Frangia d'Aragona

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Frangia d'Aragona
Stati Spagna Spagna
Regioni Aragona Aragona
Superficie circa 5 000 km²
Abitanti circa 50 000 (2006)
Densità circa 10 ab./km²
Lingue catalano

La Frangia d’Aragona (Franja de Aragón in spagnolo, Franja d'Aragó o Franja de Ponent in catalano, Francha d'Aragón o Francha de Lebán in aragonese) è un territorio comprendente le zone dell'Aragona orientale al confine con la Catalogna dove la lingua maggiormente diffusa è il catalano nella sua varietà occidentale (o dialetti da esso derivati).

Denominazioni incerte[modifica | modifica sorgente]

Fino agli anni settanta del novecento, si preferivano, per indicare l'ambito territoriale della Frangia d'Aragona, i seguenti termini: Marcas de Aragón (in catalano Marques d'Aragó', in italiano Marche d'Aragona), Raya de Aragón (in catalano Ratlla d'Aragó, in italiano Frontiera d'Aragona), Cataluña Aragonesa (in catalano Catalunya Aragonesa, in italiano Catalogna Aragonese), oltre a svariati altri. Nella seconda metà degli anni settanta, subito dopo la caduta del franchismo, si iniziò per la prima volta ad utilizzare il termine di Franja de Ponent (in italiano Frangia di Ponente), con evidenti connotazioni nazionaliste di parte catalana, mentre nelle zone di lingua aragonese Francha de Lebán (in italiano Frangia di Levante) in chiara contrapposizione al "Ponent" catalano.

L'Aragona suddivisa per zone linguistiche. In viola il territorio costituente la Frangia d'Aragona

Negli ambienti governativi d'Aragona e di Spagna ebbe invece un immediato successo la denominazione di Franja de Aragón (in italiano Frangia d'Aragona). Nel 1985, il prestigioso Institut d'Estudis Catalans, venendo incontro alle richieste aragonesi, adottò definitivamente il termine di Franja d'Aragó (Frangia d'Aragona), non accettato però da molti catalani che continuarono, e continuano tuttora, ad usare la vecchia denominazione di Franja de Ponent. Spesso, sia in Catalogna che in Aragona, soprattutto in occasioni di visite ufficiali e di scambi culturali interregionali, si preferisce utilizzare il termine di Franja (in italiano Frangia), senza farlo seguire da alcun aggettivo qualificativo onde evitare malintesi di sorta.

Limiti territoriali e popolazione[modifica | modifica sorgente]

Va subito detto che la Frangia d'Aragona non costituisce ancora un territorio dotato di un'autonomia interna. Fra le cause che hanno ritardato e probabilmente continueranno a ritardare il raggiungimento di tale obiettivo c'è anche l'incerta definizione dei suoi limiti territoriali. Secondo i compilatori di un Anteprogetto di legge sulle lingue d'Aragona (Anteproyecto de Ley de lenguas de Aragón)[1], non ancora approvato, la superficie totale dei territori catalanoparlanti sarebbe di 4.442,80 km². e 47.236 abitanti ripartiti in 62 comuni. Secondo la Gran Enciclopedia Aragonesa la Frangia è invece integrata dalle seguenti sub-regioni (comarcas), per un totale di 5.370 km² e una popolazione di circa 70.000 abitanti:

Le istituzioni linguistiche e culturali catalane non sono però d'accordo con le cifre fornite dalla Gran Enciclopedia Aragonesa, che comprenderebbero zone di lingua castigliana o aragonese. Mentre però l'Institut d'Estudis Catalans preferisce eliminare dal computo alcuni comuni mistilingui o in cui si parla un catalano "di transizione" (Isábena, Lascuarre, Torre la Ribera, ecc.), il GREC (Grupo Enciclopedia Catalana) li include, e con essi anche altri (Benasque, Castejón de Sos, Bisaurri ecc.), scartando in pari tempo solo quelli chiaramente ritenuti castigliano-parlanti. In tal modo si verrebbe a dare un'accezione esclusivamente etnico-linguistica al nome di tale territorio e non prevalentemente, se non esclusivamente, geografica, come voluto dall'istituto enciclopedico aragonese summenzionato e anche da molti aragonesi. Secondo l'Institut d'Estudis Catalans la superficie totale della Frangia d'Aragona sarebbe pari a 4.137,20 km² e 45.984 abitanti (rilevamenti non censuali del 2006), mentre secondo il GREC i km² sono 5.008,0 e gli abitanti 51.294 (tali dati sono basati anch'essi sui rilevamenti del 2006). Entrambe le cifre sono ovviamente inferiori a quelle proposte dall'importante istituzione aragonese soprattutto per ciò che riguarda il numero di abitanti della sub-regione (che ricordiamo, è di 70.000 circa per la Gran Enciclopedia Aragonesa).

I territori che, secondo entrambi gli istituti catalani suindicati, entrerebbero a formar parte della Frangia, presenterebbero in ogni caso una forte unità etnico-linguistica (con una percentuale di catalano-parlanti dell'ordine del 90% circa sulla popolazione totale[2]).

Chiesa parrocchiale di Sant Pere, a Fraga. La città è il centro più popoloso della Frangia d'Aragona

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

I territori facenti oggi parte della Frangia d'Aragona furono abitati da popolazioni di lingua e cultura iberiche che, a partire dal II secolo a.C., subirono un intenso processo di romanizzazione che si protrasse fino alla caduta dell'Impero romano d'Occidente. Alla dominazione visigota (V-VII secolo) seguì quella araba (inizio dell'VIII secolo). La regione fu liberata dal giogo musulmano fra il IX (zona pirenaica) e il XII secolo (contrade limitrofi all'attuale Comunità Valenziana). Integrata nella Corona d'Aragona, di cui seguì le sorti, fu ripopolata in massima parte da coloni catalani, la cui lingua si è conservata fino ai giorni nostri.

Il catalano della Frangia d'Aragona[modifica | modifica sorgente]

Nella Frangia si parlano vari dialetti catalani tutti appartenenti al catalano occidentale e pertanto strettamente imparentati fra di loro (fra questi i principali sono il ribagorzà il fragatí, il tamarità e il maellà). Caratteristica di tali dialetti è l'avere adottato nel proprio lessico un certo numero di termini castigliani. Per quanto riguarda il ribagorzà si avverte l'influsso, oltre che del castigliano, anche dell'aragonese. Ad Aiguaviva il dialetto utilizzato è un catalano con caratteristiche arcaizzanti e vicino, secondo alcuni linguisti, alle parlate di transizione del valenciano (anch'esso appartenente alla grande famiglia catalano-occidentale)[3].

Va segnalato infine, il punto di vista di alcuni nazionalisti aragonesi, che considerano il catalano della Frangia una lingua a sé stante, imparentata con la fabla e che essi hanno ribattezzato Aragonese d'Oriente. Tali teorie, prive di fondamento e non avvalorate dalla dottrina, hanno tuttavia fatto presa su alcune frange popolari, contribuendo a bloccare il processo di normalizzazione linguistica avviato con l'Anteprogetto di legge sulle lingue d'Aragona, precedentemente citato.

Tutele presenti e future[modifica | modifica sorgente]

Va subito segnalato che il cammino da compiere una effettiva normalizzazione linguistica è ancora lungo. Purtuttavia i 62 comuni considerati catalano-parlanti dalle autorità aragonesi sono attualmente oggetto di una limitata tutela linguistica che trova attuazione nel riconoscimento del catalano come lingua d'uso, insieme al castigliano, in due importanti ambiti, quello dell'istruzione e, in parte, quello della pubblica amministrazione.

Con l'Anteprogetto della legge sulle lingue d'Aragona, redatto fra il 2000 e il 2001, ma successivamente arenatosi e mai convertito in legge, la Comunità autonoma d'Aragona, avrebbe dovuto conferire al catalano e all'aragonese la stessa dignità, nei rispettivi ambiti territoriali di diffusione, del castigliano, assicurando in tal modo una situazione di perfetto bilinguismo (catalano-castigliano) anche alla Frangia d'Aragona. Si ricorda a questo proposito, che sia la lingua catalana che quella aragonese sono state riconosciute come parte integrante del patrimonio linguistico regionale e pertanto non solo dovrebbero essere oggetto di particolare tutela, ma anche di misure tese al proprio sviluppo e diffusione.

I ritardi nell'approvazione di una normativa linguistica di ampio respiro da parte del Parlamento aragonese sono in parte dovuti a ragioni oggettive (non ultima la mancanza di accordo su una esatta delimitazione territoriale della sub-regione) e in parte legate alle idiosincrasie di parte del popolo aragonese, piuttosto refrattario nell'assicurare alla lingua catalana, ancor più che a quella aragonese, uno status paragonabile a quello del castigliano, seppur all'interno di un ambito territoriale circoscritto. A questo proposito va anche segnalato che alcuni eccessi verbali delle organizzazioni pancatalaniste e nazionaliste più radicali del Principat hanno talvolta inasprito gli animi e rafforzato le posizioni altrettanto estreme dei nazionalisti aragonesi che si sono fatti promotori di proteste popolari e raccolte di firme, condizionando l'azione della coalizione socialista-aragonesista (PSOE-PAR) allora al potere, e determinando un congelamento del progetto legislativo, promosso, è bene ricordarlo, dallo stesso governo.

Negli ultimi anni le ottime relazioni esistenti fra i governi delle due Comunità autonome, unitamente ai legami economici, storici, culturali e anche di sangue esistenti fra il popolo aragonese e quello catalano, mai venuti meno, inducono a sperare che presto l'anteprogetto in questione, possa finalmente essere ripreso e convertito in legge, onde assicurare alla Frangia d'Aragona una normalizzazione linguistica soddisfacente.

Cartello della fine del comune di Bisaurri (Bissaürri) nella Frangia d'Aragona con il graffito EN CATALÀ

Lista dei comuni[modifica | modifica sorgente]

Provincia di Huesca[modifica | modifica sorgente]

Albelda, Alcampell, Altorricón, Arén, Azanuy-Alins, Baélls, Baldellou, Benabarre, Bonansa, Camporrélls, Castigaleu, Castillonroy, Estopiñán del Castillo, Fraga, Isábena, Lascuarre, Laspaúles, Monesma y Cajigar, Montanuy, Peralta de Calasanz, Puente de Montañana, San Esteban de Litera, Sopeira, Tamarite de Litera, Tolva, Torre la Ribera, Torrente de Cinca, Velilla de Cinca, Vencillón, Veracruz, Viacamp y Litera e Zaidín.

Provincia di Teruel[modifica | modifica sorgente]

Aguaviva, Aréns de Lledó, Beceite, Belmonte de San José, Calaceite, La Cañada de Verich, La Cerollera, La Codoñera, Cretas, Fórnoles, La Fresneda, Fuentespalda, La Ginebrosa, Lledó, Mazaleón, Monroyo, Peñarroya de Tastavins, La Portellada, Ráfales, Torre de Arcas, Torre del Compte, Torrevelilla, Valderrobres, Valdeltormo e Valjunquera.

Provincia di Saragozza[modifica | modifica sorgente]

Fabara, Fayón, Maella, Mequinenza e Nonaspe.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • I nazionalisti e regionalisti aragonesi più radicali, unitamente ad alcune Istituzioni culturali dello stesso segno (e in primo luogo la FACAO, Federación de Asociaciones Culturales de Aragón Oriental), osteggiarono a lungo l'Anteproyecto de Ley de lenguas de Aragón più volte citato, perché non desideravano che il catalano parlato nella Frangia d'Aragona fosse designato con tale nome. Cercarono pertanto di imporre alcuni termini sostitutivi di origine "autoctona", fra cui quello di aragonés de Oriente (o aragonés oriental) cioè aragonese d'Oriente (o aragonese orientale). Spesso viene anche utilizzato, a livello popolare, il termine chapurreado (o chapurreau), percepito da molti catalanoparlanti come dispregiativo.
  • La crisi demografica che colpisce tante piccole realtà umane in Spagna e nel resto d'Europa, non ha risparmiato la Frangia d'Aragona, costituita in gran parte da centri abitati di dimensioni molto ridotte e legati per lo più a un settore in crisi, quello agricolo. Per evitare lo spopolamento, uno dei comuni della Frangia, quello di Aiguaviva, ha incentivato l'arrivo di molti immigrati, soprattutto latinoamericani e rumeni, mettendo loro a disposizione case restate disabitate e terre da coltivare. I rumeni si sono saputi integrare meglio degli Hispano-americani al contesto economico e sociale locale. Da questa singolare esperienza è nato anche un film-documentario diretto dalla regista catalana Ariadna Pujol e coprodotto dalla televisione di stato spagnola e da quella autonomica di Catalogna[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Anteprogetto della legge sulle lingue d'Aragona (ES)
  2. ^ Studio realizzato nel 2003 sulla catalanofonia nella Frangia d'Aragona (PDF) (CA) [1]
  3. ^ Sulle particolarità del catalano parlato in Aragona: Artur Quintana, Gramatica de llengua catalana, Zaragoza, Ed. Diputación General de Aragón, 1984 ISBN 84-505-0607-7. Il testo, edito dal Governo Autonomo d'Aragona, è rivolto in particolare agli abitanti catalanofoni della Frangia
  4. ^ (ES) Dal quotidiano argentino La Nacion

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antolochía Lliteraria en Aragonés (Oriental) (SS. XII-XXI): Escríts actuáls de la chen de la Llitera. Huesca: Asociació Cultural Lliterana Lo Timó, 2005. 182 p.
  • Castro Ariño, Héctor. Situaciò Sociolingüística en L´Aragó Oriental. En Cresol: Revista de lliteratura en llengua valenciana, ISSN 1135-9811, Nº 10, 1999 , pags. 13-26.
  • Labara Ballester, Valeriano. Isidro Comas, Almogávar. Zaragoza: Rolde de Estudios Aragoneses, 2009.
  • Enric Julià Danés, Gaspar Torrente: Entre Catalunya i Aragó, Barcelona, Xarxa Cultural, 1988 ISBN 84-86487-167-5
  • Guillermo Fatas Aragón Oriental, La Vanguardia del 7 ottobre 1995
  • Marc Lepréte Alemany, La Franja d'Aragó: La Situació sociolingüistica dels territoris de llengua catalalana Barcelona, Revista técnica de normalització lingüistica, 1995
  • Artur Quintana, Gramatica de llengua catalana, Zaragoza, Ed. Diputación general de Aragón, 1984 ISBN 84-505-0607-7
  • Joan Tort i Donada, Viatge a la frontera de Ponent: itinerarigeogràfic i literari per la Noguera Ribagorçana, LLeida, Pagès Ed. (Col.lecció Guimet), 1998 ISBN 84-7935-493-3

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