Fortunato da Trieste
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Fortunato (Trieste, ? – 826) è stato un vescovo e patriarca italiano, Patriarca di Grado dall'803 all'820.
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[modifica] Vita
Originario della città Trieste e dunque di un territorio allora appartenente all'Impero franco, Fortunato era nipote del patriarca di Grado, Giovanni IV. Nel 777 divenne vescovo di Treviso, trasferendosi in quella città.
Nell'802, però, lo zio e patriarca Giovanni venne ucciso a Grado dal Doge di Venezia Giovanni Galbaio, per aver osato ribellarsi all'autorità ducale. La colpa più grande del vecchio patriarca era infatti stata quella di essersi apertamente schierato col partito filo-franco in un epoca in cui nel Ducato di Venezia si combatteva un aspro scontro politico tra quanti intendevano mantenere la tradizionale fedeltà a Bisanzio e chi invece aspirava a legarsi al nuovo impero di Carlo Magno.
[modifica] Il patriarcato
Alla morte dello zio, Fortunato venne quindi scelto per succedergli, insediandosi nell'803 sulla cattedra patriarcale. Schieratosi da subito anch'egli con la fazione filo-franca, ottenne in cambio il pronto riconoscimento da parte dell'imperatore Carlo e l'invio del pallio da papa Leone III. Vedendo così riconosciuta la propria autorità e al contempo desideroso di vendicare lo zio e di far prevalere la propria fazione politica, Fortunato iniziò da subito a tramare per rovesciare il doge Giovanni ed il figlio e co-dux Maurizio.
Scoperta la congiura, Fortunato fu costretto a cercare riparo a Treviso, in territorio imperiale. Con lui erano anche gli altri capi del complotto, tra i quali spiccava Obelerio Antenoreo, tribuno di Metamauco. Sfuggito in tal modo alla reazione del doge, il patriarca raggiunse quindi Salz, per incontrare di persona Carlo Magno e porsi sotto la sua protezione, istigandolo ad intervenire sulla Venezia. L'anno successivo (l'804), comunque, il regno di Giovanni e Maurizio venne rovesciato da una rivolta, a seguito della quale venne eletto doge proprio l'alleato politico di Fortunato, Obelerio Antenoreo.
A quell'epoca il patriarca continuava a trovarsi alla corte di Carlo Magno e vi si tratteneva ancora quando vi giunsero i deposti Giovanni e Maurizio, venuti anch'essi per chiedere la protezione e il sostegno dell'imperatore. Se la loro speranza era quella di trovare nel sovrano dei Franchi un possibile alleato, la presenza di Fortunato nel seguito del sovrano troncò di netto i loro piani.
Nonostante nella Venezia il nuovo doge Obelerio sostenesse il patriarca, l'ancora forte influenza del partito filo-bizantino non gli consentiva di richiamare Fortunato dall'esilio. Dell'assenza del presule approfittarono così il tribuno e i nobili della potente città di Eraclea, ex-capitale ducale e roccaforte dei filo-bizantini, che ocuparono le terre appartenenti alla giurisdizione patriarcale di Grado, provocando di rimando la reazione della città rivale di Equilio. La guerra intestina che ne seguì, cui mise termine l'intervento ducale, si concluse con la perdita per il patriarca della potestà secolare sulle terre gradensi, che passarono sotto il diretto controllo del doge, il quale prese ad inviarvi propri gastaldi.
Fortunato, intanto, giunse ai confini del territorio veneziano, stabilendosi nel borgo di Campalto, ai margini della laguna, nella speranza di poter rientrare dall'esilio. Con lui era un'altro esule filo-franco, Cristoforo Damiata, vescovo di Olivolo. Vedendo però che la chiamata di Obelerio tardava ad arrivare, Fortunato decise di recarsi in Istria, terra di cui era metropolita e dove poteva contare nel sostegno dei feudatari di Carlo Magno. Qui Fortunato si dedicò, oltre che alla cura delle anime, all'accumulo di ricchezze, investendo in particolare nei commerci marittimi, grazie all'esenzione doganale concessa da Carlo Magno alle quattro navi di sua proprietà[1]. Ottenne dall'imperatore la cattedra vescovile di Pola, allora vacante. Questa doppia condizione di patriarca di Grado e vescovo di Pola, suscitò però le rimostranze del papa, Leone III, che si risolte a riconoscere il titolo vescovile a patto che Fortunato vi rinunciasse poi nel momento in cui fosse rientrato in possesso della propria sede. A Risano venne tuttavia chiamato a rispondere dei sopprusi ecclesiastici in un pubblico placito, nel quale si spinse però a propugnò i diritti della provincia istriana, sottomessa e umiliata alle gravezze del nuovo regime feudale. Al contempo propugnò presso l'imperatore la necessità di cacciare gli Slavi da quelle terre, richiesta in parte accolta.
Le lotte intestine tra Eraclea ed Equilio avevano comunque dato modo al partito filo-franco di prendere il sopravvento, consentendo al doge Obelerio di richiamare finalmente Fortunato a riprendere il suo posto a Grado. Tra i primi atti di Fortunato vi fu quello di ristabilire anche Cristoforo Damiata nella diocesi di Olivolo. La situazione favorevole non durò però a lungo. L'arrivo nella Venezia di una flotta bizantina nell'806 e l'obbligata sottomissione del doge Obelerio all'imperatore bizantino costrinsero infatti Fortunato a riprendere la via dell'esilio.
Tre anni più tardi furono però i Franchi, guidati dal figlio di Carlo Pipino, re d'Italia, a portare la guerra nella Venezia. Nonostante la sconfitta franca e la deposizione del doge Obelerio, nell'810 Fortunato poté rientrare a Grado. Qui si diede ad un'intensissima attività edilizia, restaurando la città a le chiese gravemente spogliate dai precedenti conflitti.
Nell'815 intercesse presso Ludovico il Pio per rinnovare agli Istriani il diritto di eleggersi i vescovi e i magistrati, rafforzando il potere della Chiesa locale.
Coinvolto in nuove congiure contro il doge Angelo Partecipazio, nell'820 venne deposto e definitivamente esiliato. Al suo posto venne eletto l'abate dell'isola di San Servolo, Giovanni.
Morì nell'826 mentre si recava a Roma.
[modifica] Note
- ^ Dall'Ughelli, Italia sacra, Tomo V.
[modifica] Bibliografia
- Mutinelli, Fabio: Lessico Veneto, tipografia Giambattista Andreola, Venezia, 1852.
- Romanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, Pietro Naratovich tipografo editore, Venezia, 1853.
| Predecessore: | Vescovo di Treviso | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Tiziano | 777-803 | Landolo |
| Predecessore: | Patriarca di Grado | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Giovanni IV | 803-820 | Giovanni V |

