in genere è tra novembre e maggio, ma varia a seconda della regione in cui vive[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Galathea strigosa in WoRMS 2014 (World Register of Marine Species).
  2. ^ a b Rupert Riedl, op. cit., p. 451
  3. ^ a b W. Luther, K. Fiedler, op. cit., p. 116
  4. ^ a b W. Luther, K. Fiedler, op. cit., p. 162

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rupert Riedl, Fauna e flora del Mediterraneo, Franco Muzzio editore, 1983.
  • Wolfgang Luther, Kurt Fiedler, Guida alla fauna marina costiera del Mediterraneo, Milano, Edizioni Labor.

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