Filippo De Boni

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Filippo De Boni (Caupo, 7 agosto 1816Firenze, 7 novembre 1870) è stato un giornalista, scrittore e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre Giacomo, capomastro muratore e stuccatore, proveniva da una famiglia di artisti locali (suoi zii erano Sebastiano e Giovanni Luigi De Boni), ma comunque di umili condizioni. La madre, Antonia Saccari, era sorella del curato di Rasai, don Giovanni, il quale lo avviò al sacerdozio iscrivendolo al seminario di Feltre.

Uscì da questa istituzione nel 1834, non senza aver dimostrato una certa insofferenza nei confronti dell'insegnamento ecclesiastico. Nonostante ciò, conseguì ottimi risultati scolastici e gli fu concesso, grazie a un sussidio statale, un posto nel seminario di Padova. Vi rimase poco, preferendo intraprendere l'attività di insegnante privato che gli consentiva una maggiore libertà di studi: dapprima lavorò al collegio Benetelli, quindi per la famiglia Viviani; infine si trasferì a Venezia presso i Soranzo. Nel frattempo lo zio era morto e ruppe l'impegno di abbracciare la vita religiosa.

I successi scolastici gli rneritarono un posto di convittore teologo, con sussidio governativo, nel seminario di Padova. Ma volta la mente a più liberi studi, con entusiasmo giovanile per l'Ossian del Cesarotti, già stato allievo e insegnante in quello stesso seminario, per il Iacopo Ortis e anche per l'Hypercalypsis del Foscolo, poco ci rimase: preferì dedicarsi alla vita dell'insegnante privato, allogandosi prima, come prefetto agli studi; nel collegio privato padovano Benetelli, poi presso la famiglia padovana Viviani, indi, passato a Venezia, presso la nobile famiglia Soranzo.

Collaborò con Luigi Carrer nella redazione del giornale veneziano "Il Gondoliere", di cui divenne direttore. Andò poi a Genova, dove era stato chiamato alla presidenza del Circolo Artistico. Per ragioni politiche ne venne espulso e riparò prima in Piemonte (1846), poi a Losanna e quindi a Parigi, dove riprese a stampare le sue Cronache che il Gioberti giudicò eleganti e veridiche.

Nel 1848, quando iniziarono i moti patrottici, tornò in Italia e fu a Milano, Genova, Firenze e Roma, militando nelle file mazziniane. Rappresentò a Berna la Repubblica Romana. Nel 1860 fece ritorno a Genova, dove fece parte della direzione del quotidiano di ispirazione mazziniana L'Unità Italiana.

Dopo l'Unità d'Italia fu eletto deputato dall'VIII alla X Legislatura, assumendo posizioni anticlericali e di sinistra.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Biografia degli artisti, Venezia 1840 (2ª edizione nel 1852)
  • Gli Eccelini e gli Estensi: storia del secolo XIII, Venezia 1841
  • Scipione (1843), romanzo storico
  • Memorie (1843)
  • Così la penso (1846-47), cronache mensili
  • La congiura di Roma e Pio IX (1847)
  • Lo straniero in Lombardia (1848), opuscolo di stampo patriottico
  • Il Papa Pio IX (1849)
  • L'inquisizione e i Calabro-Valdesi (1859)
  • La Chiesa romana e l'Italia (1863)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Binotto, Personaggi illustri della Marca Trevigiana, ed. Fondazione Cassamarca, Treviso 1996.
  • Mario Menghini, «DE BONI, Filippo» la voce nella Enciclopedia Italiana, Volume 12, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
  • Ernesto Sestan, «DE BONI, Filippo» in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 33, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1987.

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